Corriere della Sera, 1 luglio 2026
Bentley, truffe e yacht: la vita dorata degli oligarchi ucraini del «Battaglione Monaco»
Nell’estate del 2022, Mykhailo Tkach, giornalista investigativo del quotidiano Ukrainska Pravda, arriva nel sud della Francia. Non parla né inglese né francese ma ha con sé una macchina fotografica e un drone. Una volta sbarcato nel Principato, il reporter riesce a immortalare un membro del Parlamento e l’ex direttore della protezione economica della polizia nazionale ucraina mentre fanno jogging. È lui a coniare il termine «Battaglione Monaco», un elenco di 84 tra deputati e oligarchi. Uomini che, mentre il loro Paese finiva sotto i colpi di Mosca, facevano i bagagli e si rifugiavano a Monaco, Montecarlo e Nizza.
Tra loro, c’era anche Vadim Ermolaev, oggi 58enne. Immobiliarista nato e cresciuto nella città ucraina di Dnipro, molto vicino alla potente comunità ebraica locale, nel 2018 rinuncia al passaporto ucraino e prende la cittadinanza europea di Cipro. Oltre a Monaco, frequenta spesso Londra e Parigi. L’anno successivo, l’Ucraina gli impone sanzioni. Secondo l’Sbu, l’intelligence interna di Kiev, l’oligarca continua a commerciare alcolici nella Crimea occupata e a versare milioni di dollari di tasse al tesoro russo.
Nonostante l’interessato neghi e parli di ingenti perdite, nel 2020 la rivista Forbes lo nomina 39° ucraino più ricco, con un patrimonio di 230 milioni di dollari. Nel dicembre 2025, il figlio maggiore di Ermolaev, Artur, 35 anni, viene arrestato a Cipro prima di essere estradato in Estonia. Si dichiara colpevole per aver organizzato una rete di call center di investimenti fraudolenti in criptovalute in Europa e in Turchia, con basi a Kiev e Dnipro.
Tra gli altri nomi celebri del battaglione, il deputato ucraino Ihor Abramovich e Serhiy Vyazmikin, ex direttore ad interim del Dipartimento per la protezione economica della polizia nazionale ucraina, avvistati a passeggiare a Cap Ferrat. Poi uomini d’affari come Kostyantyn Zhivago, quarto uomo più ricco di Ucraina, ex proprietario della banca Jsc, sospettato di appropriazione indebita per 113 milioni di dollari. Il suo yacht, lo Z (ironia della sorte: come la lettera simbolo usata in guerra dai russi), nel 2022 era ancorato al largo di Monaco. Ma anche Ihor Surkis, oligarca noto per essere proprietario e presidente della Dynamo Kyiv dal 2002, noto habitué del casinò di Montecarlo con il fratello, l’ex deputato Hryhoriy Surkis ed ex capo della Federcalcio ucraina.
I giornalisti avvistano poi una Bentley Flying Spur con targa di Dnipro del valore di 290 mila euro. Proprietà: Vadim Ermolaev. Varcando il confine, gli 84 membri del «Battaglione Monaco» hanno violato la legge marziale imposta dal governo di Kiev, che vieta agli uomini tra i 18 e i 60 anni abili alla leva di lasciare il Paese. Per i deputati – sottolinea ancora l’inchiesta – c’è poi l’aggravante di aver disertato, in un momento particolarmente delicato, i lavori della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino. Ben diverso dal «Battaglione Tamigi», nome con cui era chiamato l’esercito di ragazzi italiani che trovavano impiego nelle grandi società finanziarie inglesi evitando così il servizio militare all’epoca ancora obbligatorio.
George Woloshyn, editorialista del Kyiv Post, ha commentato: «Queste sono persone che hanno fatto fortuna in uno dei Paesi più poveri d’Europa e stanno aspettando di vedere come finirà la guerra». Poi la proposta: se non incarcerati o condannati, gran parte della società ucraina chiede di multare i membri del «Battaglione». Soldi che potrebbero essere usati – suggerisce ancora Woloshyn – per la riabilitazione dei soldati feriti e per comprare ai militari protezioni più efficaci.
In realtà, nonostante gli scandali di corruzione che hanno coinvolto anche figure apicali del governo, pochi provvedimenti sono stati presi contro gli oligarchi, ai quali sono stati imposti solo limiti di trasferimento fondi. Più controllati invece deputati e funzionari, colpiti soprattutto da restrizioni amministrative e politiche ai viaggi all’estero.