Corriere della Sera, 3 luglio 2026
Meloni ai sindacati: «Porta sempre aperta. Avanti su detassazione e lotta al caporalato»
Giorgia Meloni arriva puntuale al palafiera di Padova dove, pochi minuti dopo, il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, aprirà con la sua relazione il XIX congresso nazionale del sindacato che continua a definirsi «laico e riformista», per distinguersi dalla Cisl di matrice cattolica e dalla Cgil «rossa». Un lungo applauso saluta la presidente del Consiglio e molti applausi puntelleranno il lungo discorso col quale «replicherà» alla relazione di «Bomba», come la platea dei 3 mila delegati Uil chiama affettuosamente il segretario. In particolare quando Meloni cita e poi abbraccerà Emma D’Orazio, la mamma di Luana morta schiacciata nella fabbrica dove lavorava. La premier: «Ogni morte sul lavoro è una sconfitta di tutti». E sul caporalato promette «tolleranza zero».
Tutto, insomma, concorre a un clima di ritrovata cordialità e intesa tra il governo di centrodestra e la Uil di Bombardieri che, smarcandosi a sorpresa dalla Cisl, dal 2021 al 2024 si era schierata con la Cgil di Maurizio Landini all’«opposizione» sociale, condividendo una sequenza di scioperi generali prima contro l’esecutivo Draghi e poi contro quello Meloni. Fino al 2025, quando il segretario si è invece smarcato dalla Cgil, rivendicando la detassazione degli aumenti contrattuali chiesta proprio dalla Uil e concessa dal governo con l’ultima legge di Bilancio. Una battaglia che continua, visto che Bombardieri ieri, in uno schema evidentemente concordato con la stessa premier, ha prima chiesto nella relazione la proroga degli sgravi sui rinnovi contrattuali dei prossimi due anni e poi ha ottenuto da Meloni la promessa che la detassazione proseguirà.
La premier, del resto, ha riconosciuto a Bombardieri e alla Uil l’attitudine a un confronto «franco, ma senza pregiudiziali», con un evidente riferimento a Landini, presente anche lui. Pregiudiziali che Meloni ha rivendicato di non avere verso alcun sindacato: «Sono l’unico presidente del Consiglio che ha partecipato ai congressi di tutte e tre le principali organizzazioni sindacali». Lo ha fatto alle assise della Cgil nel 2023, della Cisl nel 2025 e ora a quelle della Uil, dove l’ultimo premier a intervenire era stato, 20 anni fa, Romano Prodi.
Meloni rivendica non solo un’attenzione di forma ai sindacati, ma di sostanza: «Il confronto è la cifra di questo governo, la mia porta è sempre aperta». Oltre alla detassazione ricorda il decreto del primo maggio, dove il governo ha accettato l’impostazione sindacale sul «salario giusto», in pratica, come ha riconosciuto lo stesso Bombardieri, «quello definito dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil». Una soluzione alternativa a quella del «salario minimo per legge» (almeno 9 euro l’ora), cavallo di battaglia della sinistra. Una soluzione, dice Meloni, scelta perché «al contrario di quanto dicono alcuni, noi vogliamo davvero valorizzare i lavoratori».
Lavoratori che ora si trovano davanti a una sfida inedita, quella dell’intelligenza artificiale. Bombardieri ha messo il tema al centro del congresso. E non solo a parole. Tutto il palafiera è stato allestito con giochi di luci e proiezioni che simulano la realtà virtuale, mentre robot umanoidi e a quattro zampe attirano la curiosità. Ma non c’è solo l’aspetto divertente, che si materializza con l’umanoide che si avvicina a Meloni, la saluta e le rivolge parole di benvenuto. La questione è seria, come sottolinea la stessa premier nella parte finale del suo discorso. Meloni è preoccupata: «Sarebbe un errore considerare l’Ai solo come un’opportunità. Siamo di fronte a uno strumento che per la prima volta è capace di sostituire l’uomo nella conoscenza e nella capacità di decidere. Se sottovalutiamo questa rivoluzione, invece di governarla rischiamo di finire per esserne governati». La premier vede rischi sia per la «tenuta della democrazia» perché è a rischio il concetto stesso di verità dei fatti, sia per l’occupazione. In particolare, questa volta, è in pericolo quella intellettuale, ovvero «la classe media», osserva Meloni. «C’è il rischio di milioni di persone espunte dal mercato del lavoro».