Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 30 Martedì calendario

Venezuela, oltre 1.700 morti. Paura per due nuove scosse

Sale ancora il bilancio delle vittime in Venezuela per il terremoto del 24 giugno: 1.719, e 5.034 feriti, secondo quanto riportato ieri dal presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim Delcy. La Farnesina ieri ha dichiarato che sono 11 i cittadini italiani deceduti nel sisma, ma in serata fonti locali hanno confermato la morte di altri cinque connazionali, tutti appartenenti alla famiglia di Gennaro Garofalo, originario di Licusati, frazione di Camerota nel Salernitano.
Sono invece 855, ufficialmente, gli edifici danneggiati, dei quali 189 crollati completamente e 666 parzialmente crollati o gravemente danneggiati. Una cifra, in realtà, molto sottostimata, come confermano le immagini satellitari diffuse dalla Nasa, che disegnano un quadro ben più grave dei danni strutturali agli edifici della zona costiera dello Stato di La Guaira, a nord della capitale Caracas.
Nel Paese sudamericano continuano ad arrivare le squadre di soccorso internazionale. Le ultime avvistate ieri a Caracas avevano la bandiera della Siria e del Qatar. Un segnale di apertura al mondo che è forse una delle poche buone notizie di questi giorni in una nazione fino a pochi mesi fa chiusa in se stessa. Sono presenti anche gli italiani. «Ci sono la nostra unità di crisi e i Vigili del fuoco. Sono un centinaio gli italiani che operano in Venezuela e siamo pronti a inviare altri aiuti», ha detto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «È un popolo amico, uno dei Paesi al mondo dove c’è il maggior numero di cittadini italiani, questo ci fa seguire con particolare apprensione tutto ciò che accade minuto per minuto», ha concluso il ministro ricordando che in Venezuela vivono 130 mila italiani iscritti all’Aire.
Ma la terra trema ancora. Ieri ci sono state due forti scosse di assestamento di magnitudo 5.1 e 4.2. La paura è ovunque, tra le case distrutte e negli innumerevoli rifugi che ospitano decine di migliaia di sfollati in palestre, cinema, hotel e, soprattutto, ai margini delle strade o nelle piazze cittadine.
Molti non vogliono allontanarsi dalle proprie case o dalle attività commerciali, anche se ormai ridotte ad un cumulo di macerie e lamiere. Gli sciacalli sono ovunque, in particolare proprio nella «zona rossa» di La Guaira. E tra la popolazione cresce la rabbia per la lentezza e l’insufficienza degli aiuti ma anche per i militari che controllano svogliatamente il traffico senza partecipare alle operazioni di scavo e di soccorso.
In rete corrono notizie sempre più inquietanti: c’è chi svuota i serbatoi delle auto ferme e chi si spaccia per un parente o un vigile del fuoco pur di entrare a svuotare un’abitazione. Un video diventato virale mostra un uomo che caccia dalla propria abitazione un militare e un altro funzionario sorpresi a «ispezionare» la sua casa. «Continuano a portare via le cose, non ne posso più», grida l’uomo.