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 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Warsh conquista la fiducia dei banchieri centrali

Sembrava l’Occidente dei bei tempi: una corrispondenza d’amorosi sensi tra americani, canadesi ed europei. Sul palco del simposio della Bce di Sintra è andato in scena uno spettacolo da Amarcord dell’era pre-Trump. Ma potrebbe delineare un pezzo importante del futuro dell’economia e della finanza sulle due sponde dell’Atlantico.
Il governatore della Federal Reserve, Kevin Warsh, l’uomo imposto da Trump dopo una violentissima campagna contro il suo predecessore, Jerome Powell, ha esordito nel suo secondo discorso pubblico con una frase che ha dato il senso dell’intera conversazione con gli omologhi della Bce, della Banca d’Inghilterra e della Banca centrale canadese. “Abbiamo trovato un terreno comune”. Il finanziere americano che affiancò appena trentacinquenne l’ex governatore Ben Bernanke nei turbolenti anni della crisi finanziaria, è arrivato a Sintra già due sere fa. E banchieri ed economisti confermano che anche dietro alle quinte l’armonia con il governatore della Fed è stata assoluta.
Soprattutto, Warsh ha voluto sottolineare, dopo un allarme esplicito sull’inflazione, che “siamo stati una banca centrale indipendente a lungo, lo siamo anche ora. E non ci saranno cambiamenti, su questo punto”. Per anni, anche durante il suo primo mandato, Trump ha esercitato mostruose pressioni sulla Fed soprattutto perché tagliasse i tassi, a prescindere dal contesto. Ieri Warsh, che già nel primissimo intervento da governatore aveva assunto un tono da “falco”, facendo balenare uno scenario da stretta monetaria (tanto che i mercati si aspettano un rialzo a settembre), ha lasciato capire che la banca centrale americana resta vigile. “Se qualcuno si era illuso che la Fed sarebbe stata a suo agio con un’inflazione al di sopra del 2%, rimarrà deluso”, ha scandito davanti alla platea di economisti.
Di più: guardandosi intorno e annuendo verso Christine Lagarde (Bce), Andrew Bailey (Banca d’Inghilterra) e Tiff Macklem (Banca centrale canadese), il guardiano del dollaro ha sottolineato che “tutti vediamo che i prezzi sono troppo alti”. Sull’onda della crisi in Medio Oriente l’inflazione negli Usa ha superato a maggio il 4%, i tassi di interesse sono al 3,5-3,75%. E Warsh ha annunciato di voler innovare il modo di fare politica monetaria. Nessuna traiettoria prestabilita: il governatore della Fed ha detto chiaramente che respinge la “forward guidance” che ha segnato per anni la Bce ed è stata dichiarata superata anche da Lagarde.
La presidente della Bce ha sottolineato dal canto suo che “non faremo uscire lo spirito dell’inflazione dalla lampada”, ma ha anche ammesso che le pressioni sui prezzi si sono allentate: il prezzo del petrolio è sceso dai picchi di 120 dollari a barile di marzo ai 72 dollari attuali. Insomma, “oggi rischi sono un po’ più bilanciati rispetto a poche settimane fa”, ha concluso.