Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Il segreto di Kim Jong-un: la madre «cancellata» perché giapponese
Lo spettro della madre insegue Kim Jong-un. Il Maresciallo-Presidente della Nord Corea si è presentato al suo popolo come buon padre di famiglia, esibendo la moglie graziosa e portando la figlia nei poligoni da dove vengono sperimentate armi sempre più potenti. Però, in patria Kim ha steso una cortina di segreto intorno alla donna che lo ha partorito. Il problema è che la signora era nata in Giappone nel 1952, tra quei due milioni di coreani emigrati nell’Impero nipponico tra il 1910 e il 1945, quando la penisola era una colonia di Tokyo nota come Joseon.
La madre di Kim si chiamava Ko Yong-hui. Suo padre Ko Kyong-thaek negli anni Trenta del secolo scorso era partito dall’isola coreana di Jeju per cercare fortuna a Osaka in Giappone, diventando dirigente di fabbrica. Una vita degna di un romanzo: la disfatta del Sol Levante nella Seconda guerra mondiale lo riportò in Corea, dove si nascose per timore di essere accusato di collaborazionismo con gli ex occupanti; poi la guerra civile tra Nord e Sud lo spinse a tornare clandestinamente a Osaka e nella città giapponese, nel 1952, nacque la bambina Yong-hui, destinata a intrecciare il suo destino con la famiglia Kim.
Yong-hui restò a Osaka fino ai dieci anni, quando nel 1962 Pyongyang convinse circa 90 mila coreani rimasti in Giappone a tornare in quello che la propaganda del regime definiva «il paradiso in terra dei lavoratori». La ragazzina era portata per la danza e fu ammessa nella compagnia artistica Mansudae, costituita nel 1969 dal giovane Kim Jong-il, figlio di Kim Il-sung, il fondatore della Repubblica popolare democratica di Corea (nome ufficiale della Nord Corea). Tra la ballerina e l’erede designato della Dinastia sbocciò l’amore. Kim Jong-il non la sposò, perché aveva già una moglie regolare e due figlie, ma Yong-hui gli diede tre bambini che furono riconosciuti con i nomi di Kim Jong-chol, Kim Jong-un e Kim Yo-jong. Il vecchio Kim Il-sung non volle mai vedere quei nipoti, che erano invece i preferiti di Kim Jong-il, divenuto Caro Leader della Nord Corea nel 1994, alla morte del padre.
La designazione di Jong-un a successore sembra avvenuta per esclusione: Jong-chol più che al potere si è interessato alla musica (e si dice alle droghe); Yo-jong è una donna (anche se è la più fidata consigliera di Kim III); c’era un altro figlio avuto da una compagna, Jong-nam: ma aveva dubbi sul regime assoluto e fu assassinato nel 2017. Resta da dire perché Kim abbia cancellato la madre, alla quale voleva un bene dell’anima, in particolare quella dello scrittore giapponese Gomi Yoji che ha pubblicato «Ko Yong Hui, la coreana giapponese che diventò la madre di Kim Jong-un».
Il prestigio interno della Dinastia che guida la Nord Corea da otto decenni è legato alla «linea di sangue del Monte Paektu», la montagna al confine con la Cina dove Kim Il-sung avrebbe posto il suo comando nella lotta contro i giapponesi. Sul Paektu, secondo l’agiografia mitica del regime, sarebbe nato anche Kim Jong-il e Kim Jong-un ci sale su un cavallo bianco quando vuole ricordare le origini eroiche della famiglia. Far sapere al popolo di essere figlio di una «giapponese» darebbe un colpo al prestigio del Maresciallo. Tra i volantini lanciati sul territorio nordcoreano con palloni dagli avversari del Sud alcuni hanno preso di mira Kim, ricordandogli di «non essere della stirpe di Paektu, ma del Monte Fuji», la montagna sacra del Giappone. Ecco perché ha rimosso la memoria della mamma, morta nel 2004 di cancro a Parigi.