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 2026  luglio 04 Sabato calendario

Rossi e la crisi Rai: «Nessun declino Errore non nominare Agnes presidente»

«Rai c’è». Lo slogan scelto ieri per la presentazione dei palinsesti della tv pubblica suona beffardo all’indomani delle dimissioni che hanno azzerato la moribonda commissione di Vigilanza. Ma attestare l’esistenza in vita dell’azienda, malgrado tutto, è l’esercizio che diligentemente farà l’ad Giampaolo Rossi illustrando i programmi. «La nostra forza sta nel tenere insieme ciò che altrove si separa» dirà a un certo punto, a proposito del bouquet televisivo, provocando qualche sorrisetto.
Interrogati, molti dirigenti riservatamente ammettono che la situazione intorno alla Rai è fuori controllo: ci sarà una nuova commissione di Vigilanza? La riforma della governance si farà? E il consiglio di amministrazione? Di certo qualcosa è cambiato dall’anno scorso e nelle ultime ore. Ad Ancona ci sono i vertici, ma in ordine sparso. Il direttore generale Roberto Sergio, che ha perso il buonumore da quando la sua poltrona sarebbe finita nel mirino della presidente in pectore Simona Agnes, ostenta fisicamente estraneità. Si è fatto mettere in prima fila, accanto alle autorità locali e ai «suoi» dirigenti. Sergio, che qualche sera fa ha disertato il premio Agnes, marca così la distanza dal cda. Rossi quando arriva in teatro e lo vede, fa per sederglisi accanto, convinto che quello sia il suo posto, ma gli viene indicata la prima poltrona dall’altra parte del corridoio. Ed è lì che trotterella intanto il presidente facente funzioni Antonio Marano, che sbircia il suo nome sul velluto rosso, vicino a quello di Agnes e si fionda in mezzo ai consiglieri di opposizione, già appoltronati. Ma il cerimoniale lo fa spostare accanto alla consigliera che parlotta con l’ad: i due non gli rivolgono né un saluto né una parola, così, poco dopo, Marano andrà via.
Partono le domande: la prima fatalmente è sulla Vigilanza e il «declino» della Rai secondo le opposizioni. «Di fronte a un’offerta così straordinaria è un’affermazione in cui non mi ritrovo» risponde l’ad. Che poi assicura che, se la Vigilanza non esiste più, la governance della Rai non presenta «alcun elemento di instabilità: nella storia del cda ci sono state tante volte situazioni anomale, ma l’azienda è nella sua piena attività operativa».
Sulla mancata presidenza di Agnes, Rossi un po’ si tradisce quando dice che «è stato un errore non nominarla presidente», come se la partita, a un anno dalla fine del mandato, fosse chiusa. E infatti si corregge: «Sarebbe stata e sarebbe una straordinaria presidente di garanzia, di gran lunga superiore a tanti del passato». Quanto all’avvicendamento di Roberto Sergio, «non è all’ordine del giorno». Su TeleMeloni: «È un marchio che ci portiamo dietro, una straordinaria operazione di marketing che quando funziona viene riprodotta all’infinito». Alla performance della sua Rai assegna «dieci e lode» e interpreta come un riconoscimento che la concorrenza le strappi i talent. Quando gli chiedono cosa ci sia di memorabile nei palinsesti, esita un secondo più del dovuto. Così alla fine di memorabile restano le parole con cui il coordinatore dei generi, Stefano Coletta, ammette di aver puntato a condurre Chi l’ha visto?: «Desideravo farlo… ma ciascuno deve fare il suo». Almeno qualcuno che sa stare al proprio posto.