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 2026  luglio 03 Venerdì calendario

Mastella parla della sua malattia e della morte

Mastella, ha paura di non farcela?
«No, non ho paura. Ma credo nel potere della preghiera. Per questo ho chiesto a tutti di pregare per me».
Che cosa è successo?
«Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo di recente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato».
Anche quando ha preso il microfono in chiesa la sua voce si è spezzata.
«Nella basilica gremita per la festa della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, l’arcivescovo Michele Autuoro, da poco insediatosi, ha rivolto un pensiero ai malati. Quelle parole mi hanno scosso profondamente».
È stato allora che ha deciso di parlare della sua malattia?
«Non è stata una decisione. La cerimonia prevedeva il mio intervento da sindaco. Fino a poco prima avevo parlato dello scisma, esprimendo solidarietà alla Chiesa di Roma. Poi l’arcivescovo ha parlato della solitudine dei più fragili. È stato un impulso».
Che cosa ha pensato?
«Che probabilmente quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei parlato in chiesa nel giorno della Madonna delle Grazie: sono alla fine del mio secondo mandato da sindaco di Benevento. Così ho detto: “Anch’io sono malato e spero di farcela”».
C’è un video che documenta la sua commozione.
«Io ricordo soprattutto l’applauso. E poi le persone che hanno voluto stringermi la mano. È accaduto qualcosa di insolito».
Che cosa?
«Sono il sindaco che ha dato il proprio numero di telefono a tutti. Per anni sono stato cercato a qualsiasi ora da chi aveva bisogno di aiuto. Stavolta le parti si sono invertite. Non so quante mani hanno cercato le mie. E tutti a confortarmi ricordandomi che sono sempre stato un leone».
Dice di non avere paura. Ma della morte?
«Ho regalato a Diego Della Valle il libro del cardinale Scola sulla vecchiaia e nel concludere i nostri ultimi giorni sulla terra. Mi riconosco in una sua frase: “Ogni giorno prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire”».
La diagnosi le avrà cambiato la prospettiva.
«Molto. Ma ancor di più quel che è successo dopo. Quando ho capito che la medicina non è una scienza esatta…».
Ovvero?
«Sono una persona nota, conosco tanta gente e ho anche molti amici medici. Ho chiesto pareri, consigli. Ma alla fine dovrò essere io, che so poco di farmaci e pratiche chirurgiche, a scegliere se operarmi o insistere con la terapia medica. Da giovane ho insegnato filosofia all’università e ho sempre avuto un approccio razionale. Poi la vita irrompe e ti accorgi che la razionalità non basta».
E la fede?
«Già, ma guardo mia moglie Sandra, i miei figli, i miei nipoti. E anche se hai fede, capisci che sono loro ad accendere un attaccamento ancora più forte alla vita. Un attaccamento quasi morboso, oso confessare».
Pochi giorni fa ha celebrato a Benevento i suoi cinquant’anni di politica. Il teatro romano era pieno, nonostante la calura. È stato anche un modo per congedarsi?
«Al fondo, forse, c’era anche questo».
In quell’occasione sono arrivati videomessaggi anche da avversari storici. Perfino da Michele Santoro e Marco Travaglio.
«Sì. Ci siamo scontrati tante volte, anche duramente. Eppure sono stati molto affettuosi. Mi ha fatto piacere».
Che cosa le dice tutto questo?
«Che il metodo Mastella paga. Che la politica non dovrebbe mai cancellare i rapporti umani. E io ho sempre cercato di non trasformare l’avversario in un nemico».
Ora cambierà qualcosa nel suo stare in pubblico?
«No. E ora sono tutto preso dall’inaugurazione della nuova piazza Risorgimento di Benevento. L’abbiamo completamente rifatta e ne vado orgoglioso. Ma oggi attribuisco un valore diverso al tempo. In momenti come questi capisci contemporaneamente due cose molto importanti e a prima vista contraddittorie: che la politica non può più perdere tempo. E che la politica non è tutto».
Eppure le ha dedicato una vita intera.
«Sì. Ho attraversato stagioni irripetibili: la Dc dei grandi dopo De Gasperi, la nascita di nuovi partiti, gli incontri con Papi, presidenti, capi di Stato, scrittori, artisti. Ho visto da vicino fortune e cadute di molti leader. Ma ora che ci penso, sa una cosa?».
Cosa?
«Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada».