repubblica.it, 29 giugno 2026
Usa-Kazakhstan, accordo sul tungsteno. Ma ad incassare sono i figli di Trump
Sulla carta, si presenta come un lucroso affare finalizzato a garantire che gli Stati Uniti continuino ad avere accesso ad un minerale indispensabile per i settori della difesa e la tecnologia. Nella realtà, secondo un’inchiesta pubblicata dal New York Times, si tratta dell’ennesima occasione in cui la famiglia Trump e i suoi amici puntano ad approfittare del controllo della Casa Bianca per incassare profitti. In questo caso sfruttando il tungsteno del Kazakhstan.
Terre rare
Come è noto, la Cina è il principale produttore mondiale di terre rare, che il presidente Xi non ha esitato ad usare nel suo braccio di ferro con il rivale Trump, minacciando di bloccare le esportazioni verso gli Usa come pedina di scambio per bloccare i dazi. Washington sta disperatamente cercando risorse alternative, come dimostra l’iniziativa chiamata Pax Silica a cui sta aderendo ora anche l’Italia.
Il tungsteno ha un uso fondamentale per costruire le testate missilistiche, gli aerei da guerra, ma anche i computer e i chip. Il Kazakhstan possiede una grande potenziale riserva nella regione rurale vicina al villaggio di Unrek, e nel settembre scorso il segretario al Commercio Howard Lutnick ha incontrato all’hotel St. Regis di New York il presidente Tokayev per discutere un accordo sullo sfruttamento di queste miniere. Durante il colloquio lo stesso Trump ha chiamato per fare pressione. Un paio di mesi dopo, per la precisione il 6 novembre, i due paesi hanno firmato un’intesa, in base alla quale il governo Usa darà finanziamenti per 1,6 miliardi di dollari ad una compagnia americana chiamata Kaz Resources, che si occuperà di fare le ricerche e gli scavi.
Gli interessi dei figli
Raccontata così, sembra solo una mossa intelligente, finalizzata a contrastare la Cina su un terreno cruciale non solo per le attività economiche, industriali e tecnologiche del futuro, ma anche per gli equilibri geopolitici globali. Il problema, secondo l’inchiesta del New York Times, è che a guadagnarci saranno i figli di Trump e quelli di Lutnick, insieme ad altri soggetti. Kaz Resources infatti appartiene al rabbino di origini australiane Pini Althaus, che un anno fa si è trasferito negli Stati Uniti proprio per lavorare nel settore delle terre rare. Sei giorni prima della firma dell’accordo la compagnia Dominari Securities ha fatto un investimento del 20% per entrare nel capitale della sua azienda e partecipare al progetto. Questa compagnia ha la sede nella Trump Tower e tra i suoi soci figurano Eric e Don junior, figli del presidente.
Se questo non bastasse, nello stesso periodo Cantor Fitzgerald ha aiutato un’altra azienda a raccogliere 210 milioni di dollari per lavorare con Dominari sulla stessa iniziativa. Il proprietario di Cantor è Lutnick e l’operazione di finanziamento è stata gestita dai suoi figli Kyle e Brandon, ricavandone ricche commissioni come è consuetudine in questi casi.
La smentita
La Casa Bianca ha smentito tutto, dicendo che “l’unico interesse del presidente è fare l’interesse del popolo americano”. Althaus ha ammesso al New York Times che aveva notato l’investimento per il 20% della sua compagnia, ma non sapeva che dietro ci fossero i figli del capo della Casa Bianca.
Secondo il giornale, non è la prima volta che accade. Le due famiglie, Trump e Lutnick, hanno connessioni finanziarie con 14 aziende impegnate in accordi col governo federale per progetti relativi alle terre rare. L’esecutivo ha già approvato o sta considerando di approvare finanziamenti per oltre 8,9 miliardi di dollari a favore di queste compagnie, di cui beneficieranno i figli del presidente e quelli del segretario al Commercio.