Avvenire, 1 luglio 2026
Rivoluzione tecnologica per il 5G. Ma l’Ue è indietro sul traffico dati
Vi è mai capitato di trovarvi a un concerto con 50-60 mila persone, smartphone in mano, e non riuscire nemmeno a inviare un messaggio o fare una telefonata? Oppure di essere allo stadio per una finale e vedere la rete mobile andare in crisi proprio nel momento decisivo? È una situazione sempre più comune: quando decine di migliaia di utenti si concentrano nello stesso luogo e nello stesso momento, le reti cellulari possono congestionarsi e non riuscire a garantire a tutti la stessa qualità del servizio. È proprio da qui che parte una delle principali promesse del cosiddetto 5G Standalone, considerato dagli operatori il “vero” 5G. Grazie al “network slicing”, la rete può essere suddivisa in corsie dedicate e riservare capacità specifica a un determinato evento, a un servizio pubblico o a un’applicazione industriale. In uno stadio, ad esempio, l’operatore potrebbe creare una fetta di rete dedicata agli spettatori, garantendo connessioni stabili anche in presenza di decine di migliaia di persone collegate contemporaneamente. Lo stesso principio può essere applicato a ospedali, porti, fabbriche o reti di emergenza.
È una delle applicazioni concrete della trasformazione descritta nell’edizione 2026 dell’Ericsson Mobility Report, il rapporto che monitora l’evoluzione delle telecomunicazioni a livello mondiale. Una trasformazione che sta accelerando con la crescita dell’intelligenza artificiale e che, secondo il gruppo svedese, richiede un forte rilancio degli investimenti nelle nuove reti 5G Standalone, soprattutto in Europa, dove la diffusione resta ancora limitata. Secondo il rapporto, nei primi tre mesi del 2026 sono stati attivati 162 milioni di nuovi abbonamenti 5G, portando il totale mondiale a 3,1 miliardi. Ericsson prevede che entro il 2031 si arriverà a 6,4 miliardi di connessioni e che l’85% del traffico mobile globale viaggerà su reti 5G. Già oggi quasi la metà del traffico dati mobile mondiale, il 48%, passa attraverso questa tecnologia.
Dietro questi numeri, però, si sta consumando una partita ben più strategica. La crescita dell’intelligenza artificiale, l’esplosione dei servizi cloud e l’affermazione di applicazioni industriali avanzate stanno modificando profondamente il modo in cui le reti vengono utilizzate. Non è più sufficiente garantire capacità di download sempre maggiori. Per la prima volta il traffico in uplink, cioè quello che dai dispositivi viaggia verso la rete, cresce più rapidamente del traffico in downlink. Ericsson rileva che su 55 operatori analizzati a livello globale, ben 43 registrano una crescita dell’uplink superiore a quella del downlink. È un segnale destinato ad accentuarsi con la diffusione dell’IA distribuita, degli agenti autonomi, della robotica industriale e dei veicoli connessi. Secondo le previsioni dell’azienda, nello scenario intermedio di adozione dell’IA il traffico uplink potrebbe triplicare entro il 2031, mentre nello scenario più avanzato potrebbe addirittura quintuplicare.
È proprio su questo punto che si concentra la riflessione di Andrea Missori, presidente e ad di Ericsson Italia. «Le reti mobili non sono solo infrastrutture di connettività per i consumatori, ma il sistema nervoso su cui si regge la competitività economica e la resilienza dei sistemi Paese», sostiene il manager. Una definizione che sposta il dibattito dalle tlc alla politica industriale. Secondo Ericsson, infatti, il nodo non riguarda tanto la diffusione del 5G tradizionale quanto quella del 5G Standalone, considerato il “vero” 5G. A differenza delle prime implementazioni, che continuano a utilizzare parte dell’architettura 4G esistente, il 5G Standalone è costruito su una rete completamente nuova e progettata per sfruttare tutte le funzionalità della tecnologia. Il 5G Standalone consente latenze molto più basse, maggiore affidabilità, una gestione più efficiente del traffico e soprattutto l’introduzione del network slicing. Il 5G Standalone apre inoltre la strada a servizi avanzati di localizzazione. Se oggi la posizione di un dispositivo mobile viene generalmente stimata attraverso la cella radio a cui è collegato, con margini di errore spesso significativi, le nuove reti consentono livelli di precisione molto superiori. Una capacità fondamentale per la logistica automatizzata, i veicoli autonomi, i robot industriali e più in generale per quella “physical AI” che Ericsson indica come la prossima frontiera dell’economia digitale.
È questa la vera rivoluzione economica del 5G: servizi differenziati e ad alto valore aggiunto per imprese, fabbriche, ospedali, infrastrutture critiche e pubbliche amministrazioni. I numeri mostrano che il mercato si sta già muovendo in questa direzione. A fine 2025 oltre 90 operatori nel mondo avevano lanciato reti 5G Standalone commerciali. Le offerte basate sul network slicing sono cresciute rapidamente, passando da 65 a 84 in appena sei mesi. Su 151 offerte commerciali di 5G Standalone censite da Ericsson, ben 84 utilizzano già forme di connettività differenziata.
Il problema è che l’Europa rischia di restare indietro. Nel materiale presentato da Ericsson, l’utilizzo del 5G Standalone nel continente riguarda appena il 5-6% della popolazione, mentre Cina, Stati Uniti e Corea del Sud guidano la corsa alla nuova infrastruttura digitale. In Italia il ritardo è ancora più evidente: il primo servizio commerciale 5G Standalone è arrivato soltanto alla fine del 2025 e la diffusione resta limitata. Per Missori si tratta di una questione che investe direttamente la competitività europea: gli operatori italiani hanno investito circa 6,5 miliardi di euro per acquisire le frequenze 5G, ma molte delle capacità della nuova tecnologia restano ancora inutilizzate. Senza una rapida evoluzione verso il modello Standalone, sostiene Ericsson, il continente rischia di perdere terreno proprio mentre l’IA sta ridefinendo l’economia digitale.