Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 03 Venerdì calendario

Stop di Crosetto ai nuovi tank: senza i fondi Ue saltano i piani per le brigate chieste dalla Nato

Gli accordi presi con la Nato non parlano di soldi ma di capacità: cose concrete che vanno schierate sul campo. E la principale richiesta fatta dall’Alleanza all’Italia è chiara: dobbiamo mettere a disposizione due brigate pesanti dell’esercito. Per le quali mancano oltre duecento carri armati e ottocento cingolati da combattimento, che senza i fondi europei Safe non si sa come comprare.
La firma dei contratti per i nuovi tank era prevista a inizio giugno, in modo da arrivare al vertice di Ankara con le carte in regola sul rispetto del programma più importante. Ma, nell’incertezza sulle risorse disponibili, il ministro Guido Crosetto ha rinviato tutto. Una situazione che in Turchia potrebbe causare un triplo imbarazzo: con la Nato, con la Germania e con i produttori.
I mezzi da combattimento devono essere costruiti da un consorzio tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall. E quindi sono i candidati ideali ai prestiti di Bruxelles, che hanno tassi minimi e tempi di restituzione lunghissimi a patto che vengano spesi coinvolgendo più Paesi dell’Unione. Si tratta del Panther, il primo tank di nuova concezione, e del cingolato Linx: entrambi progetti germanici su cui saranno inserite torrette e strumentazioni elettroniche “Made in Italy”.
Il governo Meloni si è impegnato nel 2023 a creare le due brigate pesanti, deliberando una spesa di 24 miliardi per 277 Panther, tra veicoli da battaglia e mezzi del Genio, e oltre mille Lynx. Un piano approvato dal Parlamento nonostante l’assenza delle coperture economiche complete. All’inizio è stata siglata un’intesa tra Leonardo e il gruppo franco-tedesco Knds per procedere con i Leopard 2 di ultima generazione. Poi c’è stato uno scontro sull’inserimento di componenti italiane e sulle relative date di consegna. E, anche per non sforare i tempi chiesti dalla Nato, si è passati all’accordo con Rheinmetall.
Ora tutto è sospeso nel limbo. Senza il Safe, bisogna reperire negli stanziamenti nazionali i soldi per ordinare i primi carri armati e sottoscrivere l’opzione per altri trenta cingolati Linx. L’unica soluzione è far slittare di un paio di anni un altro programma: quello per l’artiglieria semovente di Leonardo e Knds, una società che per volontà del cancelliere Merz è appena stata rilevata dallo Stato tedesco. Insomma, comunque vada si scontenterà Berlino.
L’urgenza però sono i tank. Ne abbiamo pochissimi e vetusti, con oltre trent’anni di servizio. È stato previsto di modernizzare 125 di questi Ariete ma i prototipi non sono ancora pronti e oggi si fatica a tenerne in funzione una cinquantina. Più o meno, il 15 per cento di quelli che abbiamo garantito all’Alleanza. Certo, c’è chi sostiene che le esperienze ucraine hanno reso superati i grandi e costosi carri armati: esiste un acceso dibattito tra esperti ma i generali tedeschi e israeliani, ad esempio, continuano a ritenerli indispensabili.
Il vero problema per l’Italia è che stentiamo a finanziare quello che serve per colmare le carenze attuali, mentre le richieste stanno aumentando. Nel vertice di Ankara si concretizzerà il ritiro Usa dal Vecchio continente e a tutti i partner europei sarà domandato di supplire ai vuoti statunitensi. Per noi è prevedibile la chiamata a potenziare il presidio del Mediterraneo. La nostra Marina ha dimostrato un’efficienza unica ma già ora ci vengono domandati sei caccia lanciamissili, mentre ne abbiamo quattro. Non solo: due di questi non sono più operativi, perché hanno batterie contraeree fuori produzione. Insomma, la coperta è cortissima mentre per ambire a un ruolo da protagonisti sui tavoli internazionali bisogna tirare fuori tanti miliardi. Cosa che quasi tutti i Paesi Ue stanno facendo: i ricchi come la Germania con le loro casse; gli altri come la Polonia e la Romania usando i prestiti del Safe.
Quando nove mesi fa l’esecutivo di Roma ha “prenotato” 14,9 miliardi da Bruxelles, è parsa l’occasione di mettere mano a tutti i deficit: dalla contraerea ai droni. La retromarcia è un guaio pure per le aziende, che spesso hanno investito per adeguare le fabbriche. È il caso degli impianti di Castellammare di Stabia, dove Fincantieri dovrebbe realizzare la nave da rifornimento Prometeo. Ora inizia una fase di incertezza che potrebbe durare fino a dicembre, o più probabilmente fino alle elezioni. Un salto nel vuoto che sarà difficile spiegare agli alleati.