Corriere della Sera, 30 giugno 2026
Sentenze della Corte suprema Usa: adesso Trump ha più poteri. Ma c’è lo stop sulla Fed
Con una raffica di sentenze che verrà completata oggi, l’ultima prima della pausa estiva, la Corte suprema ha dato torto al tentativo repubblicano di limitare il voto postale e a quello di Trump di sottrarsi alla sentenza di condanna per suoi abusi sessuali dei quali è stata vittima Jean Carroll, ma ha esteso i poteri del presidente nei confronti delle agenzie federali indipendenti: organismi che sono parte essenziale del sistema di pesi e contrappesi sui quali è basata la democrazia Usa. I giudici costituzionali hanno fatto, però, un’eccezione per la Federal Reserve, la Banca centrale. All’autorità monetaria viene riconosciuta un’autonomia più ampia: Trump non potrà licenziare (almeno per ora) Lisa Cook, la governatrice membro del board dell’istituto che il presidente sta cercando di cacciare perché si oppone al taglio dei tassi d’interesse.
Nell’immediato l’effetto più significativo delle sentenze è il divieto di licenziamento della Cook. Ma Trump ha già detto che non rinuncerà a cercare un modo di liberarsi della banchiera centrale da lui accusata di abusi: il presidente dice che farà di tutto per «assicurare che una persona che ha commesso illeciti non prenda decisioni vitali per il benessere degli Usa». Una frase che potrebbe essere rivolta a sé stesso viste le condanne da lui subite. Invece Trump ce l’ha con Cook che secondo lui ha ottenuto un mutuo casa a condizioni agevolate alle quali non aveva diritto. Circostanza che Cook nega e per la quale non è stato avviato alcun procedimento giudiziario.
Ma il presidente vede qualche spazio proprio nelle motivazioni della sentenza lette dal presidente della Corte, il giudice John Roberts, che contiene un margine di ambiguità: non indica le circostanze estreme nelle quali la Casa Bianca può intervenire anche sulla Fed. Se emergessero illeciti (di quale gravità non viene detto) le cose potrebbero cambiare.
Chiare, invece, le motivazioni con le quali i sei giudici conservatori hanno votato compatti un allargamento dei poteri del presidente, autorizzato a licenziare con la massima libertà, senza dover fornire motivazioni, membri delle autorità federali indipendenti che governano aree essenziali dell’economia: dalla Borsa all’Antitrust, al mercato dell’energia e a quello del lavoro.
È quello che Trump sta facendo da quando si è insediato alla Casa Bianca, un anno e mezzo fa: ha licenziato membri delle authority di garanzia confermati dal voto del Senato di ben 13 agenzie federali, a partire dalla Sec, la Consob americana, alla Ftc, la Federal trade commission responsabile per le regole del commercio, della concorrenza, dell’Antimonopoli. La sentenza di ieri nasce proprio dal ricorso della ex presidente dell’Ftc Rebecca Slaughter contro la sua cacciata. Legittima secondo la Corte.
Durante la comunicazione della sentenza i tre giudici democratici sono apparsi scossi e la progressista Sonia Sotomayor ha letto una bruciante mozione di dissenso di 43 pagine nella quale accusa i colleghi di aver distrutto la separazione dei poteri sulla quale si basa la democrazia Usa: ha tolto poteri d’intervento alla magistratura e al Congresso che fin qui è stato elemento di bilanciamento, scegliendo «una visione massimalista dei poteri del presidente».
La decisione della Corte capovolge un’interpretazione della Costituzione e una giurisprudenza lunga un secolo. Lo conferma lo stesso Trump che, arrabbiato per le decisioni su Carroll e voto postale, esulta, invece, per una sentenza che va nella direzione della sua rivendicazione di poteri presidenziali assoluti. Afferma che questa è una decisione che i presidenti americani hanno cercato di ottenere fin dagli anni Trenta del Novecento.
Stop, invece, al tentativo di limitare il voto postale eliminando le schede spedite dai cittadini prima dell’election day ma arrivate negli uffici elettorali nei giorni successivi: una pratica ammessa in 13 Stati dell’Unione, tanto democratici quanto repubblicani. Per la Corte non ci sono norme che consentano di invalidare questa tempistica.