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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Israele vuole distruggere la linea Maginot di Hezbollah

I cunicoli di Hamas a Gaza sono spesso claustrofobici e artigianali: una catacomba per nascondersi e resistere a oltranza. I tunnel di Hezbollah nel Libano meridionale invece sono un’altra cosa: ampie gallerie scavate nella roccia e rivestite di cemento, come una vera Maginot per combattere e colpire a distanza il nemico. Lo dimostra il bunker costruito ventinove metri sotto la collina di Majdal Zoun, a soli sei chilometri dal confine israeliano. Una postazione realizzata con grande competenza, che tradisce l’origine dei suoi costruttori: tecnici venuti dall’Iran.
Questa base sotterranea lunga più di duecento metri è illuminante. Permette non solo di comprendere le capacità belliche del movimento sciita libanese ma anche di capire perché l’arsenale della Repubblica islamica è sopravvissuto a quindicimila raid statunitensi. Ogni cosa è stata studiata con cura. Ci sono porte d’acciaio che chiudono gli accessi, come nei rifugi anti-atomici della Guerra Fredda. I locali sono alti e larghi: possono essere percorsi da un’automobile. La coltre di roccia e cemento li rende impenetrabili persino alle bombe spacca-bunker più potenti.
Quella di Majdal Zoun è una base molto speciale. Serviva per assemblare i droni forniti da Teheran: all’interno i soldati israeliani ne hanno trovati cinquanta, in diverse fasi di completamento. Sono simili ai Qasef utilizzati dagli Houthi yemeniti: ordigni micidiali, con mezzo quintale di esplosivo e un raggio d’azione di trecento chilometri. Dall’officina si raggiungono quattro piazzole di lancio, separate da chiusure blindate su rotaie. Da lì potevano volare direttamente su Israele oppure puntare verso la costa a soli otto chilometri e raggiungere i centri abitati attraverso il mare. Così Hezbollah nell’ottobre 2024 è riuscita a sorprendere il campo d’addestramento della brigata d’élite Golani, uccidendo quattro soldati e ferendone sessanta: i droni sono piombati sulla mensa senza venire avvistati.
L’aviazione dello Stato ebraico è intervenuta contro la maginot di Majdal Zoun una settimana dopo. Ha distrutto gli ingressi, l’unico punto debole, impedendo così l’impiego degli ordigni: i velivoli teleguidati sono rimasti intatti all’interno. È la stessa tattica usata dagli americani contro i bunker iraniani. Durante la tregua i pasdaran sono poi riusciti a liberare le porte dalle macerie, recuperando missili e droni. Anche Hezbollah ci ha provato, più volte, ma la frontiera è troppo vicina: la ricognizione li ha scoperti e sono stati fermati.
A marzo, quando nel Sud del Libano sono ripresi i combattimenti, l’esercito israeliano ha marciato subito sul villaggio. I miliziani sciiti hanno tentato di difenderlo e hanno perso almeno quattro uomini. Dopo, avrebbero cercato di mandare pattuglie per liberare la base, venendo sempre respinti. Il tunnel è stato bonificato dai genieri d’assalto dell’unità Yahalom, nel timore che ci fossero mine, poi è stato studiato dall’intelligence. È la prima volta che una struttura del genere cade nelle mani delle Israeli Defense Forces: una miniera di materiali sul rapporto tra Hezbollah e l’Iran. La scorsa settimana un gruppo di giornalisti è stato accompagnato dai militari a visitare i sotterranei, poi domenica notte tutto è stato fatto saltare in aria: colonne di fuoco e detriti hanno mostrato il percorso del bunker.
Non è l’unica fortificazione di questo tipo. Più a nord, nella zona del castello crociato di Beaufort, ne sono state individuate molte: hanno dimensioni diverse, quasi sempre più piccole, ma allestite con la stessa perizia. Alcune servono per muoversi attraverso le vallate: hanno permesso di mettere a segno imboscate contro le truppe israeliane. C’è il filmato ripreso da un cane-robot mentre insegue un guerrigliero sciita in un cunicolo, poco lontano dai resti del maniero medievale. L’uomo poi si è voltato e ha abbattuto l’automa con una raffica. Ma quando è uscito in superficie, un drone volante lo ha ucciso con un missile.
Sotto le alture di Ali Taher c’è un labirinto, dove trenta miliziani si sono asserragliati cercando di cogliere alle spalle le avanguardie. Questa rete fa scudo alla città di Nabatieh, spesso definita il cuore della comunità sciita libanese, che è stata devastata da bombardamenti massicci: gran parte della popolazione è fuggita.
Nonostante l’accordo firmato tra il governo israeliano e quello di Beirut, in quella zona ieri ci sono stati ancora scontri. Dal 2 marzo in Libano 4.257 persone sono morte e 12.196 sono state ferite dai raid israeliani: non esistono dati ufficiali, ma si stima che solo tra il 10 e il 20 per cento fossero combattenti di Hezbollah.