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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Germania, strage in una casa-famiglia: sei morti e un ferito

Sei morti, una persona ferita e tre arrestate. La vita tranquilla di Stade, città tedesca di 50.000 abitanti della Bassa Sassonia a una quarantina di chilometri da Amburgo, è stata squassata ieri nel primo pomeriggio da un assalto a colpi d’arma da fuoco in una struttura specializzata nell’assistenza ai minori.
A sparare, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, un cittadino tedesco 45enne di origini turche proveniente dalla zona di Hannover e già noto alle forze dell’ordine, sebbene non per crimini violenti. L’uomo proprio ieri aveva un appuntamento nella casa-famiglia per discutere dell’affidamento della figlia di tre mesi. Le sei vittime, quattro donne e due uomini, sono dipendenti della struttura o dell’ente per l’assistenza ai minori di Hannover, capitale del Land della Bassa Sassonia. Quattro delle vittime sono state praticamente uccise sul colpo, una quinta è morta durante i tentativi di rianimazione appena fuori dalla casa-famiglia mentre una sesta è deceduta poche ore dopo in ospedale.
La neonata si trovava sul posto insieme alla madre 35enne: le due sono illese ma la donna si trova in arresto per essere interrogata. Il dipartimento di polizia di Lüneburg, titolare delle indagini, starebbe infatti vagliando un suo possibile ruolo di complicità nell’azione pluriomicida del padre della bimba. Gli stessi poliziotti avevano escluso nelle prime ore successive alla strage che il movente fosse di natura politica o religiosa, senza però fornire dettagli ulteriori. In serata la presidente del dipartimento Kathrin Schuol ha spiegato durante una conferenza stampa che «sarebbe riconducibile a una controversia sull’affidamento», spostando quindi l’attenzione sulle dinamiche famigliari e legali.
Lo sparatore, dopo aver commesso la strage nella casa-famiglia, è scappato a bordo di un’auto di grossa cilindrata con l’aiuto di una complice di 65 anni che avrebbe «stretti legami» con la famiglia. Dopo essersi allontanati di pochi chilometri dal luogo del crimine, a un posto di blocco i due hanno tentato la fuga e a quel punto i poliziotti hanno fatto fuoco. Secondo un testimone che ha raccontato aFocus Online quello che ha visto, sarebbero stati esplosi tra i 10 e i 15 colpi.
In un video pubblicato dalla Bild che mostra i momenti finali dell’arresto delle due persone a bordo della Mercedes grigia, si vede lo pneumatico posteriore destro a terra, segno di una possibile foratura causata da un proiettile.
Le emittenti Ndr e Wdr hanno avanzato l’ipotesi che il padre della bambina e autore degli omicidi sia un criminale appartenente al clan Miri e che per questo fosse stata tolta a lui e alla madre la custodia, per poi concedere alla madre di stare con la neonata ma solo in una struttura protetta come quella di Stade. Il clan Miri è una delle organizzazioni criminali più note in terra tedesca. Si tratta, in larga parte, di membri legati alla famiglia arabo-curda Mhallami, attiva nel Nord della Germania. La polizia, durante la conferenza stampa già citata, ha risposto che per ora non ci sarebbe questo tipo di legame.
In serata è arrivato anche il cordoglio della politica: il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz ha voluto manifestare il suo cordoglio su X: «La notizia che arriva da Stade colpisce nel profondo. Molte persone che volevano aiutare e proteggere hanno perso la vita o sono rimaste ferite. La mia solidarietà va alle vittime e ai loro familiari». Merz ha voluto anche ringraziare «i poliziotti e le poliziotte per il loro intervento tempestivo».
Anche il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio italiano Antonio Tajani ha voluto dimostrare pubblicamente la sua vicinanza: «Esprimo la mia più sincera vicinanza all’amico Johann Wadephul (il ministro degli Esteri tedesco, ndr), alle famiglie delle vittime e a tutte le persone coinvolte in questo tragico episodio».