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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Proposta di Salvini: “Primarie per le città”. Gli alleati contrari

Sparge mine nel campo del centrodestra. Come se la politica estera non fosse già abbastanza divisiva per i partiti di governo, così come il tema dell’immigrazione o la legge elettorale, ora Matteo Salvini aggiunge altra polvere esplosiva: vuole celebrare primarie di coalizione per le prossime amministrative. Gli alleati hanno già respinto la proposta al mittente.
Forte della partecipazione ai suoi gazebo per la scelta del candidato sindaco di Milano, il leader leghista vuole coinvolgere i colleghi di coalizione nelle città che andranno al voto l’anno prossimo. «Come Lega – ha spiegato due giorni fa a Milano Marittima – proponiamo in tutte le grandi città che vanno al voto, dove non si è già deciso il candidato del centrodestra, di scegliere coinvolgendo i cittadini, ascoltando le loro priorità, scegliendo l’uomo o la donna per portare avanti queste battaglie». Quindi si pensa non solo a Milano, ma anche a Roma, Bologna, Napoli e Torino.
Ma le primarie sono quanto di più lontano ci sia dalla logica del centrodestra. E il primo muro viene alzato da Antonio Tajani, segretario di FI, partito nato e cresciuto nel decisionismo berlusconiano: «Primarie per Milano? Lasciamo perdere le chiacchiere: saranno i vertici a decidere il miglior candidato possibile», scandisce il vicepremier azzurro rilanciando l’idea dei civici, che sarebbe la «scelta migliore» per allargare «consensi e la base».
Convinto che le primarie non siano la soluzione alle diatribe nel centrodestra anche il leader di Noi moderatiMaurizio Lupi, in lizza per ricevere l’investitura da candidato del centrodestra a Milano: «Le primarie sono per chi non ha idee». Ma la frenata più eclatante è quella che a Salvini arriva dall’interno con il governatore della Lombardia, Attilio Fontana. «Sono sempre dell’opinione che le primarie non siano propriamente parte della nostra cultura politica», dice. Tuttavia, per non affondare il colpo in questi tempi duri per il Carroccio, fa una concessione al segretario: se poi le primarie sono «l’unica strada, che si facciano, perché è un balletto che inizia ad essere un po’ ridicolo».
Per Fratelli d’Italia risponde l’eurodeputato Stefano Cavedagna che interviene sul percorso che porterà il centrodestra alla scelta del candidato sindaco di Bologna: «Noi rimaniamo sulla linea del partito». La linea era stata tracciata solo pochi giorni fa da Ignazio La Russa che si è detto «non contrario a primarie, ma vale di più la condivisione». E su questa linea anche l’eurodeputato meloniano Carlo Fidanza: «Noi non le abbiamo mai fatte e riteniamo che alla fine, il tavolo dei partiti della coalizione, sia assolutamente in grado di fare la scelta migliore».
Salvini ha la necessità di tornare tra la gente. Da qui l’idea dei banchetti a Milano, in cui lo stesso leader si è proposto come candidato sindaco: «C’è stata una grande partecipazione nonostante i quaranta gradi». Lo fa anche perché si sente assediato dai governatori del Nord. E ieri Massimiliano Fedriga, che Salvini immagina al suo fianco durante la prossima campagna elettorale, ha offerto un ramoscello d’ulivo al segretario: «Noi siamo sempre stati in una squadra come Lega, che ha lavorato per il movimento, ognuno nel suo ruolo».
Gli artriti, nel centrodestra, non sono solo nella Lega. Anche Forza Italia ha i suoi. Lo dimostrano le parole di Roberto Occhiuto, il governatore della Calabria che torna a insistere sulla necessità di «rafforzare l’area riformista, capace di attrarre gli elettori moderati che non si riconoscono più nel centrosinistra». Un avviso a Tajani ma anche a chi nel centrodestra si spinge verso idee più estremiste.