corriere.it, 30 giugno 2026
La Ferrari Luce è sold out in Cina
A fine maggio, Ferrari ha presentato a Roma la controversa berlina elettrica Luce. Le polemiche – concentrate soprattutto sulla sua linea – hanno tenuto banco per settimane, creando un fenomeno mediatico visto raramente per un’automobile. Ora, dopo il lancio ufficiale sul mercato cinese, la Luce si prende la prima rivincita nei confronti dei detrattori, con tutti gli 88 esemplari previsti che hanno già trovato un proprietario.
In Cina costa di meno
Proposta con un prezzo di listino di 3.988.000 yuan, pari a circa 515 mila euro, sembra quindi che non abbia fatto troppa fatica a conquistare i clienti cinesi. I critici diranno che è solo merito dello sconto, visto che il prezzo di listino ufficiale recita 550 miila euro, ma il risultato mette sicuramente a tacere chi già parlava di flop annunciato e di auto che non aveva alcun senso. L’amministratore delegato della Ferrari Benedetto Vigna aveva peraltro già indicato in tempi non sospetti la Cina come un mercato critico per il primo veicolo elettrico dell’azienda, allora noto come Elettrica. «La Cina può essere una buona opportunità perché i clienti sono già abituati alle auto elettriche e perché c’è interesse per la nostra Ferrari» aveva dichiarato alla stampa.
Un mercato di nicchia ma significativo
Anche se è passato poco tempo, il mondo è però cambiato in fretta, con marchi rivali del Cavallino Rampante che hanno fatto marcia indietro (Porsche) o promesso solennemente di non avere niente a che fare con vetture 100% elettriche (Lamborghini) e in un momento in cui i vertici di Maranello si trovano a dover affrontare una riduzione della quota di mercato nel più grande mercato automobilistico del mondo. Le vendite in Cina sono infatti diminuite del 50% dal 2023 e hanno rappresentato poco più del 5% delle spedizioni globali della Ferrari nel primo trimestre di quest’anno. Da un lato le autorità hanno notevolmente innalzato i costi di gestione delle auto di lusso a motore termico per disincentivarne l’acquisto (una Amalfi finisce per costare oltre il 40% in più che in Europa), dall’altro i produttori locali hanno iniziato a sfornare supercar con prestazioni superiori alla Luce e a prezzi decisamente inferiori.
Vendute poco dopo la presentazione a Shanghai
Va detto però che Ferrari è sinonimo di status ed esclusività e il target di acquirenti a cui si rivolge non ha grossi problemi con il conto in banca: ciononostante, la scommessa della Luce, primo modello totalmente elettrico nella storia del Cavallino Rampante, non dava sulla carta garanzie assolute. Il fatto che tutti gli 88 esemplari siano già stati venduti racconta invece una storia differente, al netto di chi ha subito malignato che la Luce fosse un “test di fedeltà al marchio”, ovvero che fosse una sorta di biglietto di ingresso per l’accesso ai modelli Ferrari più esclusivi. Ferrari ha infatti smentito e, nel caso della Cina, non è affatto da escludere che buona parte degli 88 nuovi proprietari sia esterna al mondo Ferrari.
Il valore dell’immagine
Gli status symbol sono ancora molto richiesti nel Paese, sebbene negli anni si sia assistito a un graduale spostamento verso le offerte nazionali cinesi. Le rivali infatti non mancano, dalla YangWang U9, che in realtà è una hypercar coupé e che è stata definita dalla vice-presidente di Byd Stella Li “migliore della Luce”, fino alla Xiaomi SU7 Ultra che ha fatto segnare un record al Nürburgring, solo per citare le più note. Il successo della Luce in Cina indica che esiste una nicchia di mercato per coloro che ricercano veicoli che incarnino ricchezza ed esclusività, indipendentemente dal tipo di propulsore adottato e forse anche dalle prestazioni assolute. Le auto cinesi di ultima generazione offrono specifiche migliori a prezzi inferiori – e la stessa Ferrari ha messo le mani avanti dicendo che la Luce non puntava a nessun record di potenza o accelerazione – ma chi cerca coinvolgimento e passione, ma soprattutto status, per ora sogna ancora una Ferrari, anche se diversa da tutte le altre.