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 2026  luglio 04 Sabato calendario

Fubini intervista Sevgil Musayeva

Sevgil Musayeva, 39 anni, da dodici direttrice della Ukrainska Pravda, non è certo molto amata da Volodymyr Zelesky. Il suo giornale è da tempo in prima linea nelle inchieste sulla corruzione a Kiev che toccano anche alcuni collaboratori del presidente. Ma anche lei oggi riconosce che l’Ucraina sta seguendo una strategia di guerra potenzialmente molto efficace.
I bombardamenti sulle raffinerie a Mosca e altrove in Russia servono a far capire a Vladimir Putin che non può vincere e dunque dovrà negoziare?
«Sì. E penso che possa funzionare. Con tutti questi attacchi alle infrastrutture dell’energia in Russia e nella Crimea occupata si può arrivare in qualche modo a un processo negoziale più concreto. Bisogna far sì che il costo della guerra sia molto alto per la Russia, e quindi spingerla a discutere seriamente di come fermare questa guerra. Del resto, è chiaro che tutto il processo negoziale riguarda i confini».
Lei vede un accordo che congela la linea del fronte lungo la quale oggi i due eserciti si fronteggiano?
«Forse è ciò che anche la società ucraina sarebbe disposta ad accettare. Non accetterà la perdita dei territori che oggi non sono occupati dalla Russia. Mosca non è riuscita a prenderli per dodici anni, perché dovremmo cederli senza avere nulla in cambio? In un referendum gli ucraini non lo approverebbero mai, mentre un cessate il fuoco lungo i confini attuali penso sia possibile».
Per quali ragioni?
«L’invasione totale dura da quattro anni, la società è stanca, esausta. Il prezzo della guerra è già alto per la situazione demografica, per l’economia, per il futuro dell’Ucraina. Sempre più persone se ne stanno andando. È difficile vivere così per quattro anni. Bisogna crescere i propri figli, proteggerli. A volte intere famiglie muoiono per l’ennesimo attacco su Kiev. Quando si è genitori, si deve pensare ai propri bambini. Quest’inverno è stato terribile. Abbiamo tutti contato i giorni che mancavano alla primavera. Onestamente, io l’ho fatto».
Non pensa possa essere stato l’ultimo inverno di bombardamenti?
«Non ho la sensazione che qualcosa cambierà. Mi aspetto che il prossimo inverno sia ancora più difficile per la società ucraina. Ecco perché stiamo facendo tutto il possibile adesso per spingere la Russia a negoziare».
Lei viene dalla Crimea, è cresciuta lì. Che notizie ha della situazione?
«Sono cresciuta in Crimea, lì ho ancora molti parenti e alcuni amici. Purtroppo non ho contatti, semplicemente perché per loro parlare con me può essere pericoloso. Li proteggo evitando di contattarli. Ma l’atmosfera di paura in cui si vive in Crimea è davvero pesante. Nessuno può esprimersi. A volte i miei parenti evitano persino di mettere un “like” sui miei social, perché questa potrebbe essere considerata un’attività “terroristica”. Ma da quanto ho sentito, la situazione nella penisola è molto fragile. Alcune famiglie se ne sono già andate».
Perché l’Ucraina intensifica gli attacchi proprio ora? Ha semplicemente armi migliori o è libera dalle pressioni degli Stati Uniti contro i bombardamenti sulla Russia, dato che di fatto Washington non vi aiuta più?
«Entrambi i fattori. In più ora è ministro della Difesa Mikhailo Fedorov. Finalmente un giovane, capace di innovare e di capire la tecnologia. Grazie a lui gli attacchi con droni e missili a medio-lungo raggio stanno aumentando. Se Fedorov fosse diventato ministro due anni fa, forse oggi avremmo una situazione completamente diversa. Lui è davvero molto efficace. Sta mostrando a Donald Trump che l’Ucraina ha delle carte e la nostra tecnologia sta cambiando le regole della guerra».
Tra meno di un anno si vota in Francia e forse in Italia. Nuove forze filorusse possono andare al potere o entrare nei governi. Putin aspetterà queste elezioni, prima di decidere se trattare?
«Plausibile. E sarà una minaccia anche per i vostri Paesi. Nel 2028 si vota anche in Germania, con Alternative für Deutschland oggi primo partito nei sondaggi. Fra il 2027 e il 2029, con Trump alla Casa Bianca ma indebolito e la Nato anch’essa più debole, Putin potrebbe decidere di mettere alla prova la tenuta dell’Europa».