Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Il debutto di Bending Spoons, balzo del 38% al Nasdaq

L’unicorno italiano Bending Spoons, fondato a Copenhagen nel 2013, sede a Milano, focalizzato sullo sviluppo di applicazioni Ios e Android, ha debuttato ieri al Nasdaq aprendo a 31 dollari e chiudendo a 38,7 dollari (+33,5%) dopo aver fissato il prezzo della sua offerta pubblica iniziale (Ipo) a 29 dollari per azione e raccogliendo 1,68 miliardi di dollari. L’operazione attribuisce alla società tecnologica italiana una valutazione di circa 24,6 miliardi di dollari e rappresenta una delle maggiori quotazioni negli Stati Uniti da parte di un’azienda europea. I dati finanziari consolidati mostrano una crescita accelerata: il 2025 si è chiuso con ricavi per 1,31 miliardi di euro (quasi il doppio del 2024) e un Ebitda del 21%. Il modello di business di Bending Spoons, guidata dal ceo e co-fondatore Luca Ferrari, è a metà strada tra una società tecnologica e un fondo di private equity. Punta ad acquisire aziende digitali, ristrutturarle attraverso una riduzione dei costi e un profondo rinnovamento tecnologico, anche facendo leva sull’AI. A differenza dei tradizionali fondi di private equity, la società non rivende le aziende acquisite, ma le mantiene all’interno del gruppo con l’obiettivo di accrescerne il valore. Tra le acquisizioni figurano Evernote, WeTransfer, Meetup, Brightcove, Vimeo, Aol ed Eventbrite. Nel corso degli anni la società ha completato oltre 50 operazioni e ha individuato più di mille aziende digitali possibili obiettivi di acquisizione. La quotazione rappresenta un banco di prova per l’interesse degli investitori nei confronti delle società software, da inizio anno un settore fortemente penalizzato a causa dell’AI.