la Repubblica, 30 giugno 2026
Giuseppe Cruciani fa una valutazione su Fn e i partiti del governo
Giuseppe Cruciani, la sua Zanzara è diventata la voce del vannaccismo.
«Semplicemente do la parola a tutti. Seguo Vannacci da tre anni, trovo che sia un animale politico totalmente nuovo».
Perché mai?
«Unisce carisma militare e resistenza da maratoneta, l’uso della potenza dei social e la fatica del porta a porta».
Ma questo per anni è stato lo stile di Salvini.
«Ma lui aveva un partito dietro, Vannacci il suo se la sta costruendo».
Lo voterebbe?
«Decido sempre all’ultimo. Comunque alle Europee l’ho già votato: veniva mostrificato, i mostri mi piacciono».
La Zanzara vive di mostri?
«Faccio un programma in cui si discute anche di idee estreme. Nel mio pubblico ci sono persone che hanno sicuramente delle simpatie per l’estrema destra, ma bisogna dialogarci: qualsiasi cosa che produca un’istituzionalizzazione è un bene».
Ma lei condivide la remigrazione?
«Sul principio sì, ma vale per i clandestini, o per chi ha commesso reati. Se s’intende cacciare quelli che stanno già qui, e lavorano onestamente, non sono d’accordo nella maniera più assoluta. La remigrazione è una cosa più di sinistra che di destra».
Non sta provocando?
«Gli irregolari che delinquono creano più problemi alla gente comune, che dovrebbe essere più vicina alla sinistra».
Approva le idee sui gay di Vannacci?
«Assolutamente no. Io sono a favore del matrimonio gay, delle adozioni gay, sono per l’utero in affitto, per la legalizzazione delle droghe leggere. Sono più a sinistra della stessa sinistra».
Domenica ha intervistato prima Salvini a Milano Marittima e poi Vannacci a Vicenza: i due nemici. Come ha fatto?
«Mi hanno invitato. Io vado ovunque possa parlare liberamente, andrei volentieri anche alle feste dell’Unità, ma lì non mi vogliono».
Vannacci e Meloni debbono unirsi?
«Lo dico dal primo giorno. Non capisco perché a sinistra possa starci Avs e a destra non ci sia spazio per Futuro nazionale».
Quanto vale Vannacci?
«È già sopra il 10 per cento. Lo deduco dal mio osservatorio della radio. Lui è il nuovo. E quindi a destra saranno tentati di votare il nuovo. Perciò conviene anche a Meloni».
Perché Vannacci la candiderà al Quirinale?
«Questo non lo so. So che più passano i mesi e più si assottiglia la possibilità di avere un centrodestra al governo senza Vannacci: si metteranno d’accordo».
Il generale potrà diventare premier?
«Perché no? Lei l’avrebbe detto di Meloni quando stava al tre per cento?».
Ma un generale come premier non è un salto nel vuoto?
«Anche i generali possono fare politica. Abbiamo avuto tanti magistrati, possiamo avere anche un militare».
Ma una volta al potere uno così non sarebbe tentato di chiudere una trasmissione anarchica come la Zanzara?
«Capisco la domanda, ma penso che sia una stupidaggine. In questi anni abbiamo assistito a continui allarmi contro l’autoritarismo, ma non mi pare che abbiano chiuso niente».
Insomma, Vannacci non è razzista?
«Assolutamente no. Il razzismo è una cosa terribile e seria, significa discriminazione per il colore della pelle».
In realtà molti sostengono che Vannacci sia un fascista moderno, del tempo nostro.
«Ma il fascismo si deve dimostrare con i fatti, le azioni, non con le parole, e comunque Vannacci non si è mai dichiarato fascista».
Perché Vannacci esplode proprio adesso, con la destra al potere?
«Perché c’è la percezione che su immigrazione sicurezza il governo non abbia fatto abbastanza. L’altro giorno discutevamo di quell’imprenditrice rapinata a Firenze e mi ha chiamato Calenda per dirmi che non ci sono mai state così poche rapine. Magari sarà vero. Ma questo non è un mondo in cui il consenso lo ottieni portando la statistica».
Lei è un uomo di destra?
“Tanti anni fa ero radicale. Ho votato anche Pd, ho votato Penati, e mi dispiace non avere scelto Pisapia, che non è stato un cattivo sindaco. Ho votato anche i Cinquestelle. Nel ’94 Berlusconi, perché stava sulle palle a tutti i miei amici di sinistra. Però negli ultimi anni ho sempre votato centrodestra, Forza Italia o Lega».
Salvini la vuole sindaco di Milano.
«In un’altra vita».
A Vicenza l’hanno accolta scrivendo sui muri sui muri: Cruciani fascio.
«Non gli darei importanza. Ogni tanto vado a qualche festival che profuma di sinistra e lì mi contestano. Mi piace la contestazione».
Le piace?
«Moltissimo. Dopo un po’ le adulazioni mi annoiano».