il Fatto Quotidiano, 1 luglio 2026
Pochi dolori e molte miserie del “capitalismo familiare” italiano
“Il capitalismo è sempre meno sociale”. Il giudizio è di Piergaetano Marchetti, notaio, professore alla Bocconi, pubblicato sul sito della Fondazione Pirelli presieduta da Marco Tronchetti Provera, che solo alcuni giorni fa è riuscito a riguadagnare la presidenza della Pirelli. Anche la sua storia fa parte delle vicende tortuose del capitalismo ereditario italiano di cui l’epicentro oggi sembra la EssilorLuxottica, fondata da Leonardo Del Vecchio.
Il capitalismo familiare italiano è sempre da tenere d’occhio. Secondo lo studio dell’Osservatorio Aub sulle aziende familiari, ad esempio, l’analisi dell’età dei leader “mostra come la crescita della quota di leader ultrasettantenni abbia registrato un forte rallentamento a partire dal 2020, pur continuando a rappresentare una componente rilevante della leadership”. Come a dire, meglio rinviare la successione. E quando il capitale viene aperto a soggetti esterni alla famiglia l’obiettivo è monetizzare vendendo soprattutto a fondi di investimento o ad altre famiglie imprenditoriali.
Del Vecchio. Punta a garantirsi la proprietà della cassaforte di famiglia, Delfin, il figlio di Leonardo, Leonardo Maria, che sta cercando di convincere i fratelli – due di loro, Paola e Luca sono stati già convinti – a vendergli le quote. Solo che si tratta di pacchetti azionari pesantissimi, ognuno dei quali (gli eredi sono otto) vale 5 miliardi. Per acquistare dai due fratelli, Leonardo Maria – editore del gruppo Rieffser e del 30% del Giornale – si indebiterebbe per 10 miliardi con le banche. Per il momento l’operazione è praticamente bloccata (vedi riquadro in pagina), ma utile a confermare una vecchia abitudine dei “rampolli” italiani: soddisfare le ambizioni a debito.
Pirelli. È il caso di una vecchia storia, quella di Pirelli, dove il fondatore cedette lo scettro al genero, Marco Tronchetti Provera, il quale a inizio anni 2000 decide di acquistare la Telecom strapagandola e rivendendola a molto meno. Quando le perdite così realizzate minacciavano la stessa Pirelli, Tronchetti Provera è costretto a passare il comando, nel 2015, al gruppo ChemChina poi assorbito da Sinochem, che fa capo allo Stato cinese. Ed è solo grazie all’utilizzo da parte del governo italiano del golden power se pochi giorni fa Tronchetti Provera, pur non possedendo la maggioranza, è stato di nuovo eletto presidente con uno stipendio, come ricordava sul Fatto Gianni Dragoni, da 18,15 milioni lordi nel 2025.
Agnelli. Eredi che sfruttano la montagna di soldi su cui sono seduti. Non che gli antenati brillassero per vocazione all’interesse nazionale: sotto la guida di Gianni Agnelli, il primo vero grande rampollo di famiglia, la Fiat non sarebbe andata da nessuna parte. Ma forse nemmeno lui avrebbe previsto quello che è accaduto negli ultimi dieci anni. Basta pensare al declino della Juventus e della Ferrari, ma anche alla distruzione di Repubblica e La Stampa, lasciati con perdite pesantissime e liquidati in fretta e furia. Quanto a Stellantis, la ex Fiat- Chrysler, le sue vicende dipendono anche dall’eredità di Sergio Marchionne, che iniziò la progressiva dismissione industriale, proseguita con più nettezza da John Elkann, che della “nuova” Stellantis è il presidente. E che ora deve lottare coi giudici per le magagne riscontrate nel processo ereditario grazie al quale comanda e contestate in tribunale da sua madre.
Berlusconi. A Pier Silvio e Marina Berlusconi, che hanno ereditato il controllo dell’impero del padre Silvio, non è toccato distruggere nulla. Da quando è morto il fondatore, nel 2023, i ricavi del gruppo sono rimasti stabili: da 2,8 miliardi del 2022 a 2,9 del 2024 con utile operativo in discesa (da 860 a 834 milioni), ma più utile netto (263 milioni nel 2024, +35% in soli due anni). Vedremo come gli andrà ora che hanno finalmente comprato la tv tedesca ProSiebenSat.
Caprotti. I soldi, si sa, sono quel per cui si litiga nelle aziende familiari (e nelle famiglie). Si prenda la famiglia Caprotti. Il vecchio leader, Bernardo, fondatore di Esselunga, ha lasciato un’eredità che ha scontentato i figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, avendo intestato gli immobili alla seconda moglie e alla loro figlia. Nel frattempo, l’azienda di supermercati, protagonista indiretta anche del crollo del cantiere di Firenze nel 2024, si è risollevata dalla crisi iniziata col Covid solo con l’ultimo bilancio: il 2025 s’è chiuso con 9,5 miliardi di ricavi e 160 milioni di utile.
I Benetton. In casa Benetton, crolli di ponti a parte, i guai sono auto-indotti. Giuliana Benetton e figli, infatti, vorrebbero uscire da Edizione, la holding della famiglia, che dovrebbe ricomprare le loro quote per 3 miliardi. Nel frattempo va malissimo l’azienda di abbigliamento da cui tutto è nato (perdite per 230 milioni nel 2024, ridottesi a 33 milioni nel 2025). Fortunatamente per la famiglia veneta lo Stato ha fatto in modo che uscissero con bei soldi dal pasticcio Autostrade.