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 2026  luglio 03 Venerdì calendario

Formalizzata la scomunica ai lefebvriani

La dichiarazione formale dell’«atto di natura scismatica» compiuto dai lefebvriani: sei vescovi scomunicati, più i sacerdoti e i fedeli laici della Fraternità San Pio X ammoniti «a non aderire allo scisma» perché anche loro «incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae». Asciutto e senza preamboli, il decreto firmato ieri mattina dal cardinale Víctor Fernández, prefetto della Dottrina della Fede, ha sancito e comunicato la pena che nel diritto canonico era già scattata la mattina di mercoledì, a Écône, con la consacrazione episcopale compiuta dai tradizionalisti «senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo pontefice».
La scomunica «latae sententiae», riservata dal diritto canonico all’«apostata, l’eretico e lo scismatico», significa che la sentenza era già stata «pronunciata» nel momento stesso dell’ordinazione illecita. Il cardinale Fernández cita Giovanni Paolo II: «Tale disobbedienza porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano». Come dispose Wojtyla nell’88, la Santa Sede ha elencato i nomi di chi, «nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore generale della Fraternità», si è posto fuori dalla Chiesa: il vescovo che ha guidato la consacrazione, Alfonso de Galarreta, l’altro vescovo che lo ha affiancato, Bernard Fellay, e i quattro «presbiteri» consacrati, citati con il solo nome e senza essere definiti vescovi: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.
La Santa Sede non chiude mai del tutto le porte, c’è sempre la «speranza» che «si possa riprendere il dialogo», però nessuno si fa troppe illusioni. Del resto, uno dei nuovi vescovi lefebvriani, Michael Goldade, considerava ancora ieri che «la Chiesa moderna uccide tutto ciò che tocca» e un altro, Pascal Schreiber, ha celebrato a Écône una «messa pontificale» da scomunicato. Così, al di là del decreto di scomunica, la cosa notevole è la «nota esplicativa» che lo accompagna e, ancora di più, la lettera inviata da Roma a tutti i vescovi del mondo, attraverso le nunziature, per spiegare come accogliere i preti e i fedeli lefebvriani che volessero lasciare la Fraternità e rientrare nella Chiesa: preti e laici dovranno contattare il vescovo diocesano e presentare «la Professione di fede e la Formula di adesione, datate e firmate», ovvero sottoscrivere i contenuti della fede cattolica e l’obbedienza al Papa. Anche i diaconi e i preti della Fraternità «sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici, risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto».
Quanto ai fedeli laici, «sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità», non tutti: «Non è sufficiente una partecipazione occasionale» e si tratta di «giudicare caso per caso».
Soprattutto, «si avverte il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi». Viene quindi tolta anche la possibilità di confessare che Francesco aveva concesso nel 2016. Resta una strada: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione». Si esortano «tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano pontefice» e «ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività della Fraternità».