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 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Il capogiardiniere di Wimbledon parla dell’erba

È l’uomo che sussurra all’erba di Wimbledon e che conta ogni giorno i suoi fili. È l’erede del leggendario Robert Twynam, immortalato nel saggio di John McPhee sul New Yorker, poi diventato “Tennis” per Adelphi. Lavora qui a Church Road da ormai 25 anni, da dieci è il capogiardiniere di Wimbledon. Ha le mani terrose, consunte, ed è reperibile 24 ore su 24.
Incontriamo Neil Stubley, 57 anni, il mago dei campi dell’All England Lawn Club e della sua erba sacra, inappuntabile e pure perfida, vedi le recenti cadute di Sinner, e sempre più minacciata dai cambiamenti climatici.
Mr Stubley, questo caldo sempre più asfissiante quanto minaccia l’erba di Wimbledon?
“È un’evoluzione inevitabile. Ma grazie ai dati e alle ricerche che conduciamo da molti anni, soprattutto sul tappeto erboso, sappiamo che dobbiamo adattarci. Da quando sono qui – e anche prima del mio arrivo – stiamo svolgendo numerose ricerche sulle varietà d’erba, sui terreni, sui programmi di fertilizzazione e sulla gestione dell’umidità del suolo. Sì, oggi abbiamo giornate sempre più calde, ma credo che il cambiamento più significativo che stiamo osservando riguardi soprattutto le temperature notturne, che stanno aumentando. È questo l’aspetto che può provocare i danni maggiori. Nei Paesi dell’Europa meridionale, ad esempio, si possono avere giornate da 33 gradi e serate ancora intorno ai 29-30 gradi. Quando la temperatura non cala, la pianta non ha il tempo di rilassarsi, respirare e recuperare durante la notte. Per ora, a Londra e nel Regno Unito, possiamo avere una giornata da 33 gradi ma poi una notte da 17 gradi. Questo abbassamento della temperatura permette la formazione della rugiada, favorisce il ripristino dell’umidità nella pianta e le consente di recuperare. È un po’ come quando noi entriamo in una stanza con l’aria condizionata la sera: ci rilassiamo, recuperiamo energie e il giorno dopo, se siamo ben idratati, riusciamo ad affrontare nuovamente il caldo. Anche per questo motivo continuiamo a studiare varietà di loietto inglese sempre più resistenti alla siccità, così da essere pronti ad affrontare le condizioni future. Inoltre possiamo utilizzare ammendanti da incorporare nel terreno che aumentano la capacità del suolo di trattenere l’umidità. Noi diciamo scherzosamente che possiamo “rendere l’acqua più bagnata"”.
Quanto è difficile oggi mantenere i campi in erba ai vostri consueti standard?
“Insieme a una società specializzata, ogni giorno effettuiamo una serie di rilevazioni su tutte le superfici di gioco: iniziamo una settimana prima dell’inizio del torneo e monitoriamo tutti i 20 campi di allenamento e i 18 campi destinati alle partite. Misuriamo l’umidità del terreno, la compattezza e la durezza della superficie, il livello di clorofilla della pianta e, per quanto possa sembrare incredibile, contiamo persino i fili d’erba sulla linea di fondo per capire quanto rapidamente quelle piante si stiano consumando. A seconda della posizione del campo all’interno del complesso, ciascuno ha un proprio microclima: il Centre Court e il Campo n.1, ad esempio, crescono e perdono umidità e nutrienti in modo leggermente diverso rispetto al Campo 18 o al Campo 14. Se, ad esempio, le misurazioni ci dicono che il Campo 14 è più duro del Centre Court, possiamo aggiungere un po’ più d’acqua sul Campo 14 e un po’ meno sul Centre Court, riportando entrambi agli stessi valori. In questo modo, quando un giocatore come Djokovic si allena ad Aorangi e poi va a provare un campo da gara prima dell’incontro, trova condizioni il più possibile coerenti. Naturalmente ci saranno sempre delle variabili. Il Campo 18, ad esempio, è circondato su tre lati, quindi è più riparato, il flusso d’aria è diverso e questo cambia leggermente la percezione del campo. Anche la palla si comporta in modo diverso. Lo stesso vale quando viene chiuso il tetto del centrale o del campo n.1: il suono della palla cambia, così come il suo movimento. Sono tutti fattori che non possiamo controllare”.

E quando tagliate l’erba, a quale altezza la mantenete?
“Per quanto riguarda l’erba, tutti i campi vengono tagliati ogni mattina a 8 millimetri e controlliamo tutti i parametri per verificare che siano in linea con gli obiettivi fissati in base all’irrigazione effettuata il giorno precedente. Credo di avere circa 25 app meteo che controllo praticamente ogni sette minuti.
