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 2026  luglio 03 Venerdì calendario

Il governo frena sui fondi Safe: “Lo chieda il Parlamento”.

I soldi del fondo Safe vanno almeno “prenotati” entro quest’anno e eventualmente usati nel 2027. La Commissione europea risponde alla frenata impressa dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista alla Stampa, sul ricorso allo strumento messo a disposizione dall’Ue per la spesa a favore della difesa. Un capitolo che continua a provocare attriti anche con gli Usa. Ieri a questo proposito è infatti arrivato l’ennesimo attacco di Donald Trump contro gli alleati Nato. «È ridicola – è la sua accusa – la differenza di spesa con gli Stati Uniti. Noi spendiamo di gran lunga più di qualsiasi altro paese per l’Alleanza, al fine di proteggerli, senza trarne alcun vantaggio». I numeri del presidente americano sono questi: gli States pagano 999 miliardi di dollari, il Regno Unito 90,5 miliardi, la Francia 66,5, l’Italia 48,8, la Polonia 44,3. «Altri – ha aggiunto – tra cui la Germania, spendono molto meno».
La polemica si trasferisce anche nel Vecchio continente. «Il tempo – ha sottolineato un portavoce dell’esecutivo europeo riferendosi alle parole di Crosetto – è essenziale» perché «il denaro non speso va riallocato entro la fine dell’anno». E per evitare questa soluzione è indispensabile firmare l’accordo e poi avviare i progetti. L’Italia, insieme ad altri due paesi, non ha inviato alcuna comunicazione. La Commissione considera centrale in questa fase la spesa per la Difesa e quindi esorta a fare presto precisando che «la scadenza legale è la fine dell’anno» ma sarebbe stato meglio fare tutto «ieri».
Va ricordato che l’obiettivo di Palazzo Berlaymont è di lungo periodo, traguardato al 2030 con un budget di 150 miliardi di euro. Alcuni stanziamenti sono già partiti, ad esempio per Polonia, Cipro e Lituania. All’Italia sono riservati 14,9 miliardi di euro. Si tratta di prestiti a tasso molto agevolato. Di certo il governo italiano vuole aspettare e attivare il fondo Safe solo quando la clausola di salvaguardia nazionale per derogare al Patto di stabilità negli investimenti sulla difesa sarà richiesta e deliberata dal Parlamento. Ossia quando sarà possibile sfruttare la flessibilità concessa dall’Unione per le spese volte ad affrontare la crisi energetica. E avrà un peso anche la possibilità che in autunno, se verrà ricalcolato il deficit del 2025, l’Italia esca dalla procedura per disavanzo eccessivo. Ma i dubbi riguardano anche l’opportunità di ulteriori spese militari: per non aumentare il deficit e anche per non irritare gli elettori contrari a impegnare risorse in questo settore. Perplessità che si sono concentrate nel recente scontro tra lo stesso Crosetto e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Quindi, nonostante il pressing della Commissione europea, difficilmente palazzo Chigi assumerà una decisione prima del prossimo ottobre.