repubblica.it, 1 luglio 2026
Sciopero climatico alla Marcegaglia
Lavorare in uno stabilimento anche a 48 gradi. Mentre fuori, all’aperto, l’inferno delle temperature non si placa. È l’immagine che arriva dai reparti dello stabilimento Marcegaglia Ravenna (Marcegaglia Ravenna Spa e Marcegaglia Carbon Steel), dove l’ondata di caldo ha portato Fiom-Cgil e Usb a proclamare lo sciopero per oggi, 30 giugno. Nei capannoni dell’azienda metallurgica, raccontano i delegati, il caldo esterno si somma a quello dei macchinari e delle bobine appena lavorate. In alcune postazioni (delle circa 10 totali) si supererebbero i 45 gradi, con picchi anche fino a 48. «Serve un ambiente dove si possa respirare», dice Michele Iannantuoni, 48 anni, lavoratore dal 2002, delegato sindacale da quasi venti. «Non sono condizioni sostenibili per i lavoratori». Le sigle parlano di affaticamenti e persone costrette a fermarsi. E chiedono, tra le altre cose, «distribuzione gratuita dell’acqua e l’aumento delle pause lavorative». Invece l’azienda esclude che ci siano stati malesseri, assicura di rispettare l’ordinanza regionale «con un grado in più di conservatività», e di avere già messo in campo le misure cautelative previste dall’ordinanza.
Lo sciopero riguarda 1200 lavoratori
Lo sciopero è stato indetto solo da Fiom e Usb e riguarda una fabbrica da quasi novecento dipendenti diretti e che raggiunge quasi 1.200 lavoratori contando anche gli appalti. È proprio su questi ultimi, insieme a chi lavora fuori dai pulpiti (cabine) climatizzati, che si concentrano le preoccupazioni dei sindacati: imballaggi, ricottura, cioè quei reparti in cui il lavoro resta manuale o richiede di uscire dalle postazioni più fresche. Un problema che va avanti da anni, fanno sapere i sindacati. Ma che l’ondata di caldo ha ulteriormente accentuato. Le organizzazioni adesso chiedono investimenti strutturali, raffrescatori più efficaci, pause adeguate e ritmi compatibili con le temperature (interne e esterne). «Bisogna creare ambienti dove ci sia almeno una climatizzazione o un raffrescamento adeguato», spiega ancora il delegato. L’adesione al turno della mattina e a quello del pomeriggio si è fermata al 10%, sempre secondo fonti aziendali. Fim-Cisl e Uilm-Uil non hanno aderito.
Il richiamo all’ordinanza della Regione
Ma il percorso è più lungo di così. Tutto è cominciato venerdì con la lettera e il comunicato di Fiom e Usb insieme alla Rsu. Nel documento i sindacati denunciavano «un’esposizione alle alte temperature al limite della sopportabilità», soprattutto per chi opera negli spazi aperti e fuori dai pulpiti, con un riferimento al Centro Servizi. Sempre nel documento viene richiamata anche l’ordinanza regionale che vieta il lavoro all’aperto dalle 12.30 alle 16 negli spazi dedicati alla logistica. Una misura che secondo le sigle deve valere per tutti i lavoratori del sito, diretti e in appalto. Di più. Al caldo si intrecciano altri problemi segnalati dalle sigle sindacali. Come il parziale distacco di una pinza nei magazzini automatici di uno dei capannoni. O il tema che riguarda la viabilità vicino allo stabilimento, con buche e voragini che secondo i lavoratori avrebbero già causato danni alle auto e problemi di sicurezza stradale. Da qui lo stato di agitazione, con sciopero dello straordinario e delle flessibilità, poi sfociato nella mobilitazione di ieri.
La replica di Marcegaglia: applicate le misure previste
Marcegaglia respinge però il quadro di emergenza tracciato dai sindacati. Ancora fonti aziendali sottolineano che la prima lettera di Fiom e Usb è arrivata venerdì e che la direzione ha risposto proponendo un incontro per il 2 luglio. A quell’appuntamento hanno dato disponibilità Fim-Cisl e Uilm-Uil, mentre Fiom-Cgil e Usb si sarebbero rese disponibili non prima del 13 luglio. E anche se l’azienda ribadisce che sono già applicate le misure previste dall’ordinanza regionale, i sindacati chiedono investimenti veri: non solo misure tampone per attraversare l’ondata di caldo, ma soluzioni strutturali per rendere sostenibile il lavoro nei mesi (e nelle estati) che verranno.