Corriere della Sera, 3 luglio 2026
Macron fissa le date. delle Presidenziali. Polemica sul 1° Maggio
I francesi saranno chiamati a votare per il nuovo presidente della Repubblica il 18 aprile e il 2 maggio 2027. Saranno elezioni di importanza capitale per la Francia e per l’Europa: in base alla Costituzione Emmanuel Macron non potrà ripresentarsi, e il nuovo capo di Stato avrà il potere di confermare dieci anni di slancio europeista, o al contrario rimettere in discussione il posto della Francia nell’Unione europea e nel mondo. Tanto che Christine Lagarde, oggi a capo della Bce, non esclude di lasciare l’incarico in anticipo in modo da «portare una voce europea» nel dibattito presidenziale. Un voto così importante che anche la data è oggetto di speculazioni e di polemiche.
Il fatto è che il secondo turno decisivo, programmato per domenica 2 maggio, arriva proprio dopo il 1° maggio e i suoi cortei, con la tradizionale mobilitazione della sinistra e dei sindacati. In base alla legge, però, dalla mezzanotte del venerdì dovrebbe scattare il periodo di «silenzio repubblicano»: non si possono più organizzare comizi, distribuire volantini o lanciare appelli agli elettori. Un momento di pausa, per lasciare il tempo di riflettere prima del voto. Ora, immaginiamo che, come indicano i sondaggi, Marine Le Pen o Jordan Bardella si qualificheranno per il secondo turno (questo 7 luglio si saprà se «MLP» potrà candidarsi o meno, ndr). Come è possibile che il Primo Maggio, 24 ore prima della giornata decisiva, non si trasformerà nelle strade in un gigantesco appello a resistere di fronte all’estrema destra? «Non provate a farmi credere che nei cortei non ci saranno contenuti politici – ha detto l’esponente di destra Bruno Retailleau —. È un calendario di parte». Ma anche a sinistra sono scettici in molti, per esempio Ségolène Royal: «Scelta irresponsabile», perché i disordini che spesso accompagnano il 1° Maggio potrebbero incoraggiare il riflesso «legge e ordine» di una parte dell’elettorato.
Sembra che Macron abbia scelto quelle date, le più lontane che la legge gli consentiva, pensando al bene del Paese: le elezioni legislative arriveranno meno di un mese dopo, e il nuovo presidente – chiunque sarà – godrà così di una luna di miele che potrebbe dargli una maggioranza solida, superando anni di instabilità. Ma il povero Macron è destinato, almeno in patria, a ricevere attacchi fino all’ultimo istante della sua lunga e contestata epopea.