Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 30 Martedì calendario

La Corte Suprema Usa boccia l’ordine esecutivo di Trump che cancellava lo ius soli

La Corte Suprema ha bocciato l’ordine esecutivo con il quale Donald Trump imponeva la fine dello ius soli, la cittadinanza per diritto di nascita. Un duro colpo per il presidente Usa. L’abolizione di quello che era un principio basilare dell’America dei padri fondatori è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna del tycoon e uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale. Una delle sue decisioni più controverse e scioccanti che adesso viene cancellata dalla Corte Suprema.
Secondo quanto riportato da Nbc News, i giudici hanno stabilito che l’ordine esecutivo firmato da Trump nel primo giorno del suo secondo mandato alla Casa Bianca, viola apertamente il 14° Emendamento della Costituzione, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano. I giudici si sono basati su un’interpretazione consolidata dell’emendamento, adottato dopo la guerra civile, e sulle leggi federali più recenti per stabilire che chiunque sia nato nel Paese, con eccezioni molto limitate, è un cittadino. Le restrizioni imposte da Trump erano state bloccate da diversi tribunali di grado inferiore e non avevano avuto effetto in nessuna parte degli Stati Uniti.
La decisione ha visto i giudici della Corte Suprema divisi con 5 voti a favore della bocciatura e 4 contrari. A favore del mantenimento dello ius soli sono stati John Roberts, Sonya Sotomayor, Helena Kagan, Amy Comey Barrett e Ketanji Brown Jackson. “Accetterò” la decisione della Corte, aveva detto Trump prima della sentenza. “Ritengono – aveva però ribadito – che il diritto alla cittadinanza per nascita sia negativo per il Paese. Siamo l’unico paese che lo ha. È distruttivo e costoso”. Ma i giudici hanno stabilito che il presidente Usa non è legittimato a fare ciò che vuole, senza alcun ostacolo o impedimento.
“La cittadinanza, ieri come oggi, è avere il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica”. Lo ha detto il presidente della Corte Suprema John Roberts, sottolineando che il 14mo Emendamento estende questa promessa “a ogni persona nata in questa terra. Oggi manteniamo questa promessa“. Il 14mo emendamento stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”, ha aggiunto Roberts.
Il decreto presidenziale, rimasto congelato dai tribunali inferiori e mai entrato effettivamente in vigore, mirava a riscrivere radicalmente la prassi costituzionale, restringendo il diritto di nascita solo ai neonati con almeno un genitore cittadino o residente permanente. Si tratta della terza pesante sconfitta giudiziaria negli ultimi mesi per la Casa Bianca – dopo la bocciatura dei dazi doganali e il veto sul licenziamento immediato dalla Federal Reserve di Lisa Cook – a dimostrazione che la maggioranza conservatrice di 6 a 3 della Corte non è disposta ad assecondare ogni forzatura dell’esecutivo. I giudici hanno invece riaffermato la validità dello storico precedente del 1898 (United States v. Wong Kim Ark): la decisione accoglie così i ricorsi presentati dagli Stati progressisti e dalle associazioni per i diritti civili, guidate dall’Aclu, che avevano denunciato l’illegittimità del provvedimento a tutela di migliaia di famiglie e neonati che rischiavano l’esclusione dai diritti fondamentali.
Donald Trump ha invece esultato per un’altra decisione della Corte Suprema che ha mantenuto il divieto deciso da Trump per gli atleti trans di gareggiare nelle squadre femminili di scuole e università. “Grande vittoria: la Corte Suprema ha appena stabilito che gli uomini non possono gareggiare negli sport femminili”, ha scritto il presidente su Truth. “Questo mette fine ad una situazione assurda!!!”, ha aggiunto.