la Repubblica, 3 luglio 2026
Censimento su Islam a scuola, proteste: “Controllo ideologico”
Possibile un «censimento sull’Islam» nelle scuole italiane? Il ministero dell’Istruzione nega: «Nessuna schedatura». La Flc Cgil attacca: «Episodio gravissimo e inaccettabile, siamo al controllo ideologico».
Ecco i fatti: dagli Uffici scolastici regionali è partita martedì una comunicazione scritta e riservata rivolta a tutti i presidi: «Si chiede di verificare e comunicare se, nel territorio di riferimento, vi siano istituzioni scolastiche che abbiano ospitato incontri con Imam e organizzato visite a moschee» o, più genericamente, «iniziative che in modo diretto o indiretto abbiano riguardato esponenti o questioni legate al mondo islamico». La ragione? La richiesta da parte «del nostro ministero di acquisire, con urgenza, alcuni elementi informativi relativi a un tema oggetto di particolare attenzione nel dibattito pubblico», si legge, a esempio, nella nota dell’Usr del Veneto. Alla base dell’istanza «alcuni fatti di cronaca, che per fortuna non ci hanno riguardato direttamente» ma «hanno creato in alcune scuole nuove tensioni», è scritto nella lettera partita da un altro ufficio territoriale.
Nello smentire categoricamente che si tratti di «un censimento o di una schedatura», come accusa il sindacato, il ministero racconta di una «doverosa e consueta raccolta di informazioni – si legge nella nota della capo dipartimento Carmela Palumbo – al fine di corrispondere a due risoluzioni, attualmente all’esame della VII Commissione della Camera dei deputati, a firma dell’onorevole Rossano Sasso e dell’onorevole Giovanna Miele, riguardanti, rispettivamente, il rischio di “indottrinamento islamista” e il “rafforzamento delle garanzie di pluralismo” nelle scuole».
Nella risoluzione Sasso, ex leghista oggi nelle file di Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, si passa dai Patti lateranensi alla sharia e si citano in tutto tre episodi su 45mila scuole d’Italia: una visita in un centro islamico di alcuni istituti di Sesto San Giovanni, una lezione sull’Islam in un’elementare di Crema, una gita in moschea di una scuola d’infanzia a Treviso. Tutte iniziative che i docenti avevano spiegato come occasioni per favorire la conoscenza delle differenze e che per Sasso però «lasciano paventare una strumentalizzazione politica degli spazi scolastici». Fatto sta che la risoluzione, datata 24 giugno 2025, è rimasta in un cassetto per un anno finché la Lega ha depositato la sua tre giorni fa e il governo si è mosso nella «raccolta di informazioni».
Ora se Sasso gioisce («Futuro nazionale apre la strada, il centrodestra pavido e moderato ci copia e ci insegue»), la sinistra insorge: «La corsa a chi sta più a destra è cominciata e ha risvolti inquietanti che sfociano in iniziative razziste e islamofobe», commenta la deputata del Pd, Laura Boldrini. «Al ministro Valditara – aggiunge – chiederemo spiegazioni in Parlamento perché si tratta di una vera e propria schedatura fondata su una discriminazione religiosa, un’inaccettabile profilazione incompatibile con uno stato di diritto».
Così anche la Flc Cgil che parla «dell’ennesima operazione di controllo ideologico che attacca frontalmente l’autonomia scolastica. Mobilitare Usr e dirigenti per monitorare chi affronta tematiche interculturali è estraneo ai principi costituzionali», spiega il sindacato. Che accusa il ministero di alimentare «il sospetto» e di «calpestare il pluralismo culturale»: «Pure fosse accaduto ovunque non ci sarebbe nulla di male». Per questo la Flc Cgil chiede «il ritiro immediato della nota: la scuola – conclude – è e deve restare un luogo di conoscenza e confronto».