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 2026  luglio 02 Giovedì calendario

Il caso del detenuto morto in cella: parlò di abusi, doveva vedere il pm

Doveva essere il giorno del suo racconto ai magistrati. È diventato quello della sua morte. Dennis Antonio Rodriguez Matute, 26 anni, cittadino honduregno detenuto nel carcere della Dogaia con l’accusa di tentato omicidio, è stato trovato senza vita all’alba di ieri nella cella che divideva con altri due detenuti. Poche ore dopo era prevista l’audizione fissata direttamente dal procuratore Luca Tescaroli sulle presunte violenze che sosteneva di aver subito durante il suo arresto.
Matute era figlio di immigrati dell’Honduras, entrambi badanti, che vivono in città da più di 15 anni. Era stato fermato il 12 maggio scorso insieme a un sedicenne italiano con l’accusa di aver tentato di uccidere un cameriere, Iacopo Cerbai, accoltellato al cuore durante una violenta aggressione avvenuta nel centro di Prato. Matute non aveva il coltello, quella sera, l’ipotesi principale è che a utilizzarlo sia stato il suo complice minorenne, ma lui era comunque presente. Dopo l’arresto gli era stata diagnosticata una frattura della mandibola, aveva anche altre contusioni agli arti e in particolare a un ginocchio. Ai medici aveva riferito che quella lesione era stata provocata dalle botte ricevute durante le fasi dell’arresto da parte di appartenenti alle forze dell’ordine. La circostanza era stata trasmessa alla Procura, che aveva aperto un autonomo filone d’indagine. Proprio per questo doveva essere sentito dal procuratore.
A dare l’allarme, all’alba di ieri, sono stati proprio i compagni di cella, ascoltati poi nel pomeriggio di ieri dagli inquirenti. Secondo quanto riferito, non avrebbero notato nulla di anomalo fino alla scoperta del corpo. Il medico del 118 ha potuto soltanto constatare il decesso. Nel primo referto viene indicato un presumibile arresto cardiaco durante il sonno. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di morte come conseguenza di altro delitto (articolo 586 del codice penale), che consentirà di svolgere tutti gli accertamenti necessari. Tra gli scenari al vaglio ci sono un’aggressione o un’eventuale assunzione di sostanze da parte del giovane durante la serata che ha preceduto la sua morte, ritenuto tra i più probabili al momento. Ma quale sostanza? E nel caso, fornita da chi? L’incarico è stato affidato dai magistrati al medico legale Luciana Sonnellini, che si è riservata di rispondere ai quesiti nei prossimi 90 giorni.
Il caso riporta anche l’attenzione sul carcere della Dogaia, istituto da tempo al centro di numerose inchieste della Procura di Prato. Negli ultimi mesi gli investigatori hanno documentato un articolato sistema di introduzione di droga e telefoni cellulari attraverso droni e frecce lanciate dall’esterno, delineando un quadro di persistenti criticità nella gestione dell’istituto. Negli ultimi mesi la Procura ha documentato un sistema di introduzione di droga e telefoni cellulari attraverso droni e frecce lanciate dall’esterno delle mura, delineando un quadro di controlli spesso aggirati e di forte criticità nella gestione dell’istituto. Il caso si inserisce inoltre in una settimana particolarmente difficile per il sistema penitenziario toscano. Il garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani, parla di «una vera e propria mattanza».