Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Putin ammette le difficoltà in casa: «Manca la benzina, export in forse»
Cosa farà Vladimir Putin a fronte dell’evidente fallimento della sua campagna militare contro l’Ucraina? La domanda è lecita, specie all’incalzare dei raid di droni ucraini sempre più al cuore del sistema energetico e militare nemico. E le risposte variano dalla possibilità di una mobilitazione di massa, che andrebbe inevitabilmente a intaccare gli equilibri interni della società russa, all’eventualità che Putin, messo alle strette, possa minacciare di ricorrere all’arma atomica. Non sarebbe la prima volta: già al momento delle grandi controffensive ucraine dell’ottobre-novembre 2022, quando per un attimo parve che Volodymyr Zelensky potesse vincere soltanto a pochi mesi dall’inizio di quella che il presidente russo minimizzava chiamandola «operazione militare speciale», dal Cremlino erano giunti segnali minacciosi di un possibile passo del genere. Furono necessari i colloqui ad Ankara tra l’allora capo della Cia, William Burns, e quello dei servizi di intelligence esterni russi, Sergey Naryshkin, per scongiurare l’escalation nucleare.
Ieri il presidente russo, riconoscendo i gravi problemi di approvvigionamento di carburante generati dagli attacchi ucraini, ha istituito una task force per garantire le forniture. «Siete ben consapevoli che le difficoltà per gli automobilisti e per le imprese persistono», ha ammesso ieri. Putin ha anche spiegato che le riserve di benzina ammontano a 1,7 milioni di tonnellate e che si sta valutando «la necessità di bloccare l’esportazione di gasolio».
Parole rivelatrici di una crisi interna senza precedenti: l’economia russa si fonda sull’export energetico. «Stiamo molto attenti alle mosse disperate di un uomo che sta annegando», scrive adesso lo storico e saggista Peter Frankopan, docente a Oxford, sulla rivista Foreign Policy. Il problema è evidente: il regime russo dispone di migliaia di testate atomiche e Putin ne parla di frequente. Lo storico ricorda che negli ultimi mesi le fanterie di Putin hanno perso territorio, sebbene ieri la Tass abbia segnalato la cattura di due villaggi nelle regioni di Dnipro e Zaporizhzhia.
Inoltre, Frankopan sottolinea che le perdite tra i soldati russi sarebbero gigantesche: circa 30.000 mensili tra morti, feriti e dispersi. Le fonti che cita sono i blogger russi, quelle ucraine e i centri di studi militari occidentali. A suo dire, «l’aspettativa media di vita per una recluta russa dal momento dell’arrivo nel campo di addestramento alle zone del fronte variano tra i 10 giorni e le tre settimane». Addirittura, nelle aree dei combattimenti non si sopravvive «oltre i 20-35 minuti». Grazie ai nuovi droni e alle strategie ideate dal ministero della difesa di Kiev, adesso verrebbero messi fuori combattimento 8 russi per ogni ucraino. Impossibile verificare questi dati. Nella mancanza di cifre ufficiali credibili da entrambe le parti, le valutazioni che vanno per la maggiore riportano complessivamente circa 1,2 milioni tra morti, feriti e dispersi russi contro meno di 600.000 ucraini. Ma la novità sono soprattutto i raid di Kiev, che secondo la Reuters hanno ridotto la capacità di raffinazione del greggio russa a 700.000 barili al giorno (nel 2021 erano 6 milioni). Kiev ieri ha annunciato di avere colpito altre due importanti raffinerie e un ponte ferroviario.
Frankopan invita dunque a seguire con attenzione le mosse prossime di Putin, che per «mantenersi a galla potrebbe spingere la testa degli altri sott’acqua». Il rischio di escalation con la Nato resta forte. E la crisi è del tutto aperta, compresa la possibilità di una nuova rivoluzione come nel 1917.