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 2026  giugno 29 Lunedì calendario

Vannacci a Salvini: «Non mi vuole? Amen»

«Allora lui inizi a votare la fiducia al governo». «Ah, sì? E allora lei apra alle preferenze sulle legge elettorale e la finisca, per esempio, di finanziare la guerra in Ucraina». Così parlano gli sherpa. Dunque se queste sono le premesse di una trattativa fra il centrodestra guidato da Giorgia Meloni e Roberto Vannacci la risposta è subito in chi legge: sono ancora a carissimo amico.
In questo risiko al momento non si registrano segnali concreti di avvicinamento da entrambi i fronti. I rispettivi colonnelli dicono di non parlarsi. Non solo, nemmeno si fidano l’uno dell’altro: in Transatlantico si narra addirittura di alcuni esponenti di Fn pronti a registrare le telefonate dei «colleghi» di FdI. Sarà vero? Nel dubbio: taci il «quasi nemico» forse ti ascolta.
Se occorre prendere per oro colato le parole di Vannacci, la linea ufficiale al momento è questa: «Siamo assolutamente disponibili ad entrare in coalizione se verranno rispettate le nostre linee rosse». Salvini? «Se non mi vuole, amen», la risposta ieri a un evento a Vicenza. Meloni? «Se ha qualcosa da dirmi, ha il mio numero di telefono: mi chiami, non abbiamo nessun problema a sostenere qualsiasi tipo di discussione».
Insomma, il tema c’è, e se ne parla. In Parlamento, sui media tradizionali e sui social network. Ieri per esempio la pagina Instagram «Team Vannacci» (126 mila follower) ha pubblicato una card, estrapolata da un articolo della Verità, per dire che «Fratelli d’Italia apre a Vannacci» con tanto di foto della premier che si fa abbracciare dal generale in mimetica: oltre 12 mila like e molti commenti pieni di «magari!». La realtà è molto più complessa di un clic. Dice il deputato «futurista» Rossano Sasso: «Al momento non registriamo segnali dai piani alti del centrodestra né da quelli intermedi, dunque proseguiamo così. Senza calcoli, siamo già a oltre 110 mila tesserati e per tutta l’estate continueremo con le nostre Passeggiate identitarie». Laura Ravetto, unica vannacciana in Parlamento e fresca di nomina come responsabile della «generazione D» di Fn, aggiunge: «Ciò che dice Salvini è preoccupante: è accecato dall’odio verso il generale». E Fratelli d’Italia, onorevole Ravetto? «Da una parte registro le aperture di Bignami, dall’altra le chiusure di Donzelli. Sono divisi, deduco. Deciderà Meloni». La dinamica è chiara: in questo momento Futuro nazionale si fa desiderare. Lucida i sondaggi come se fossero pepite d’oro. I colonnelli del generale: «Qui non servono accordi di comodo per vincere le elezioni, ma di merito su valori comuni. Altrimenti, auguri».
Dentro Forza Italia iniziano a esserci timidissime aperture legate all’eventuale concretezza di un programma elettorale insieme al generale. Come spiega da giorni, per esempio Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, tendenza Marina Berlusconi, che pensa «a come il padre Silvio seppe riunire Msi e Dc». Sono ragionamenti appesi in aria, in attesa che passi l’estate che sarà salutata a settembre da Vannacci con «una grande festa futurista».