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 2026  giugno 29 Lunedì calendario

L’afa brucia anche la crescita: a rischio 126 miliardi di Pil

Il caldo non rende roventi solo le giornate. Brucia produttività, raccolti, consumi ed energia. Ha ormai un costo che si misura nei pronto soccorso più affollati, nelle ore di lavoro perse, nei condizionatori accesi più a lungo e nelle imprese costrette a rivedere i piani. L’ondata di calore, non è più un solo fatto meteorologico, ma una voce di bilancio, in negativo.
Le criticità aumentano quando si superano i 30 gradi. Secondo un’indagine di Allianz Trade, ogni grado in più tra i 30 e i 35 riduce la produzione oraria media di circa il 3%, mentre il consumo energetico aumenta dell’1,2% per grado a causa della maggiore domanda di aria condizionata. Se si consulta il report di Deloitte, invece, il rischio climatico rappresenta una variabile strutturale per la competitività e i danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero raggiungere i 5 miliardi annui entro il 2050. Nello stesso periodo, a seconda dell’intensità, il Pil potrebbe ridursi tra l’1,6 e il 6%. Gli effetti del caldo impattano sull’economia reale e sulla finanza in modi differenti tra costi di rifinanziamento, l’aumento del debito pubblico e la compressione dello spazio fiscale. Tra le piccole e medie imprese, però, solo il 14% ha adottato misure per continuare a essere operativi in caso di eventi estremi e solo il 10% è intervenuto su impianti ed edifici.
Per gli economisti di Allianz in Italia, Francia e Spagna la riduzione cumulativa del Pil oscilla tra il 5 e il 7% rispetto allo scenario climatico storico. Le perdite di Pil potrebbero raggiungere quota 206 miliardi di euro in Francia, 126 miliardi in Italia, 112 in Germania e 103 in Spagna. Dal 1980 a oggi gli eventi di stress termico sono aumentati di sette volte e la mortalità media è quintuplicata. La curva punta verso l’alto. L’Italia è tra i Paesi più esposti: da sola rappresenta circa il 18% dei decessi globali censiti legati alle ondate di calore, seconda soltanto alla Russia.

Nel nostro Paese i consumi rischiano di diminuire del 4,2%, ma gli investimenti potrebbero crollare del 12,8%, segnalando un deterioramento della capacità produttiva futura. Pure i conti pubblici verranno messi sotto pressione. Le entrate fiscali annuali potrebbero diminuire dell’1,3% in Italia mentre il deficit potrebbe aumentare di circa 1,9 punti di Pil aggiuntivi, rendendo più difficile rispettare i parametri di bilancio della Ue. Per correre ai ripari servirebbero interventi pubblici e privati per limitare gli effetti delle ondate di calore sulla crescita economica: più investimenti in raffrescamento passivo, reti elettriche resilienti, tutela dei lavoratori esposti al caldo e strumenti per adattarsi al cambiamento climatico.