Corriere della Sera, 2 luglio 2026
L’evasione? Freno da 110 miliardi. Il record autonomi: non versano il 60%
L’evasione fiscale è uno dei più seri problemi strutturali dell’economia italiana. Per sua natura, però, è anche uno dei più difficili da quantificare e, quindi, anche uno intorno al quale si sono sviluppate incomprensioni, imprecisioni e luoghi comuni. Cerchiamo di chiarire.
Le migliori stime esistenti di quanto elevata sia l’evasione in Italia sono quelle contenute nella «Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva», un documento preparato annualmente da una Commissione tecnica, ora presieduta dal Prof. Nicola Rossi, e composta, da accademici e tecnici di ministeri, Istat e Banca d’Italia. La Relazione stima l’importo di imposte e contributi sociali che avrebbero dovuto essere pagati in base a dati ISTAT di contabilità nazionale. Per esempio, dalla stima sui consumi degli italiani (che l’Istat deriva da informazioni campionarie) si ricava l’importo dell’IVA (una tassa sui consumi) che avrebbe dovuto essere versata e dal confronto con l’IVA effettivamente versata si ricava una stima di quanto non è stato versato (evasione in senso stretto e IVA dichiarata, ma comunque non versata). E così via per le altre imposte.
L’evoluzione
Queste Relazioni ci dicono quanto elevata è l’evasione, quali tasse sono più evase e come si è andata evolvendo l’evasione. Le ultime stime si riferiscono al 2023 (purtroppo le stime richiedono dati dettagliati, disponibili con grande ritardo). In quell’anno l’evasione era stimata in 98,5 miliardi (prendendo il punto centrale del range indicato per alcune tasse), ossia, e questo è il dato più rilevante, il 17,3% di quanto dovuto, a cui si aggiungono 11 miliardi di contributi sociali non versati. Il che vuol dire che per ogni cinque euro che dovrebbero essere versati 87 centesimi vengono evasi. Non tutti evadono nella stessa misura. Al vertice delle tasse evase ci sono quelle sul reddito da lavoro autonomo e impresa: il 60,6% non viene versato (su 5 euro 3 non vengono pagati). Certo, molti autonomi pagano tutto il dovuto. Ma per chi non ha la ritenuta alla fonte (come per i lavoratori dipendenti per cui l’evasione è quasi nulla), la tentazione a non versare è elevata. Per IVA e IMU l’evasione è intorno al 20% (1 euro su 5). L’imposta sui redditi delle società (IRES) è evasa al 17,7%. Più indietro le altre imposte.
Si tratta di cifre imponenti. Includendo anche i contributi sociali si arriva a quasi 110 miliardi, soldi con cui si finanzierebbero quattro quinti della spesa sanitaria italiana. Il che vuol dire che, se l’evasione si azzerasse, la spesa sanitaria potrebbe essere aumentata di quasi l’80%. Attenzione però: se il calo dell’evasione fosse utilizzato interamente per aumentare le entrate e la spesa, la pressione fiscale (ossia il rapporto tra tasse pagate e Pil), già ora molto alto raggiungerebbe valori stratosferici. Più utile è allora calcolare di quanto si potrebbero ridurre le aliquote di tassazione se non ci fosse evasione fiscale. La risposta è che si potrebbero ridurre, in media, del 17,3%. Un’aliquota del 43% (quella più alta degli scaglioni IRPEF) potrebbe scendere a poco più del 35% e così per tutte le imposte, una bella differenza.
Aliquote
Peccato che non si riesca a mai a ridurre l’evasione! A dire il vero, è un luogo comune che l’evasione sia inattaccabile. A partire dal 2017 l’evasione è calata. Per la media delle quattro imposte più evase (IRPEF per autonomi, IVA, IRES e IRAP) la percentuale evasa è scesa da oltre il 33% nel 2017 a poco più del 26% nel 2022. Il calo non è stato però uniforme: è stato minimo per l’IRPEF per gli autonomi, molto significativo per le altre imposte. Questo calo, il primo da parecchi anni è stato dovuto in gran parte all’obbligo, via via esteso a vari tipi di transazione, di fatturazione elettronica e altre misure più tecniche.
Cosa è accaduto nel 2023, il primo del governo Meloni? Per il totale delle imposte la percentuale evasa è cresciuta dal 17,1% al, già citato, 17,3%. Come commentare questo dato? L’incremento è modesto, si tratta ancora di dati provvisori e l’aumento non è generalizzato: per esempio, l’evasione sull’IVA è cresciuta, mentre quella sull’IRES è scesa. Quel che si può dire è che probabilmente la riduzione dell’evasione si è interrotta nel 2023, ma che non c’è stato un chiaro aumento, come alcuni (me compreso, viste alcune misure controverse come l’aumento del tetto sull’uso del contante) temevano.
Non sappiamo cosa sia successo dopo il 2023. Il fatto che nel 2024-25 le entrate dello Stato siano andate meglio del previsto (e di quanto sarebbe spiegato da cambiamenti macroeconomici) suggerisce che l’evasione si possa essere ridotta in questo biennio, forse per effetto delle mutate abitudini delle famiglie italiane: col Covid l’uso dei pagamenti digitali è aumentato e nel 2024 il loro volume ha per la prima volta superato quello dei pagamenti con contante. Ma, al momento, questa è poco più di un’ipotesi.
I progressi
Una cosa però che sappiamo è che negli ultimi anni è continuato il miglioramento nel recupero di quanto è stato evaso. Anche questa attività è importante: sarebbe meglio se non ci fosse evasione, ma se c’è evasione è importante quanto si riesce a recuperare. L’aumento tendenziale non è stato enorme, ma si è passati dall’1,39% del Pil nel 2019, all’1,47% nel 2023 e al 1,60% nel 2025. L’altra buona notizia è che il miglioramento è stato dovuto non alle varie (per me, comunque, inopportune) operazioni di rottamazione, ma a un recupero strutturale.
Due principali conclusioni da questi dati. La prima è che combattere l’evasione è possibile: dal 2017 al 2022 ci sono stati risultati concreti che, per lo meno, non sembrano essere stati cancellati negli anni seguenti. La seconda è che l’evasione resta alta. Non possiamo certo accontentarci di averla abbassata al 17,3% di quanto è dovuto. Inoltre, resta inaccettabilmente alta per chi non è soggetto a ritenute alla fonte. Fra l’altro stime della Commissione Ue indicano che, nonostante il calo nell’evasione dell’IVA, nel 2023 eravamo ancora al quinto posto tra i 27 Paesi dell’Unione per evasione di questa imposta, dopo Romania, Malta, Polonia e Lituania. Decisamente dobbiamo fare meglio.