Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 30 Martedì calendario

Pnrr, scontro nel governo sui soldi non utilizzati

La coda del Pnrr agita il governo. Stretti tra la chiusura degli interventi prevista per oggi e la rendicontazione finale del 31 agosto, i ministeri mugugnano contro la Ragioneria. I malumori nascono dai ritardi. Ora che i giochi sono fatti non c’è più tempo per correre ai ripari. Al contrario bisogna rinunciare ai soldi non impiegati. Per sempre.
La ghigliottina è a vista. Ha la forma di una nota dei tecnici del Mef che nei dicasteri non è stata vista di buon occhio. Il documento ricorda l’ora X: è il momento – spiega – della «rilevazione delle economie di misura e di progetto». Tradotto: le amministrazioni titolari degli investimenti devono indicare le risorse che ad oggi, 30 giugno, «non risultano ancora destinate al finanziamento di specifici progetti mediante provvedimenti di assegnazione». Nel conteggio vanno anche inseriti quei fondi che non risultano impegnati e che «non sono più necessari per il completamento degli interventi».
Una volta tirata la linea, i soldi dovranno essere restituiti al ministero dell’Economia. Finiranno nei due conti correnti dedicati al Piano nazionale di ripresa e resilienza che sono aperti presso la Tesoreria centrale dello Stato. Accertato che queste risorse sono prive di obblighi giuridicamente vincolanti per la valutazione della Ue, le stesse saranno assegnate a nuovi interventi, dando priorità al Fondo per le opere indifferibili.
Ecco il travaso, ecco il nervosismo dei ministri. Tra quelli più in ritardo nella certificazione delle economie c’è Matteo Salvini. Altri hanno già messo le mani avanti: non c’è neppure un euro rimasto senza assegnazione. Le resistenze si spiegano con l’effetto collaterale: al netto degli stanziamenti che non sono più necessari perché nel frattempo le opere sono state ridimensionate, tutti gli altri renderebbero evidente l’incapacità di rispettare gli impegni presi.
Già una volta, a fine maggio, la Ragioniera Daria Perrotta aveva chiesto ai responsabili Pnrr dei dicasteri di indicare la presenza di economie: le somme avrebbero finanziato la proroga del taglio delle accise sui carburanti. Niente da fare: c’è chi rispose no e chi invece rimandò l’impegno proprio al conteggio che scade oggi.
La storia si ripete. Eppure che le economie devono ritornare nelle disponibilità del Tesoro è scritto nero su bianco nel decreto Pnrr approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio. Votato da tutti i presenti alla riunione a palazzo Chigi e poi dall’intera maggioranza in Parlamento. All’articolo 30 si parla proprio del rifinanziamento prioritario del fondo per fronteggiare l’aumento dei costi dei materiali negli cantieri. C’è anche la cifra: 54 milioni. I ministeri potranno recuperare appena 27 milioni, tra il 2027 e il 2029. Numeri parziali, in attesa del censimento finale.
Ma tra una sottrazione immediata e una restituzione parziale e centellinata nei prossimi anni, a prevalere è la paura per la prima.
Nel giorno in cui il Pnrr arriva alla prima scadenza che conta, i ministri tirano dunque la corda. Tra due mesi, quando il Piano arriverà al capolinea, dovranno rispondere anche degli obiettivi legati alla decima e ultima rata. Sono 152 in tutto. A ieri solo poco più di 70 potevano essere rendicontati. È l’ora di mettere sul tavolo i soldi non spesi, ma anche della volata al cardiopalmo per non lasciare per strada 28,4 miliardi.