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 2026  giugno 29 Lunedì calendario

Stop al maxiresort extralusso: scontro in Sardegna sulla Zes

Cala Finanza è una piccola insenatura della Gallura che fino a pochi mesi fa conoscevano soprattutto velisti, sub e chi frequenta la costa davanti a Tavolara. Oggi è diventata uno dei fronti più delicati del confronto tra sviluppo turistico e tutela del paesaggio. Attorno al progetto di un resort extralusso si intrecciano ricorsi ammini-strativi, un fascicolo aperto dalla Procura di Tempio Pausania, uno scontro tra Governo e Regione Sardegna sulle competenze e una mobilitazione che mercoledì prossimo porterà cittadini, comitati e associazioni sulla spiaggia per contestare l’intervento.
Il progetto è promosso dalla Tavolara Bay Srl, società riconducibile al gruppo brasiliano JHSF Participações, tra i principali operatori del lusso immobiliare e alberghiero del Sudamerica. Il masterplan prevede un albergo a cinque stelle da circa cinquanta camere, trenta ville, servizi turistici, ristorazione, un porto turistico e un campo da golf. Gli investitori sostengono che l’intervento sarà realizzato secondo criteri di sostenibilità ambientale e produrrà ricadute economiche e occupazionali per il territorio. Il nodo della vicenda, però, è soprattutto giuridico e istituzionale. Il primo lotto dell’intervento ha ottenuto il 9 febbraio scorso l’Autorizzazione unica della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno, lo strumento pensato per accelerare gli investimenti strategici. La Regione Sardegna si è opposta fin dall’inizio, sostenendo che quella procedura non possa sostituire le competenze regionali in materia urbanistica e paesaggistica né incidere sulle tutele previste dal Piano paesaggistico regionale, in particolare nella fascia dei 300 metri dal mare.
Lo scontro è arrivato fino al Consiglio dei ministri, che all’inizio di giugno ha respinto l’opposizione della Regione, confermando l’efficacia dell’autorizzazione. La presidente Alessandra Todde e l’assessore all’Urbanistica Francesco Spanedda parlano invece di una compressione delle prerogative garantite dallo Statuto speciale della Sardegna. Da qui il ricorso al Tar e l’annuncio di un possibile conflitto davanti alla Corte costituzionale. Nei primi giorni di luglio è attesa una decisione del tribunale amministrativo, mentre l’11 novembre è fissata un’ulteriore udienza relativa alla legittimità dei lavori già avviati.
Nel frattempo il fronte locale ha conosciuto un colpo di scena destinato a pesare sull’intero iter. Il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha annunciato venerdì la revoca in autotutela della delibera che aveva modificato la classificazione urbanistica dell’area, passaggio ritenuto indispensabile per la realizzazione del resort: l’ufficialità è prevista tra due giorni al Consiglio comunale. Secondo il Comune, gli uffici tecnici hanno riscontrato alcuni interventi non autorizzati nell’area di Villa Joy, fra cui strutture amovibili destinate al glamping, per le quali è stata annunciata un’ordinanza di demolizione. Contestualmente si è dimesso l’assessore comunale al Turismo, Riccardo Biancu, fratello dell’amministratore delegato della Tavolara Bay. A qualcuno questa vicenda ha ricordato La vita va così, il film di Riccardo Milani – ispirato peraltro a una storia vera – in cui un pastore si oppone in solitudine alla trasformazione di un tratto di costa sarda minacciato dalla speculazione edilizia. A Cala Finanza, però, il copione è diverso. L’opposizione al progetto si è progressivamente allargata fino a coinvolgere amministrazioni locali, cittadini, associazioni ambientaliste e la stessa Regione Sardegna, pur con motivazioni e obiettivi non sempre coincidenti. È una mobilitazione che ha ormai superato i confini dell’isola e che ha raccolto migliaia di adesioni.
Anche la Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo dopo gli esposti presentati nei mesi scorsi. Il destino del resort sarà deciso dai giudici e dagli atti amministrativi ancora pendenti. Ma il caso Cala Finanza ha già assunto un valore che va oltre questa baia della Gallura. Dall’esito dello scontro dipenderà anche il confine tra le procedure straordinarie pensate per attrarre investimenti e il diritto delle Regioni a governare il proprio territorio, soprattutto quando in gioco c’è uno dei paesaggi più tutelati del Mediterraneo.