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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Burnham vorrebbe spostare parte del governo inglese al Nord

Il primo discorso di Andy Burnham da primo ministro in pectore è già una rivoluzione, perlomeno a parole. L’ex sindaco di Manchester ha scelto la sua città adottiva (lui è di vicino Liverpool) per comunicare ai britannici la sua idea e visione di Gran Bretagna una volta che salirà al potere a Downing Street, ossia tra tre settimane, se non ci saranno intoppi. Niente domande concesse ai giornalisti – Repubblica era l’unico media straniero ammesso – inizialmente stipati in galleria, poi ammessi tra il pubblico, nel Museo storico del Popolo, che va a pennello per questa giornata. Burnham stavolta ci tiene a leggere solo il suo discorso, senza interferenze, e non risponde nemmeno alle domande dal pubblico, pieno di deputati, sindaci e cittadini del Nord dell’Inghilterra, che lo acclamano.
Non usa mezze parole il 56enne “re del Nord” come viene chiamato da queste parti dopo nove anni da sindaco di Manchester, che cresce più di ogni regione del Regno. Con lui al governo, dopo aver scalzato da “Number 10” il primo ministro uscente Sir Keir Starmer, la Gran Bretagna si prepara “al più grande cambiamento che vedrete mai nella nostre vite”. Vuole riscrivere per sempre la storia del Paese, ovvero con “la più grande redistribuzione di potere”, nonché di ricchezze e risorse, da Londra e dal Sud al nord.
Non solo: addirittura un pezzo di Downing Street si sposterà a Manchester. Sì agli investimenti stranieri ma lo Stato deve intervenire non lasciando tutto ai mercati, perché “la crescita non arriva dall’alto ma si genera dal basso”, come ha dimostrato Manchester. “Il sistema è troppo conflittuale”, spiega Burnham, “si perde troppo tempo perché i dipartimenti lavorano in compartimenti stagni, combattono tra loro e contro il Tesoro, invece di concentrarsi sul fare. E noi sindaci abbiamo sperimentato la stessa frustrazione negli ultimi anni, quando quegli stessi dipartimenti hanno sistematicamente ostacolato le nostre legittime richieste di migliorare i nostri territori, semplicemente devolvendo una piccola parte del potere e delle risorse che detengono. La verità è semplice: questo Paese passa troppo tempo a discutere e troppo poco tempo ad agire”.
“Dunque”, continua Burnham, “realizzeremo il più grande riequilibrio dei poteri che il nostro Paese abbia mai conosciuto. È arrivato il momento che Whitehall accetti una verità fondamentale: la crescita non può essere imposta dall’alto verso il basso. Può soltanto essere coltivata dal basso verso l’alto. Nasce quando il potere è nelle mani delle comunità locali e permette loro di fare davvero la differenza. Nasce da una gestione finanziaria responsabile, come abbiamo dimostrato nell’area di Greater Manchester, che a sua volta offre alle imprese la stabilità e la fiducia necessarie per investire, aumentare la produttività e adottare nuove tecnologie. Nasce dal mettere le università al centro delle economie locali e dal promuovere un modello di crescita guidato dall’innovazione, dalle start-up e dalle imprese in espansione. Nasce dall’impegno a garantire infrastrutture adeguate in ogni parte del Regno Unito e dal coinvolgimento degli investitori nazionali nel sostenere le ambizioni delle regioni. Nasce dal garantire alle persone la sicurezza di una buona casa e di un buon lavoro, da una mobilità efficiente e anche dal non lasciare tutto esclusivamente ai mercati,. L’intervento pubblico è talvolta necessario fissare obiettivi più ambiziosi per le nostre città, dando così avvio al cambiamento. Questo è il Manchesterismo”.
“Questa è una visione di crescita sana e sostenibile”, continua Burnham, “che rifiuta il vecchio modello del “trickle-down economics”, secondo cui la ricchezza dovrebbe “sgocciolare” dall’alto verso il basso. Invece, bisogna concentrarsi su ciò che conta di più per ciascun territorio. Pensate a quale rivoluzione rappresenterebbe se non ci fossero più territori dimenticati o dati per spacciati, come troppo spesso è accaduto in passato, ma sostenuti affinché possano valorizzare al massimo le proprie risorse. Spero che oggi possiate iniziare a percepire l’entusiasmo che nasce dal cambiamento che sto proponendo. Perché questo progetto promette una nuova era di opportunità per la Gran Bretagna. Restituiamo l’ambizione di poter costruire qualcosa di migliore”.
“I giorni in cui Whitehall ostacolava la devoluzione dei poteri alle regioni e alle nazioni sono finiti. Per sempre”, proclama Burnham, “la nuova sezione del Nord di Number 10 sosterrà le regioni in tre grandi obiettivi: la riforma dei servizi essenziali; la reindustrializzazione; la rigenerazione dei territori. Per quanto riguarda i servizi essenziali, faremo in modo che tutte le parti del Regno Unito possano esercitare un maggiore controllo pubblico su servizi come acqua, edilizia abitativa, energia e trasporti, prendendo esempio dal modello che ha trasformato la nostra rete di autobus a Greater Manchester. Concentreremo gli investimenti pubblici e privati su base territoriale. Siamo un Paese straordinariamente creativo. E nei prossimi anni possiamo diventare la principale nazione al mondo nell’innovazione. Questa è la chiave per una crescita più forte. Voglio vedere sempre più aziende britanniche ai vertici delle nuove tecnologie e capaci di esportare nel mondo. Per troppo tempo gli appalti pubblici hanno avuto come unico obiettivo quello di trovare l’offerta più economica a livello globale, invece di aiutare i fornitori britannici a diventare più solidi e competitivi. Anche questo finisce da oggi”.
E poi il sostegno ai negozi delle vie principali contro i giganti del web, costruzione record di case popolari e più attenzione alle scuole professionali e meno alle università, “per quanto importanti”: “È finita l’epoca di una scuola costruita esclusivamente attorno al percorso universitario”, sentenzia Burnham, “Quando inizieremo finalmente a occuparci delle prospettive di vita di quei ragazzi che vogliono seguire una strada diversa? Da anni si sostiene la necessità di un sistema educativo che metta sullo stesso piano la formazione accademica e quella tecnica. Ed è esattamente quello che costruiremo, offrendo a ogni giovane che cresce in questo Paese un percorso chiaro verso una Gran Bretagna reindustrializzata”.
Burnham promette di unire “la più vasta coalizione di persone”, sia nel partito che in Parlamento, “perché abbiamo bisogno di una direzione nuova, dieci turbolenti anni dopo la Brexit e soprattutto perché Westminster non ha lavorato per il popolo e soprattutto per il Nord dell’Inghilterra, che oggi non ha il potere di cambiare le cose. Difatti non c’è più fiducia nei politici e non possiamo permetterci un altro decennio del genere. Bisogna cambiare la politica adesso”, tuona il re del Nord, per cui tutto deve partire con una “profonda redistribuzione di poteri e risorse. Questo è il significato della nuova era che vogliamo costruire. Un’epoca di speranza. Di opportunità. In cui le persone tornino a credere che obiettivi che sembravano irraggiungibili possano invece essere realizzati. Abbiamo dimostrato che il modello Manchester ha funzionato. Ora bisogna esportarlo a Londra. Facciamo in modo che accada”.