Corriere della Sera, 1 luglio 2026
Montecarlo, è caccia all’uomo «L’attentatore forse in Italia»
I pochi agenti del Principato e le forze dell’ordine della Francia stanno ancora dando la caccia all’uomo con i pantaloni chiari e un cappello nero, che lunedì sera è stato ripreso dalla videosorveglianza dopo avere lasciato lo zaino con una bomba davanti alla palazzina dove abita Vadim Ermolaev, 58 anni, ricchissimo uomo d’affari originario dell’Ucraina ma divenuto cittadino cipriota nel 2019. Un furgone della polizia scientifica resta parcheggiato davanti all’ingresso dell’edificio.
Residente dal 2021 a Monaco, dal dicembre 2023 Ermolaev è colpito da sanzioni decise dal presidente Volodymyr Zelensky per le sue attività commerciali in Crimea, annessa dalla Russia. È stato gravemente ferito ma la sua vita non è più in pericolo. Le altre due vittime dell’attentato sono la compagna e il figlio adolescente di quest’ultima, colpito meno gravemente. I tre fanno parte di una stessa «famiglia», secondo il ministro di Stato (capo del governo) monegasco, Christophe Mirmand, e sono ricoverati in un ospedale di Nizza. Secondo una fonte vicina alle indagini, il ragazzino sarebbe stato scaraventato a 15 metri di distanza dall’esplosione. Sua madre era ancora ieri in condizioni critiche e ha perso entrambe le gambe. Secondo la stessa fonte, le prime analisi suggeriscono che la madre avrebbe cercato di proteggere il figlio al momento dell’esplosione e per questo avrebbe riportato le ferite più gravi.
Il tentato omicidio ha scosso la tranquillità del solitamente molto sicuro micro-Stato di due chilometri quadrati e appena 40.000 abitanti, con una popolazione internazionale e spesso molto facoltosa. Il principe Alberto II ha denunciato in un comunicato «un crimine odioso» che rappresenta «uno choc per tutta la comunità monegasca». Molti miliardari dell’Est hanno scelto il Principato per la sua reputazione di luogo tranquillo. Tra loro c’è Seyar Kurshutov, un uomo d’affari originario della Crimea, vicino a Vadim Ermolaev. Il suo amico era «ossessionato» dalla propria sicurezza, ha raccontato Kurshutov dal bordo di una piscina monegasca tramite una videochiamata su WhatsApp con Le Monde. «Vadim viveva sul filo del rasoio.»
Secondo fonti della polizia ucraina, l’attentato commesso nel Principato è collegato al mondo delle truffe dei call center, una rete di raggiri finanziari su vasta scala a livello europeo in cui la famiglia Ermolaev è fortemente coinvolta.
Tra il 2019 e il 2022, queste strutture hanno estorto oltre 100 milioni di euro a migliaia di risparmiatori europei, in particolare in Germania, Estonia e Ucraina, tramite falsi investimenti in criptovalute o anche consulenze in materia di divorzio.
L’attentatore ha fatto perdere le sue tracce a Beausoleil, in territorio francese, e viene ricercato con l’aiuto di due elicotteri. Nelle ultime ore l’ipotesi ritenuta più plausibile dagli investigatori è che abbia raggiunto l’Italia, distante solo una dozzina di chilometri. Su movente e mandanti il procuratore generale di Monaco, Stéphane Thibault, ha evitato qualsiasi commento durante la conferenza stampa, rifiutandosi anche di confermare ufficialmente l’identità del bersaglio, Vadim Ermolaev.
Accanto a un regolamento di conti nell’ambito delle truffe dei call center, gli investigatori seguono anche la pista di un’operazione orchestrata dall’Sbu, i servizi segreti ucraini, che potrebbero avere lanciato un avvertimento agli uomini d’affari considerati traditori dell’Ucraina e vicini per interesse personale al potere russo.