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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Il tragico destino dei deportati venezuelani dagli Usa: atterrati il giorno del terremoto, sopravvissuti in 12 su 147

Il volo 164 dal Texas è atterrato il 24 giugno all’aeroporto internazionale di Maiquetía, con il suo carico di umanità «respinta». A bordo, 147 venezuelani deportati dagli Stati Uniti: 120 uomini, 19 donne, 5 ragazzi e 2 ragazze. Appena sbarcati, sono stati alloggiati all’Hotel Santuario La Llanada a La Guaira dove avrebbero dovuto effettuare le procedure burocratiche di immigrazione. Poche ore dopo, invece, sono arrivate le due scosse micidiali che hanno devastato lo stato a nord di Caracas. 
Di quell’edificio, e dell’umanità che conteneva, è rimasto ben poco. Soltanto 12 dei 147 passeggeri di quel volo «maledetto» sono sopravvissuti. 
I deportati sono riusciti a parlare brevemente con le famiglie che li aspettavano in patria, prima che la terra cominciasse a squarciarsi. E sono stati proprio parenti e amici a lanciare l’allarme sui social network, accusando le autorità di aver impedito a quelle 147 persone di lasciare il complesso alberghiero, trasformandolo in una trappola mortale.
Il rientro del volo era stato annunciato in pompa magna con un video sui social dagli organizzatori della cosiddetta «Gran Misión Vuelta a la Patria», un programma per il rimpatrio dei venezuelani dagli Stati Uniti.
«È stata confusione fin dall’inizio. Mi hanno mentito, mi hanno detto che mio figlio era stato salvato e che un’ambulanza lo aveva portato via», ha raccontato ai media locali Oswadeliz Núñez, madre del ventottenne Alejandro Núñez. «Lo abbiamo cercato in ogni ospedale di Caracas. Dopo, le autorità responsabili del piano di rimpatrio ci hanno inviato una lista e abbiamo visto che mio figlio è tra i 95 dispersi». Sotto le macerie dell’hotel. 
«Chiediamo che ci permettano di accedere all’area perché le autorità bloccano l’ingresso per motivi di sicurezza. Si trova su una strada stretta e ripida, il che rende ancora più difficile l’accesso ai mezzi pesanti per la rimozione delle macerie», ha detto la donna. Nella zona, secondo la sua testimonianza, ieri era in azione una sola ruspa.
Henry, uno dei passeggeri, ha raccontato sui social che si trovavano tutti nel seminterrato per sbrigare le pratiche burocratiche. «Quando ho visto la terra iniziare a tremare, sono riuscito a uscire correndo verso l’alto, nonostante il crollo dell’edificio». Mentre fuggiva, ha perso il contatto con gli altri. «Nessuno è riuscito a salvarsi, ne sono certo». Sotto, secondo lui, però sono rimasti intrappolati vivi, perché la lastra di cemento del piano superiore e alcuni letti a castello là sotto potrebbero aver fatto «barriera tra le macerie». 
La cosiddetta «Grande Missione Ritorno in Patria», frutto di un accordo fra l’amministrazione Trump e il governo di Caracas, è ufficialmente un programma sociale per il «rimpatrio volontario» e la reintegrazione dei migranti venezuelani in situazioni di vulnerabilità. I voli decollano principalmente dagli hub per migranti situati in Texas (El Paso), Arizona (Phoenix) e Florida (Miami). Le autorità venezuelane hanno celebrato il rientro di decine di migliaia di cittadini ma secondo l’opposizione resta un numero irrisorio rispetto agli oltre 7 milioni di venezuelani fuggiti dal Paese.