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 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Entro il 2040 il Giappone vuole un’IA nazionale. E 10 milioni di robot

Entro il 2040 il Giappone vuole raggiungere la sovranità tecnologica creando un modello IA nazionale e, parallelamente, 10 milioni di robot da destinare a diversi comparti dell’economia.
Il governo giapponese stanzierà mille miliardi di yen, pari a 6,1 miliardi di dollari (circa 5,35 miliardi di euro) al consorzio Noetra, di cui faranno parte 44 aziende attive nell’automotive, nel comparto dell’elettronica, nella finanza e nella logistica.
Ad oggi, tra le aziende che aderiscono a Noetra figurano la holding tecnologico-finanziaria SoftBank, Sony, Honda e Nec.
A coordinare il progetto ci sarà anche il National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (AIST), uno dei più grandi enti pubblici di ricerca del Paese, dedicato allo sviluppo di tecnologie avanzate e al trasferimento dell’innovazione verso l’industria.
L’obiettivo ultimo è un modello IA multimodale, ossia in grado di combinare linguaggio, immagini, video, audio e dati sensoriali, affinché i robot possano riconoscere l’ambiente.
Il finanziamento pubblico coprirà i costi solo per il primo biennio e, in seguito, il governo deciderà se stanziare fondi di anno in anno, a seconda dei risultati raggiunti. Le autorità di Tokyo si aspettano che il modello IA sia pronto entro il 2030, per poi procedere a creare robot che ne possano fare uso.
La spinta alla robotica
Noetra si occuperà soprattutto della physical AI, in linea peraltro con l’aggiornamento della strategia per la robotica che il governo giapponese ha presentato lo scorso 30 giugno.
Infatti, nonostante gli sforzi anche economici, i robot non hanno dato i risultati sperati e, come sottolineato dal ministro dell’Industria Ryosei Akazawa, il consorzio Noetra dovrà lavorare per consegnare, entro il 2040, 10 milioni di robot a supporto di 18 ambiti socioeconomici giapponesi.
La volontà che emerge è quella di diminuire la dipendenza dai giganti mondiali delle IA, quindi Stati Uniti e Cina. La spinta è tecnologica ma anche demografica, infatti, uno studio del Recruit Works Institute stima che il Giappone potrebbe trovarsi a corto di oltre 11 milioni di lavoratori entro il 2040.