La Stampa, 29 giugno 2026
La nuova bandiera degli estremisti religiosi israeliani
Una nuova bandiera è apparsa da qualche tempo fra gli estremisti religiosi israeliani e si va diffondendo nel Paese, quella dei sostenitori della costruzione del Terzo Tempio. Non ha la stella di David, come la bandiera ufficiale dello Stato, ma l’immagine del Terzo Tempio. È stata sventolata il giorno in cui si ricordava la presa di Gerusalemme nel 1967 ed è il simbolo di un radicalismo sempre più estremo.
Nell’ebraismo, le sinagoghe non sono un luogo sacro, l’unica sacralità appartiene al Tempio. Il primo Tempio di Gerusalemme fu distrutto dai babilonesi nel 586 a.C., il secondo Tempio fu distrutto dai romani nel 70 d.C., nell’anno a cui si usa far risalire l’inizio della diaspora ebraica. Esso sorgeva dove nel Medioevo sono state edificate le tre grandi Moschee. L’unico resto che se ne ha è il cosiddetto Muro del Pianto, il Muro Occidentale. Il Terzo Tempio non è mai stato costruito, anche se l’auspicio di una sua ricostruzione è presente nella liturgia ebraica ed è strettamente legato all’ideologia messianica.
Ma un conto è pregare per l’avvento del Messia e la ricostruzione del Tempio, un conto è operare per renderlo possibile. In teoria, tutto il mondo ortodosso lo auspica. Ma oggi, coloro che lo sostengono in Israele ma anche in qualche parte della diaspora, sono i religiosi più estremi, gli zeloti come vengono detti riprendendo il termine con cui nel I secolo si designavano i più fanatici dei giudei in guerra contro i romani. Quelli che attendono, in concomitanza con la sua ricostruzione, l’avvento del Messia e della sua era e il ripristino dei sacrifici e del sacerdozio.
Non è uno scherzo. Esiste, per esempio, da molti anni a Gerusalemme l’Istituto del Tempio, situato nella parte ebraica della Città Vecchia, che si occupa proprio di studiare le modalità della costruzione del Tempio, i suoi rituali, l’oggettistica e fin gli abiti sacerdotali, con lo scopo di affrettarne la ricostruzione. L’anno scorso, alcuni suoi membri in vesti sacerdotali sono stati fermati mentre trascinavano un capretto sul Monte del Tempio, cioè sulla spianata delle Moschee, per sacrificarvelo. Ricordiamo che si tratta di un luogo sacro ai tre monoteismi e gestito secondo accordi internazionali che vietano ai non musulmani di pregarvi. Il divieto di preghiera è stato ampiamente violato da Ben Gvir, con il suo seguito di fanatici. Immaginate quali sarebbero state le reazioni del mondo islamico se sulla Spianata si fosse addirittura realizzato un sacrificio. Possiamo ricordare che l’attacco terribile del 7 ottobre era denominato da Hamas “Alluvione di Al-Aqsa”?
Tutto questo fa parte di una strategia volta alla ricostituzione non solo del Tempio, ma dell’antica Israele, dei suoi rituali, della sua ideologia religiosa. Non è un caso che fra i seguaci del Terzo Tempio troviamo insieme ultraortodossi e sionisti religiosi estremisti, di solito lontani gli uni dagli altri.
Per ora, non ci sono state spinte da parte dell’estrema destra religiosa a affiancare nelle bandiere la stella di David (simbolo divenuto dominante solo nel Medioevo) all’immagine del Terzo Tempio. Le due bandiere sono apparse insieme. Ma certamente, per quanto estremi ci appaiano i partiti religiosi in Israele, questo movimento va oltre e porta direttamente verso uno Stato teocratico su modello biblico. Come ha scritto recentemente in una rivista israeliana, +972Maga, un importante studioso dell’Università di Bar Ilan, Menachem Klein, questa ideologia «mira ad una profonda trasformazione dello Stato stesso» e «all’emergenza di un ordine ebraico teocratico centrato sul Terzo Tempio».
Siamo di fronte a una profonda trasformazione della stessa Israele e dell’ideologia sionista su cui si fonda. Per ricostruire la Grande Israele biblica non basta più cacciarne i palestinesi, estenderne i confini, distruggere intere regioni. Serve ricostruire l’ideologia religiosa del periodo biblico, distruggere ogni aspetto della modernità, la democrazia in primo piano, e lo stesso sionismo. Se per i liberal uno Stato post-sionista significa uno Stato in cui gli israeliani possano vivere accanto ai palestinesi, gli ebrei accanto ai musulmani o ai cristiani, per questi fanatici vuol dire mirare a uno Stato teocratico non solo pre-sionista ma addirittura, direi, pre talmudico, cioè precedente alla diaspora, alla diffusione delle sinagoghe, allo studio del Talmud, invenzione, almeno quello babilonese, diasporica.
Per questo vedere sventolare in Israele bandiere del Terzo Tempio, per quanto folkloriche possano apparirci, rappresenta un vero campanello d’allarme. Possibile che tanti israeliani, accecati dal nazionalismo, non se ne rendano ancora conto? Che siano disposti a rinunciare tanto facilmente alla modernità e alla democrazia?