la Repubblica, 30 giugno 2026
Meloni: “Infrangere il tabù della destra al Quirinale”
«Si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare». Parola di prima donna premier. Ma è giusto la premessa, poi Giorgia Meloni allunga lo sguardo: «Non è detto che non possa superarsi anche un altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra». Anche se questa ipotesi risulta terribile per un certo «establishment che esiste e lo percepisce».
Poi la leader di Fratelli d’Italia, ospite di Nicola Porro a 10 minuti su Rete 4, torna ai toni da underdog: «Chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore, valeva per la presidenza del Consiglio dei ministri» e potrà valere «per la presidenza della Repubblica, ma decideranno gli italiani». Insomma, dipenderà da chi vincerà la prossime elezioni perché il nuovo Capo dello Stato sarà scelto durante la prossima legislatura. Questa fuga in avanti non sfugge a Matteo Renzi, che sui social segnala che Meloni «scopre le carte» e «vuole il Quirinale per sé o per un suo fedelissimo». Non solo prospettive future ma anche turbolenze interne alla maggioranza e politica internazionale.
Riforma e giochi di palazzo
Il ragionamento sul futuro Capo dello Stato è legato alla riforma della legge elettorale. «Quella che si sta discutendo è una legge che non favorisce nessuno, ma che favorisce gli italiani», sostiene Meloni. Perché gli elettori, «con un fatto di chiarezza», come l’indicazione del candidato premier, «scelgono chi vince e poi chi vince ha i numeri per governare». Infatti, aggiunge, «da chi viene osteggiata? Da tutti quelli che hanno governato senza aver vinto le elezioni, perché loro vogliono continuare a poter fare i giochi di palazzo».
L’incubo Generale
Sul leader di Futuro nazionale, Meloni ribadisce la linea: confinare Vannacci fuori dal perimetro del centrodestra. «Non mi pare ci sia grande differenza tra lui e gli altri partiti di opposizione. Vota come la sinistra, parla contro di noi tutto il giorno». E attacca: «Prima avevamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante e Vannacci. Ne prendo atto. Certo i temi sono diversi, ma poi difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere».
Né antiamericana, né inginocchiata
«Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri», sottolinea Meloni facendo riferimento alle accuse mosse in Aula dal Movimento 5 Stelle quando Francesco Silvestri ha detto che la premier va da Donald Trump con le ginocchiere. «Sono una persona – aggiunge – che crede che l’Occidente sia più forte quando è unito e ha lavorato per questo. Poi i rapporti solidi si fondano sulla franchezza, sono una persona franca oggi e lo ero ieri».
Rutte, l’approssimativo
Replica in maniera molto netta al segretario generale della Nato Mark Rutte secondo cui negli ultimi mesi sono partiti dalle basi statunitensi in territorio italiano 500 aerei militari degli Stati Uniti per partecipare alla guerra in Medio Oriente. «Il segretario della Nato è stato molto approssimativo», sottolinea Meloni: «Dopo di che, quel numero è più basso dell’analogo numero di tutti quelli» che ci sono stati «negli anni precedenti e rientrano nelle normali attività delle basi: abbiamo autorizzato ciò che era previsto negli accordi e che non è cinetico cioè offensivo».
Macron e i rapporti franchi
E se con Trump i rapporti si sono incrinati, con il presidente francese «non ho mai litigato», dice Meloni: «Abbiamo anche lì dei rapporti franchi, delle volte siamo d’accordo, delle volte no, ma è stato un buon vertice quello che abbiamo fatto la settimana scorsa».
La battaglia post Covid
Tornando alle questioni italiane, la premier interviene anche su un tema, quello della commissione d’inchiesta, che sta creando tensione tra maggioranza e opposizione: Pd e M5S ai tempi erano al governo con Giuseppe Conte premier. La vicenda delle mascherine per il Covid? «Questa è una storia oggettivamente incredibile» e bisogna che «si dica che sono state date delle commissioni per milioni di euro degli italiani per importare con gara diretta dalla Cina mascherine farlocche, mentre c’era gente che stava lì a fare tutti i sacrifici che poteva per salvare gli italiani. Forse questa storia merita un po’ più di attenzione». È infatti la battaglia che in Parlamento il suo fedelissimo Galeazzo Bignami si è intestato contro il leader M5S.