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 2026  luglio 01 Mercoledì calendario

La mossa di Cloudflare per costringere motori di ricerca e IA a pagare per quello che leggono

Dal prossimo 15 settembre Cloudflare, il gigante del connectivity cloud che gestisce oltre la metà del traffico web mondiale, bloccherà automaticamente tutti i crawler “a uso misto” – come quelli di Google – sulle pagine web che contengono pubblicità. Stiamo parlando di software automatizzati che svolgono contemporaneamente più compiti di natura diversa durante la stessa sessione di scansione di un sito web. Si tratta di una mossa che punta a porre fine all‘accesso gratuito di cui hanno goduto finora i colossi dell’intelligenza artificiale, costringendoli a separare le attività di ricerca da quelle di addestramento dei modelli, o a pagare i creatori di contenuti.
Fine del monopolio asimmetrico
Oggi gli agenti automatizzati e i bot generano più del 50% delle richieste totali sul web. In questo scenario, i motori di ricerca tradizionali detengono un vantaggio enorme e asimmetrico: Google, ad esempio, ha accesso a circa il doppio delle informazioni rispetto alle aziende di AI concorrenti perché, di fatto, ricatta i proprietari dei siti web. Se un editore vuole apparire nei risultati di ricerca, è costretto ad accettare che i suoi contenuti vengano saccheggiati gratuitamente anche per addestrare l’intelligenza artificiale.
Dal 15 settembre 2026, per tutti i nuovi clienti e per chi utilizza il piano gratuito di Cloudflare, le impostazioni predefinite cambieranno: sì all’indicizzazione per la ricerca, ma blocco totale all’addestramento AI e agli agenti autonomi sulle pagine monetizzate. Chi vorrà quei dati per l’AI dovrà negoziare e pagare.
“Lo scorso anno abbiamo fornito ai proprietari dei siti web trasparenza e controllo su quali bot potessero accedere ai loro contenuti e siamo entusiasti dei benefici che questo ha portato all’intero ecosistema”, ha dichiarato Matthew Prince, cofondatore e Ceo di Cloudflare. “Ora che la maggior parte del traffico su Internet non è più generata da esseri umani, dobbiamo fare un passo ulteriore e agire più rapidamente affinché possa emergere un ecosistema sostenibile. I nuovi strumenti e le nuove partnership di Cloudflare offrono ai proprietari dei siti web maggiore visibilità e nuove opportunità commerciali, premiando le aziende di AI i cui bot operano con intenti chiari e trasparenti. Ci auguriamo che le modifiche predefinite che proponiamo incoraggino i crawler a uso misto a separare chiaramente le attività di ricerca da quelle legate agli agenti AI e all’addestramento dei modelli”.
Il pubblico non cerca più solo sui motori di ricerca, ma interroga i nuovi motori di risposta, come ChatGPT o Perplexity. Per questo motivo, Cloudflare lancia la disciplina dell’AEO (Answer Engine Optimization), introducendo la dashboard Attribution Business Insights. Per la prima volta, i proprietari dei siti non saranno più ciechi: potranno vedere esattamente quali bot di AI utilizzano i loro testi, come li citano e quanto traffico umano reale restituiscono indietro al sito. Un’arma fondamentale per trattare i diritti d’autore con dati certi alla mano.
Pay Per Use
La vera svolta per i piccoli editori e i blogger indipendenti è il passaggio dal modello Pay Per Crawl al nuovo sistema Pay Per Use, sviluppato in collaborazione con partner come Ceramic.ai e You.com. Non si pagherà più il bot solo per aver scaricato la pagina, ma i creatori riceveranno una remunerazione automatica ogni volta che il loro contenuto genera valore, venendo citato nelle risposte fornite all’utente finale o usato da un agente AI per compiere un acquisto.
Grazie a protocolli aperti come Web Bot Auth, sviluppati in sinergia con Visa, Mastercard e American Express, i bot di intelligenza artificiale potranno identificarsi, verificare la propria legittimità e persino effettuare transazioni economiche sicure per conto degli utenti – ad esempio per acquistare un volo o sbloccare un articolo premium – senza esporre le credenziali di pagamento umane.