repubblica.it, 1 luglio 2026
Il sogno delle isole Shetland: una rete di tunnel sottomarini al posto dei traghetti
Una serie di tunnel sottomarini per collegare tra di loro le isole Shetland. Gallerie che scendono fin sotto il fondo dell’Atlantico. La possibilità di andare in auto da un punto all’altro del più settentrionale arcipelago della Scozia, invece di usare i traghetti. Le autorità locali hanno già dato l’approvazione al progetto. C’è pure una stima dei costi, 1 miliardo e mezzo di sterline (circa 1 miliardo e 700 milioni di euro), e del tempo necessario a completare i lavori: otto anni. “È l’iniziativa che potrebbe completamente trasformare l’economia delle Shetland”, dice Maggie Sandison, sindaca delle isole, alla Bbc.
L’esempio delle isole Faroe
A qualcuno può sembrare un’idea fantascientifica, impossibile da realizzare. Eppure, esistono precedenti tali da farla considerare fattibile. Ancora più a nord delle Shetland, che hanno una popolazione di 23 mila persone, un altro arcipelago, quello delle Faroe, territorio autonomo della Danimarca con 54 mila abitanti, ha cominciato a costruire tunnel negli anni Sessanta e ora ne ha una ventina, di cui quattro sottomarini che collegano l’isola di Streymoy all’isola di Eysturoy: il più lungo si estende per 11 chilometri e mezzo e nel punto più profondo arriva a 187 metri sotto l’Atlantico. I tunnel hanno dimezzato il tempo necessario ad andare da un’isola all’altra.
“Alle Faroe abbiamo imparato che investire nelle infrastrutture è un buon investimento”, afferma il premier del governo autonomo Aksel Johanessen. “I tunnel sarebbero un investimento altrettanto buono per le Shetland, facendo crescere il business, il turismo e la popolazione”.
Più economici dei traghetti
Uno studio elaborato dalle autorità delle Shetland calcola che, nel lungo termine, la spesa necessaria per costruire una rete di tunnel sarebbe un risparmio rispetto agli odierni traghetti, che costano 23 milioni di sterline l’anno e ogni anno trasportano 750 mila passeggeri ma non sono più sufficienti a soddisfare la domanda. Tra acquistare nuovi traghetti, assumere più personale, rinnovare le strutture portuali, e puntare su avveniristici collegamenti via tunnel, l’arcipelago scozzese punta dunque sulla seconda opzione. Da finanziare attraverso fondi pubblici del governo di Edimburgo, investitori privati e futuri pedaggi che gli automobilisti del posto pagherebbero per usare i tunnel.
Pony, pesca e petrolio
Situate a 187 chilometri a nord della costa della Scozia, a circa altrettanti a ovest di quella della Norvegia, lungo la confluenza tra l’Atlantico settentrionale e il mare del Nord, le Shetland vivono di pesca e turismo ma vantano anche giacimenti di petrolio e ospitano un porto spaziale per lanci di satelliti e razzi nell’orbita della terra: un potenziale che nel recente passato ha fatto considerare ad alcuni dei loro politici perfino l’ipotesi di una secessione dalla Scozia, e di conseguenza dal Regno Unito, per diventare una piccola ma ricca nazione indipendente.
Se l’iniziativa dei tunnel verrà approvata, probabilmente non sarà l’unica: anche le Ebridi esterne, al largo della costa occidentale della Scozia, hanno proposto un sistema di gallerie per collegare le isole l’una all’altra.
Del resto, la stessa Inghilterra è collegata alla Francia e al continente europeo da un tunnel, lungo 31 chilometri, che passa sotto il canale della Manica, arrivando a una profondità massima di 75 metri. Un tempo note nel resto del mondo soprattutto per i loro pony, razza di cavallini noti per la forza e la capacità di resistere in un clima molto rigido, le Shetland potrebbero lanciare una rivoluzione nei collegamenti fra isole. E l’idea fantasiosa di un “bar sotto il mare”, per citare il romanzo di Stefano Benni, sarebbe destinata a diventare realtà.