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 2026  giugno 30 Martedì calendario

Hormuz, il balletto delle trattative

Ci si vede? «Martedì, in Qatar» (funzionario Usa al sito Axios, domenica ore 22.41). «Non posso confermarlo» (funzionario Usa all’Afp, ieri ore 8.02). «Questa settimana non sono in programma riunioni tecniche» (Kazem Gharibaradi, viceministro degli Esteri iraniano, ore 12.09). «L’Iran ha chiesto un incontro. Si terrà martedì a Doha» (Donald Trump, presidente Usa, ore 13.45). «A Doha ci saranno incontri d’alto livello e ci andranno gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner» (Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ore 14.29). «A Doha, nei prossimi giorni, solo incontri tecnici» (fonte diplomatica Usa alla Cnn, ore 15.37). «Witkoff e Kushner non incontreranno gli iraniani, ma si vedranno col premier del Qatar. Gl’iraniani incontreranno separatamente la delegazione pachistana» (Axios, ore 16.49).
Le sedie sono vuote. E all’ombra del grande albero – in arabo, «doha» – oggi qualcuno s’accomoderà. Chi e per dire che cosa, non si sa bene. Il tiremmolla spiega tutto sulla confusione, nulla sulle prospettive dei colloqui mediati da qatarini e pachistani, qualcosa sull’intenzione d’Iran e Usa di sospendere i raid e, per ora, di mantenere la tregua siglata il 17 giugno. In Svizzera si negoziava sulle armi, ora si passa a Hormuz. Perché domenica, spaventate dai bombardamenti sui siti iraniani e sulle basi Usa in Kuwait e in Bahrein, solo 12 navi hanno attraversato lo Stretto (mercoledì, erano 70), utilizzando il corridoio provvisorio aperto dall’Oman assieme all’Onu.
Questi transiti non piacciono agli ayatollah, che mostrano i muscoli: nessun altro eccetto noi, avvertono, è «responsabile» della gestione di quelle acque e in ogni caso, nella gestione di Hormuz, «nulla sarà più come prima». Assieme all’Iran, gli omaniti sono i guardiani dello Stretto e da buon intenditori non s’accontentano di poche parole: domenica, han voluto incontrare a Muscat una delegazione persiana. Soprattutto per parlare di tariffe, da introdurre in contrasto con le convenzioni Onu. Ci sono trattati internazionali che vietano i pedaggi: l’Iran non li ha mai firmati, al contrario dell’Oman, e dunque serve un’intesa fra i due portinai di Hormuz. Nel Golfo, fin dall’inizio della guerra, il sultanato è stato il miglior interlocutore di Teheran. Ma ha mantenuto sempre una posizione ambigua, come conferma una battuta di ieri del ministro degli Esteri, Badr Al Busaidi, solo in parte smentita: il pedaggio imposto alle navi in transito potrebbe essere «compatibile col diritto internazionale», ha detto, dando implicitamente ragione a chi sospetta che il governo di Muscat voglia cavare soldi da questa crisi («l’Oman dovrà comportarsi come tutti gli altri o lo polverizzeremo!», ha avvertito Trump un mese fa). La sortita del ministro, in visita a Parigi, ha irritato anche gl’iraniani quando s’è fatto promettere dal presidente francese, Emmanuel Macron, che la Francia sminerà Hormuz: «Non permetteremo assolutamente una cosa del genere – tuonano da Teheran —. La situazione è già delicata: consigliamo vivamente alla Francia di non complicarla ulteriormente con le sue provocazioni».
Più che delicata, nota il Wall Street Journal, per Trump è una situazione assai compromessa: l’Iran sta vincendo la battaglia di Hormuz, scrive il giornale, e «mettendo il presidente davanti a una scelta: o abbandonare lo Stretto all’Iran, oppure combattere per riaprirlo con la forza». Teheran è convinta che Trump non tornerà alla guerra prima delle elezioni di novembre e non sembra, in effetti, molto impressionata dagli ultimi raid americani.
A Doha, perdipiù, gl’iraniani si vedranno restituire 6 dei 12 miliardi di dollari congelati in questi mesi e questa è «una grande vittoria», esulta il presidente Masoud Pezeshkian.
A preoccupare molto di più gl’iraniani, è la strategia d’Israele: «Ho sentito – rivela il ministro della Difesa, Israel Katz – quanto Trump insistesse al telefono col premier Netanyahu per estendere al Libano l’accordo con l’Iran. Pressioni fortissime. Bibi resisteva. Alla fine ha chiuso, concedendo: va bene, non colpirò edifici a Beirut. Ma continuerò con gli attacchi chirurgici».