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 2026  giugno 29 Lunedì calendario

Dal 1 luglio in vigore il dazio di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro

Dal primo luglio tutti i pacchi che entreranno nell’Ue da Paesi terzi pagheranno un dazio di 3 euro. La misura, ribattezzata anti-Cina perché colpirebbe colossi come Temu, Shein, AliExpress, si applicherà inizialmente solo su base volontaria, mentre diventerà obbligatoria dall’1 novembre 2026, per rimanere in vigore un anno e mezzo. Nel frattempo, le dogane europee raccoglieranno i dati per mettere a punto una tassazione regolare, che si sostituirà alla “tassa piatta” e terrà conto di elementi come il valore dei beni, il peso, la provenienza, ed entrerà in vigore dall’1 luglio 2028. La tassa europea sostituisce tutte quelle nazionali. Si tratta di una “entrata propria” europea: il 75% del ricavato andrà quindi al budget comunitario, e il 25% rimarrà allo Stato membro.
La “tassa di gestione”
Finora era in vigore la cosiddetta soglia de minimis, che esentava dai dazi tutti i pacchi di valore inferiore a 150 euro. È prevista anche l’introduzione di una ’handling fee’, commissione di gestione, che diverrà operativa con il nuovo codice delle Dogane Ue, probabilmente tra ottobre e novembre. Questa ulteriore tassa dovrebbe valere tra 2 e i 4 euro. Si sarebbe potuta sovrapporre a quella prevista in Italia, valore 2 euro, finora mai entrata in vigore per la protesta degli spedizionieri. Balzello per ora rinviato a ottobre. Però la linea di Bruxelles è chiara: le misure nazionali già in vigore dovranno cessare «una volta che entrerà in vigore» la norma europea – spiegano i funzionari Ue – e quindi la commissione di gestione italiana da 2 euro in teoria non dovrebbe mai in vigore, o al massimo potrebbe rimanere in vigore un mese o poco più, dal’1 ottobre fino a quando non entrerà in vigore quella europea.
Le aziende del settore tuttavia rilevano che sarebbe meglio una chiara abolizione della normativa italiana, per evitare sovrapposizioni e sovrapprezzi, che farebbero calare il traffico in Italia, riducendo gli acquisti e danneggiando gli operatori. «La norma italiana, a differenza di quella francese in vigore da questa primavera, non è stata scritta in modo che se entra in vigore quella europea decada automaticamente – spiega Andrea Cappa, direttore generale di Confetra – per cui o viene eliminata con un atto legislativo, oppure gli operatori per evitare di pagare una tassa doppia, all’Italia e all’Europa, dovranno andare in giudizio. La dogana potrebbe persino essere citata per danno erariale se decidesse autonomamente di disapplicare la norma italiana». È ancora da stabilire in che quota la handling fee europea andrà ripartita tra un Paese membro e il budget Ue. Per ora l’Italia incasserà, di sicuro, il 25% della tassa dei pacchi, ma non è chiaro quanto arriverà da quella di gestione.
Perché il nuovo dazio da 3 euro
Le motivazioni della tassa doganale, spiega un alto funzionario Ue, sono quelle di «garantire parità di condizioni, e dotare le autorità doganali degli strumenti necessari per affrontare, controllare ed eventualmente rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi». C’è anche una ragione di equità, che, con la diffusione del commercio elettronico, porta ad applicare le stesse regole alle merci che entrano nel nostro territorio per essere vendute nei negozi, rispetto a quelle che invece vengono vendute online. La stessa fonte Ue ha negato che si tratti di una misura “anti-Cina”: si applica a tutto il commercio elettronico che arriva dai Paesi terzi.
Anche perché nel frattempo il numero dei “piccoli pacchi” è aumentato in modo esponenziale. Nel 2025 sono arrivati 5,9 miliardi di pacchi di valore inferiore ai 150 euro, significa 16 milioni giornalieri smistati dalle dogane europee. Costituiscono il 98% dei beni che arrivano dall’estero, ma valgono solo il 2% delle tasse doganali raccolte. Vista la mancanza di controlli, la Commissione valuta che oltre il 60% dei beni che arrivano nei piccoli pacchi non sia conforme agli standard europei.
Il settore della vendita al dettaglio è fondamentale per l’economia europea: rappresenta l’11,5% del valore aggiunto e garantisce 30 milioni di posti di lavoro.
L’e-commerce sta però ridefinendo le dinamiche competitive: c’è una crescente pressione competitiva sulle Pmi della Ue da parte dei grandi venditori online extra-Ue, e non solo cinesi. Da qui l’esigenza di «garantire condizioni di parità per le attività commerciali e i dettaglianti tradizionali». Le imprese della Ue pagano infatti dazi doganali quando importano merci in grandi quantità, mentre i grandi operatori online extra-Ue spediscono i prodotti direttamente ai consumatori in esenzione da dazi.
Si era quindi arrivati a una situazione di abuso non più sostenibile, a giudizio delle istituzioni europee. Senza contare che una nuova entrata propria va nella direzione di sostenere il bilancio Ue, che in prospettiva, anche per l’aumento delle spese per la transizione e per la difesa, ha bisogno di nuove entrate proprie.