La Stampa, 30 giugno 2026
Intervista a Moreno Conficconi
Se c’è un personaggio che incarna vita, morte e resurrezione del liscio, questo è «Moreno il Biondo»: classe 1958, romagnolo fino al midollo, cresciuto nel mito di Secondo Casadei, al quale si è ispirato fin da bambino per poi essere adottato musicalmente dal gran sacerdote di valzer e mazurche Raoul, Moreno Conficconi – insieme a Claudio Cecchetto – tiene alto il vessillo del sound della Riviera con il Festival di San Liscio, al via domani. Si tiene a Gatteo Mare, e dove se no? Perché è qui, a pochi passi dalla villa che fu di Raoul, che vive il clarinettista e front-man, e che il cuore della tradizione batte più forte.
Moreno, com’è nata la sua passione per il genere? Negli anni Sessanta e Settanta i ragazzi della sua età andavano matti per il rock’n’roll, mica per il liscio.
«A dieci anni vivevo a Galeata, un piccolo centro del Forlivese, e ho cominciato a suonare nella banda del paese. A fine esibizione si facevano le musiche romagnole di Secondo Casadei. Poi, a 13 anni, a un veglione della sporta – la festa dove la gente si portava da mangiare nella borsa, che per noi è la sporta – è venuto proprio lui, Secondo: vedere questo signore vestito di bianco che suonava il violino sul palco mi ha ispirato, ho voluto fare quello che faceva lui».
Lei ha studiato al conservatorio.
«Ho preso il diploma di clarinetto al liceo musicale di Forlì e poi mi sono iscritto al conservatorio a Bologna, dove suonavo di nascosto, dato che il liscio richiedeva un’impostazione diversa dello strumento. Fra il ’74 e il ’75 ho mollato il conservatorio perché suonavamo tutti i giorni ed ero sempre in giro, prevalentemente in Emilia-Romagna. Era il periodo del boom del liscio, il sabato e la domenica facevamo la doppia esibizione».
Che cosa ha determinato il successo del genere?
«Grazie al turismo il fenomeno si è allargato, la Riviera Adriatica ha fatto sì che la musica si esportasse: ricordo che c’erano cartoline con le foto delle località della costa, le premevi e si sentiva un motivo di liscio».
Per un musicista cosa significava?
«Avere una posizione prestigiosa nel tuo paese, nella tua comunità, e anche avere successo con le ragazze. Ma soprattutto c’è un rapporto di confidenza e di scambio fra musicista e ballerini, tu sorridi dal palco a chi balla e la stretta del ballerino si fa più forte, il giro più veloce. Il ballo è la priorità della scrittura e dell’esecuzione del brano: è come l’opera, chi sente il liscio lo conosce alla perfezione».
Lei vive a Gatteo da molto tempo, una coincidenza?
«Questa è la Dixieland del liscio e qui da vent’anni mi batto per fare eventi. Secondo Casadei è nato a Sant’Angelo di Gatteo e sempre a Gatteo è nato Raoul, casa mia dista venti metri da casa sua. Lasciai Galeata nel 1990 per suonare con Raoul, e trasferirmi a Gatteo è stata la mia fortuna: si respira il liscio, Romagna Mia è stata scritta qui nel 1954 col titolo Casetta Mia, testo e musica di Secondo Casadei».
Come nacque la collaborazione con Raoul?
«Ci conoscemmo nell’89, io suonavo nell’Orchestra Bergamini e lui mi chiese di arrangiare la canzone Mamma Romagna. All’epoca Raoul gestiva la Ca’ del Liscio a Ravenna. Nel ’90 mi ha chiesto se volevo entrare nella sua orchestra, ma come tastierista-arrangiatore, perché il clarinettista c’era già. Era il mio sogno suonare con lui, poi due anni dopo mi ha permesso di stare al centro del palco e ho cominciato come front-man».
Lei in realtà non è biondo.
«No, sono castano chiaro... È stato Raoul a dirmi di presentarmi così. Ho obiettato che non ero biondo ma lui ha insistito: “tu dillo, la gente prima o poi si abitua”. A quel punto mi sono fatto biondo veramente e mi sono tinto i capelli, anche perché prima di me con Casadei c’era Renzo il Rosso, che era un personaggio storico».
Come è finita?
«Nel Duemila sono uscito dall’orchestra perché è entrato Mirko Casadei, figlio di Raoul, e io facevo fatica a mantenere un ruolo di leader, così ho preso la sofferta decisione di andarmene».
La passione per il liscio però è rimasta.
«Certo. Ho continuato a suonare con la mia orchestra Grande Evento, ma la prima cosa straordinaria che ha sdoganato il liscio è stata la manifestazione “Secondo a nessuno” al Ravenna Festival nel 2013, quando ho raccontato la storia di Secondo Casadei ed eseguito i suoi brani riarrangiati con l’orchestra giovanile di Riccardo Muti. Poi è venuto il punk da balera degli Extraliscio – con cui siamo andati al Festival di Sanremo 2021 – e il documentario di Elisabetta Sgarbi, dieci anni straordinari. Ora ho un progetto sul folk europeo e ho fatto concerti con gente pazzesca come David Rhodes, il chitarrista di Peter Gabriel. Ma avevamo bisogno di un festival, il San Liscio, per legittimarne la creatività. Lo scopo però non cambia: la pista da ballo dev’essere sempre piena».