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 2026  luglio 01 Mercoledì calendario

Il rebus preferenze non si scioglie. Legge elettorale, ipotesi rinvio

Sulle preferenze il centrodestra resta in stallo. E il rinvio di sette giorni dell’esame della legge elettorale alla Camera, da ieri sera non è più tabù. Prendere tempo tornerebbe utile per comporre il dissidio. Il vertice tra i partiti di maggioranza, in via della Scrofa, si è svolto. Ma senza coinvolgere i leader come inizialmente ipotizzato. «I tempi per una mediazione non erano maturi, la riunione sembrava inconcludente – rivela uno dei partecipanti —, così il coinvolgimento dei leader è stato spostato più in là. Prima di collegarsi con Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, bisognava trovarsi almeno a metà del percorso».
Lo slittamento dell’esame della legge elettorale in Aula, dal prossimo martedì, 7 luglio, a quello successivo, 14, si dovrebbe concretizzare oggi in conferenza dei capigruppo. Ufficialmente per accogliere la richiesta del Pd che l’8 luglio ha in programma una manifestazione nazionale a Napoli che impedirebbe ai suoi parlamentari di presenziare ai lavori. «Quando le opposizioni chiedono con forza un rinvio per un evento di partito, di solito le si ascolta», apre Giovanni Donzelli (FdI). Ed è la prima volta, dopo diversi giorni che la richiesta tiene banco in Transatlantico. All’evento del Pd, poi, si è aggiunto un ostacolo logistico: il 7 luglio interventi programmati sulla linea ferroviaria e uno sciopero esporrebbero i parlamentari diretti a Roma al rischio di mega ritardi. Argomenti tutti ragionevoli. Ma la vera spinta al rinvio l’ha data accorgersi che il nodo delle preferenze non si può ancora sciogliere. «Per Giorgia Meloni non si può rinunciare, sul tema si è espressa troppe volte e troppo nettamente», confida un parlamentare di FdI. E del resto ancora ieri Roberto Vannacci ha sollecitato la premier con il suo stile: «Presidente, tiri fuori gli attributi. Ci garantisca una legge elettorale con preferenze vere, senza posizioni bloccate e senza parlamentari unti dalle segreterie di partito». Ma Lega e Forza Italia restano contrari.
Sul tavolo i tecnici meloniani hanno messo già da qualche giorno la proposta di tenere bloccato primo e secondo nome della lista e limitare l’elezione con preferenze dal terzo in avanti. Una concessione significativa, considerando che ben pochi partiti eleggono più di due parlamentari per collegio e che probabilmente FI e Lega non sarebbero tra questi. Ma anche questa ipotesi – già bollata come «truffa» dagli avversari – non scalda gli alleati di governo di Meloni. «Un compromesso si troverà, io sono ottimista – concede Donzelli alla fine dell’incontro —, ci vedremo ancora in questa settimana». Un punto che è stato condiviso da tutti i partecipanti al vertice (per FdI, oltre a Donzelli, partecipava Angelo Rossi, per FI Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, per la Lega Andrea Paganella, Claudio Durigon e Roberto Calderoli) è che «sulle preferenze non possiamo farci impallinare da Vannacci». Il dilatarsi della discussione in Aula, concede più tempo per trovare il modo. Certo l’obiettivo, che fino a ieri sembrava non negoziabile, di arrivare all’approvazione alla Camera entro la metà di luglio, sfumerebbe. Ma, appunto, ora questo sembra il male minore.
Intanto tutti i partiti lavorano agli emendamenti. E ieri Forza Italia ha tirato fuori due possibili proposte di modifiche che potrebbero aprire un altro fronte interno al centrodestra: uno per eliminare il recupero del miglior perdente, l’altro per innalzare la soglia di ogni lista coalizzata dall’1 al 3 per cento. Entrambe misure che penalizzerebbero i movimenti più piccoli e tra questi senz’altro Noi moderati. La mossa viene considerata una spinta per federarsi in una lista unica, come alle ultime Europee, o anche come una ritorsione da leggere nella contesa aperta tra FI e Nm riguardo al candidato sindaco di Milano. Si profila poi una nuova correzione (unitaria) al testo licenziato dalla commissione – «solo una correzione materiale» assicura Nazario Pagano (FI) – su un aspetto tuttavia centrale come il meccanismo di riparto dei seggi.