Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Intervista ad Anna Ferzetti
«È il coronamento di un anno di grazia, letteralmente. Un bell’allineamento dei pianeti». Anna Ferzetti commenta con allegria il Nastro d’argento come miglior attrice per la sua interpretazione di Dorotea, la figlia giurista del presidente della Repubblica tormentato dai dubbi de La grazia. Uno degli otto premi conquistati l’altra sera al Teatro Argentina dall’opera di Paolo Sorrentino, tra cui miglior film e miglior regia e miglior attore, Toni Servillo. «Pensare che sembrava non si facesse più».
Perché?
«Paolo mi aveva cercata, avevo superato diversi provini. Ma poi è rimasto in sospeso e lui ha girato Parthenope. Mi sono detta: è già un bel riconoscimento a quarant’anni, bene così. Il progetto è ripartito ma ho saputo che aveva visto anche altre attrici. Invece mi ha richiamato e mi ha detto: “trova la tua Dorotea”».
Dove l’ha cercata?
«Ho pensato a mio padre (il grande Gabriele Ferzetti, ndr), che mi ricordava per certi versi il presidente De Santis. È qualcosa che mi appartiene, la presenza di un padre importante. Nella vita e nel lavoro. Mi ha avuta che era già grande, ho sempre ammirato la sua coerenza e dedizione».
Quanto l’ha influenzata il suo essere figlia d’arte?
«Non volevo fare l’attrice da ragazza. Avevo due passioni: gestire un albergo o un villaggio. Oppure mi immaginavo una carriera sportiva o militare. Ero un’atleta, facevo pentathlon. E mi affascinava l’idea delle donne che si arruolano. Sono una che decide, non sto mai con le mani in mano, una Wonder Woman. Mi piace darmi da fare per gli altri. Se andavo in vacanza con le amiche, i genitori erano tranquilli: guida Anna, ci pensa lei. Sono ancora così, materna con tutti. Delego poco. Sto imparando ora a lasciarmi andare, a mollare un po’».
Né atleta, né militare. Quando ha realizzato che avrebbe fatto l’attrice?
«In realtà abbastanza presto. Ho capito che la mia strada era quella, ma è stata combattutissima. Ho raccolto tanti no: non sei giusta, troppo alta, troppo seria. Mi ha aiutato il carattere, non mi abbatto. Mi butto. E adesso che sto raccogliendo tanto, me la godo. Mio padre diceva una cosa che mi faceva incavolare: “Impara l’arte e mettila da parte”. Aveva ragione, ora lo so».
Come si è trovata sul set di Sorrentino?
«All’inizio avevo una certa ansia. Il primo giorno, girando una scena con una tazzina in mano, ho iniziato a tremare. Mi dicevo: concentrati, abbi un po’ di ritegno... Però con Servillo di fronte e Paolo dietro al monitor non era banale. Ma è stata un’esperienza magnifica, con Toni si è cementata un’amicizia».
Un anno ricco, questo: il ruolo da protagonista di «Domani interrogo», nel cast de «Gli occhi degli altri» di De Sica, il successo in teatro con «People, Places & Things», diretta dal suo compagno, Pierfrancesco Favino. Cosa le piacerebbe ora?
«Mi divertirebbe un musical, magari con Almodóvar».
Le piace cantare?
«Sì, ma quello che amo di più è ballare. È una liberazione. Ho studiato danza da piccola, non sono una ballerina. Mi piace proprio tanto, è come se tutto quello che c’è intorno svanisse. Lo condivido con Pierfrancesco. Ci siamo conosciuti a una festa, abbiamo ballato per ore».
Entrambi attori, come si bilancia lavoro e vita privata?
«Condividiamo lo stesso modo di vivere il mestiere. Ho la fortuna di avere accanto un uomo che mi ha aiutato nel mio percorso. Io ho vissuto con lui il suo, che è stato faticoso all’inizio. Mi è stato di grande ispirazione vedere come prende il lavoro, l’impegno che ci mette. In questo mestiere conta il carattere, oltre al talento che se c’è va alimentato. Ma serve il fuoco».
In autunno ripartirà la tournée di «People, Places & Things».
«Anche qui conta l’allineamento dei pianeti. Pierfrancesco aveva comprato i diritti della pièce di Duncan Macmillan dieci anni fa. Ma non ero pronta. È un testo tostissimo. Come attrice, serve aver vissuto i cambiamenti, i dubbi e l’esperienza dei 40 anni».
Tra i suoi incontri importanti c’è quello con Özpetek.
«Gli devo molto, è stato il primo a farmi uscire dalla mia comfort zone. Mi volle nel 2008 per Un giorno perfetto e poi per la serie Le fate ignoranti ha pensato che fossi giusta in coppia con Ambra Angiolini. E per Diamanti, ancora diversa. Purtroppo il cinema ti ingabbia, spesso ti chiedono di fare le stesse cose. Io invece voglio fare tutto, imparare tutto».