Monitoriamo costantemente le previsioni e tutte le variabili. Paradossalmente, un anno come questo è quasi più semplice da gestire: con un clima stabile sappiamo di poter aggiungere un po’ più d’acqua per mantenere i valori desiderati, sapendo che poi il giorno successivo il caldo asciugherà la superficie. Così otteniamo le caratteristiche che servono per il tennis: grip, rimbalzo e velocità. Questo ci permette di garantire una certa uniformità. La vera difficoltà arriva quando oggi ci sono 30 gradi e domani è prevista pioggia. Anche se vorremmo irrigare di più, non possiamo essere certi di come reagirà la superficie il giorno successivo. In quei casi preferiamo essere prudenti e ridurre l’irrigazione, oppure evitarla del tutto. Sono proprio queste giornate con condizioni molto variabili a rappresentare la sfida maggiore. Ma non aggiungiamo acqua semplicemente perché ci sembra caldo: guardiamo i numeri prima.”.
Quando il gioco diventa particolarmente veloce?
“Soprattutto per il caldo: l’aria è meno densa e quindi la palla viaggia più rapidamente. Le caratteristiche del campo, invece, restano sostanzialmente le stesse. Poco importa che ci siano 30 o 20 gradi: possiamo intervenire con l’irrigazione per mantenere quel valore. Quindi le caratteristiche della superficie di gioco non cambiano in modo significativo”.
Alcuni giocatori hanno detto che Wimbledon è più lento del Queen’s e di altri tornei sull’erba. È una scelta deliberata?
“A volte dipende semplicemente dai parametri che utilizzano gli altri tornei. Noi possiamo avere un campo leggermente più duro, mentre loro magari ne hanno uno un po’ più morbido. Oppure possono avere una maggiore densità di erba rispetto a noi. Inoltre, un torneo di sette giorni richiede una preparazione del campo diversa rispetto a uno di due settimane. Noi non possiamo preparare i campi come farebbe un torneo di una sola settimana, perché dobbiamo mantenere un livello di umidità nel terreno sufficiente affinché l’erba resista ai 14 giorni del torneo, più i nove giorni di allenamenti precedenti”.
Ci sono grandi battitori che vorrebbero tornare ai tempi in cui i campi erano velocissimi, come negli anni passati?
“Non credo. Dai riscontri che riceviamo emerge che molti giocatori delle nuove generazioni non praticano il serve-and-volley semplicemente perché non l’hanno mai imparato. Anche se i campi tornassero a essere come quelli degli anni Ottanta e Novanta, non sono affatto sicuro che i giocatori ricomincerebbero automaticamente a giocare serve-and-volley, perché non è il loro stile di gioco. Oggi la maggior parte dei professionisti gioca da fondo campo. Anche se il campo fosse più morbido e il rimbalzo più basso, credo che continuerebbero comunque ad aspettare la palla da fondo, perché è ciò a cui sono abituati. Inoltre, le varietà di erba che utilizziamo oggi crescono più in verticale che in orizzontale. Questo significa che non si forma più quello strato fibroso superficiale che esisteva in passato e, di conseguenza, il rimbalzo della palla è più alto, perché il terreno la restituisce con maggiore energia”.
Negli ultimi giorni abbiamo visto diversi giocatori scivolare e cadere sul Centre Court, tra cui Jannik Sinner, che ha rischiato di farsi male. Per quale motivo?
“Storicamente, è sempre stato così: all’inizio del torneo un campo in erba contiene inevitabilmente più umidità nelle foglie rispetto alla fine del torneo. Fa parte della transizione che i giocatori devono affrontare passando dalla terra battuta all’erba, perché si tratta di superfici con caratteristiche molto diverse. Nel corso del torneo l’erba si asciuga naturalmente e questo fa parte della sua evoluzione fisiologica. Per questo motivo, all’inizio dei Championships esiste sempre un rischio maggiore in termini di aderenza per i giocatori. Per esempio, quando il primo giorno avete visto Sinner o Djokovic scivolare, noi abbiamo guardato anche i loro avversari. Se gli avversari non hanno avuto lo stesso problema, allora concludiamo che dipende dallo stile di gioco. Se invece fosse davvero un problema della superficie, scivolerebbero tutti. Noi dobbiamo preparare il campo affinché resista per 14 giorni. Per questo motivo è necessario mantenere un certo livello di umidità all’inizio del torneo. Se partissimo con un terreno troppo asciutto, l’erba morirebbe rapidamente e ci ritroveremmo con problemi molto più seri nella fase finale della competizione”.
Il fatto che oggi i giocatori scivolino di più rappresenta un grosso problema per il prato?
“Sì, comporta un rischio maggiore. Se guardate i tacchetti delle scarpe da tennis per l’erba, sono quasi come una grattugia: quando attraversano il prato tendono a strappare le foglie dell’erba. Di solito le scivolate avvengono circa due metri dietro la linea di fondo, mentre i giocatori spingono. L’usura provocata dal servizio vicino alla linea di fondo è diversa da quella causata dalle scivolate più arretrate. Con giocatori come Novak e Sinner questo consumo risulta anche più distribuito lungo il campo. Ma il nostro problema più grande restano i piccioni che continuano a mangiarsi i semi!”.