repubblica.it, 1 luglio 2026
Kiev: Zaluzhny annuncia la candidatura alle presidenziali
La partita politica ucraina potrebbe riaprirsi, con una sfida diretta alla presidenza: quella più attesa, lanciata dal generale Valerii Zaluzhnyi. È il comandante che ha ricostruito le forze armate dopo le disfatte nel Donbass, guidando la sorprendente resistenza della primavera del 2022 e i contrattacchi che nell’autunno potevano dare scacco matto agli invasori a Kherson. Alla fine del 2023 aveva proposto una riforma totale dell’esercito, con giovani di leva e un anno di addestramento prima di tornare all’assalto. Ma Zelensky a febbraio 2024 lo ha rimosso, nominandolo “eroe della patria” e spedendolo a Londra come ambasciatore. La popolarità del generale è rimasta intatta e in primavera veniva accreditavano come vincente in duello alle urne.
Adesso il clima è cambiato. I successi militari sul campo e nei raid contro le raffinerie russe hanno sollevato il morale ucraino e i consensi per il grande capo. E, stando all’informatissima Ukrainska Pravda, Zelensky ha riunito i suoi più stretti collaboratori in una residenza isolata tra i boschi per studiare un blitz: cavalcare il momento favorevole e andare a votare in autunno, interrompendo la moratoria imposta dalla guerra. Lo ha fatto pure sulla base di sondaggi recenti che lo danno in vantaggio sui rivali. E così avrebbe deciso di affrontare faccia a faccia l’avversario più quotato.
L’occasione è stata la convocazione a Kiev di Zaluzhnyi per discutere delle dimissioni del premier Starmer e delle relazioni future con la Gran Bretagna, uno dei più determinati sostenitori dell’Ucraina. Il colloquio però è passato rapidamente dalle prospettive inglesi alla situazione ucraina. Stando al resoconto della Ukrainska Pravda, che cita anonimi testimoni presenti all’incontro, il presidente ha detto all’ambasciatore che si stavano creando le condizioni per indire votazioni in autunno, ma c’era la necessità di evitare che la campagna elettorale minasse la coesione del Paese. E quindi ha chiesto: “Se si vota, ti candiderai?”. La risposta del generale è stata netta: “Sì lo farò”. Il generale ha precisato di non avere mai cercato una carriera politica, ma tante persone hanno riposto le speranze in lui e non sarebbe in grado di spiegare perché disprezza la loro fiducia.
La conversazione sarebbe proseguita per chiudersi con una stretta di mano. Zaluzhnyi avrebbe poi parlato con Rustem Umerov, l’ex ministro della Difesa che oggi è segretario del consiglio di sicurezza presidenziale, e con Davyd Arakhamiia, il leader del partito di Zelensky. Entrambi gli hanno ripetuto che la sua discesa in campo poteva spaccare la società e trasformare la campagna in un pericolo per lo Stato: sarebbe stato un regalo a Putin. Non è chiaro se abbiano ventilato di concedergli la poltrona di primo ministro in caso di rinuncia alla candidatura. In ogni caso, il generale ha ribadito la volontà di farsi avanti. I colloqui si sono chiusi con l’invito a ripensarci.
La determinazione dell’ex comandante può rappresentare un ostacolo pesante per i disegni del presidente e molti nel suo staff credono che a questo punto sia meglio evitare competizioni elettorali. Nella “House of cards” di Kiev però le dinamiche politiche sono molto complesse e si vocifera di un’altra carta che Zelensky potrebbe giocare: far candidare un altro generale, altrettanto popolare. Si tratta di Kyrylo Budanov, l’ex numero uno del servizio segreto militare e ora capo dell’ufficio presidenziale: il regista delle azioni più clamorose degli 007 ai danni del Cremlino.
Secondo gli ultimi sondaggi, Zaluzhnyi avrebbe il 28 per cento, Budanov il 12 e Zelensky il 34 per cento che gli garantirebbe di uscire in testa dal primo turno. La fase successiva però è meno certa. E per farcela Zelensky avrebbe bisogno dei voti di Budanov. Allo stesso tempo, il suo partito non avrebbe la maggioranza assoluta e sarebbe obbligato a costruire una coalizione. Questo significherebbe ridurre le prerogative presidenziali alla politica estera – per tutelare il sostegno internazionale – e alle operazioni militari, concedendo il resto del potere al leader del parlamento: posizione che verrebbe offerta a Budanov, con la designazione a fare il salto alla massima carica nella successiva legislatura.
Budanov però avrebbe tenuto fede al suo stile gelido e non si sarebbe espresso. Il tempo gioca a suo vantaggio: Zaluzhnyi da Londra è lontano dalla platea mediatica, mentre l’ex capo delle spie ha un ruolo ufficiale che lo rende protagonista ogni giorno. Non solo. Ha dimostrato la sua abilità a muoversi nelle stanze del palazzo della Bankova, sfruttando lo scandalo della corruzione per rimpiazzare Andrij Yermak, l’ex produttore di Zelensky quando era solo un attore e poi regista per sei anni del suo sistema di potere. Insomma, come ha fatto nelle operazioni top secret, Budanov potrebbe puntare a un colpo decisivo.
C’è un altro nome da tenere d’occhio: Alexander Usyk, il campione di boxe imbattibile con 25 KO di fila, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012 sconfiggendo Clemente “Tatanka” Russo e da allora vincitore dei titoli mondiali di quattro associazioni. Una leggenda del pugilato. Per quanto in Occidente possa apparire un personaggio improbabile, in Ucraina ha un seguito enorme: per vedere il suo match, un mese fa la popolazione è rimasta in casa davanti alla tv nonostante un devastante bombardamento russo. In un’intervista Usyk ha dichiarato di volere combattere ancora un paio di anni e poi mettersi “al servizio dello Stato”. E, mostrandosi attento alla situazione, ha specificato che “al momento sono più in basso del presidente, quindi non vado da nessuna parte”.
La sfida elettorale potrebbe trasformarsi in un ring troppo affollato. Ed è altamente probabile che Zelensky non corra il rischio di ritrovarsi al tappeto e rinvii le urne alla fine del conflitto.