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 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Il Canada parteciperà all’Eurovision

E ora anche l’Eurovision. L’avvicinamento politico e culturale tra Canada ed Europa, che nell’ultimo anno ha visto un’importante accelerazione, si è arricchito ieri di un nuovo capitolo. Dal prossimo anno, per la prima volta, il Canada parteciperà alla gara canora del Vecchio continente. Lo Eurovision Song Contest, che nel 2027 sarà ospitato dalla Bulgaria, è seguitissimo dai giovani e viene considerato uno dei momenti annuali in cui, attraverso il voto online e un battage mediatico unico, più si unisce l’opinione pubblica europea.
La passione canadese per Eurovision
Sebbene l’Eurovision sia nato nel 1956 con l’intento di unire le nazioni europee dopo la Seconda guerra mondiale, da tempo vi partecipano anche Paesi extra-europei. Oggi vi concorrono ad esempio anche Israele e Australia (l’ultima new entry, dal 2015). Ma l’adesione di Ottawa ha un significato politico particolare, perché è stata voluta in prima persona dal primo ministro canadese Mark Carney, il quale aveva messo nero su bianco il progetto nel budget del 2025 (i canadesi peraltro adorano Eurovision: quest’anno sono stati tra i primi tre Paesi nella votazione riservata al “resto del mondo”, e hanno costituito uno dei gruppi più numerosi nell’acquisto di biglietti extra-europei per le semifinali e la finale a Vienna).
Carney “l’europeo”
Carney, premier dal marzo 2025, ha firmato l’anno scorso un accordo sulla sicurezza con l’Unione Europea ed è stato finora un alleato degli europei in tutte le battaglie che li hanno opposti a Donald Trump, come nel tentativo del presidente americano di impossessarsi della Groenlandia, territorio danese. A febbraio il Canada è diventato il primo Paese non-europeo ad accedere al Safe, lo strumento per la difesa, e già fa parte del programma di ricerca scientifica della Ue Horizon.
A gennaio, al Forum di Davos, Carney ha fatto l’elogio del Vecchio continente con parole appassionate: “È mia ferma convinzione che l’ordine internazionale verrà ricostruito, ma sarà ricostruito a partire dall’Europa”. E a maggio, in Armenia, è stato il primo premier canadese – e il primo di un Paese non geograficamente europeo – a partecipare a un summit della Comunità politica europea, la piattaforma sul futuro dell’Europa lanciata nel 2022 dal leader francese Emmanuel Macron che ha l’obiettivo di tenere aperto il dialogo tra la Ue e i propri partner più vicini.
La fantapolitica dell’ingresso nella Ue
Tutto questo ha rafforzato le voci di chi – come il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot e il presidente finlandese Alexander Stubb – si è espresso apertamente per un ingresso del Canada nella Ue in un più o meno lontano futuro, anche in risposta alle minacce di annessione espresse da Trump, che vorrebbe fare del Canada il 51° Stato degli Usa.
L’idea dell’ingresso nella Ue è vista oggi quantomeno con interesse dai canadesi, il 58% dei quali è favorevole a esplorare l’idea. “Il Canada dovrebbe entrare nella Ue”, ha scritto l’Economist nel 2025. E al Parlamento europeo c’è perfino un eurodeputato, il liberale tedesco Joachim Streit, che porta avanti questa campagna, nonostante secondo alcuni bisognerebbe prima cambiare i trattati della Ue, visto che l’articolo 49 prevede l’adesione solo per gli Stati (geograficamente?) “europei”.
Orgoglio canadese
"Il mondo vuole il Canada, vuole la cultura canadese”, ha detto ieri Carney a Ottawa commentando lo sbarco su Eurovision e ricordando che il suo Paese è il terzo esportatore di musica al mondo dopo Usa e Regno Unito: “Questo è un altro modo per diffondere il messaggio, diffondere l’amore e un po’ di unità”.
Ad annunciare la notizia dell’ingresso nella gara canora è stata ieri, proprio nel Canada Day, Marie-Philippe Bouchard, la presidente della Cbc, la tv pubblica che trasmetterà in patria l’evento, che “darà visibilità ai talenti canadesi su uno dei palcoscenici musicali più prestigiosi al mondo”.
Perché a Eurovision conviene allargarsi al Canada
Il direttore dell’Eurovision, Martin Green, ha celebrato l’adesione del Canada definendola “un’ulteriore dimostrazione del fatto che, pur essendo nata in Europa, la competizione continua ad accogliere il mondo intero” (a novembre dovrebbe aver luogo anche uno spin-off a Bangkok). Ma l’arrivo del Canada può aiutare il concorso a risollevarsi dopo le polemiche e il calo di quest’anno. Cinque partecipanti storici – Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia – hanno infatti boicottato l’edizione del 2026 dopo che gli organizzatori si sono rifiutati di escludere Israele – così come era successo invece con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina – a causa della guerra a Gaza e delle violenze in Cisgiordania. E forse anche per il boicottaggio quest’anno la finale è stata seguita da 30 milioni di spettatori in meno rispetto al 2025, 130 milioni invece di 160. In passato dei canadesi avevano già partecipato a Eurovision, ma sotto altre bandiere. La prima fu Sherisse Laurence, per il Lussemburgo, nel 1986. L’ultima La Zarra, nel 2023, per la Francia. Ma soprattutto, nel 1988, Céline Dion aveva gareggiato per la Svizzera. Vincendo pure la competizione. Stavolta, però, chi canterà potrà sventolare la bandiera bianca e rossa con la foglia d’acero.