Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Il contrattacco di Salvini: «Leader per altri tre anni»
Matteo Salvini non lascia, raddoppia. Non che il leader della Lega avesse mai messo in dubbio la sua permanenza alla guida del partito e tantomeno aperto a una modifica degli assetti organizzativi interni. Ma dall’atmosfera calda e umidissima della Riviera romagnola che da sempre gli è congeniale (eccessi del Papeete a parte) rilancia su tutta la linea, ribadendo i suoi punti fermi. A partire dalla leadership: «L’anno scorso i militanti mi hanno chiesto di continuare a fare il segretario per quattro anni, uno è passato, ce ne sono altri tre. Farò con orgoglio il militante fra militanti da segretario in questo momento per altri tre anni» spiega rispondendo alle domande di Giuseppe Cruciani, guest star della convention dei Giovani della Lega a cui fa una confidenza personale per il futuro: «Escludo i giardinetti, ma non la carrozzina…» (paternità in vista?).
E se non fosse chiaro a chi è rivolto il messaggio, Salvini precisa: «La forza della Lega è sempre stata, e sempre sarà, la squadra. Non sarà una campagna elettorale solitaria, servono i capitani ma servono anche le truppe, perché capitani o generali o colonnelli senza truppe motivate determinate e orgogliose non vanno da nessuna parte. Quindi, Zaia, Fedriga, i sindaci e i governatori me li aspetto tutti – non dietro ma di fianco – per vincere». Le giovani leve leghiste, per le quali il segretario Luca Toccalini si compiace perché non leggono i giornali (in compenso cantano a squarciagola il nuovo inno «L’Italia che ci Lega»), si godono il duetto con la star radiofonica.
Regolati, per il momento, i conti interni, Salvini rivolge le sue attenzioni a Roberto Vannacci, il traditore: «Io non porto rancore, c’è più una delusione umana che politica che dura qualche ora, poi si guarda avanti. Rimangiarsi nel giro di qualche settimana tutta questa apertura» della Lega «da parte di un uomo in divisa è stata una delusione. Abbiamo l’ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non ci siamo sentiti più al telefono. Mi freghi una volta ma non mi freghi la seconda volta...». Porta chiusa ad alleanze con Futuro nazionale, anche perché il vicepremier è sicuro che tra un anno le elezioni le vincerà ancora il centrodestra («Con qualsiasi legge elettorale», anche se sulle preferenze dice che favoriscono «i milionari») e la Lega supererà il 10 per cento (oggi viaggia tra il 5 e il 6, sotto Vannacci). E qui, ecco una piccola novità. Salvini rilancia il desiderio di tornare al Viminale ma ora lo sposta a dopo le elezioni.
Il confronto sul palco lascia spazio per alcune sottolineature di politica internazionale. Si parte con Trump: «Alcune battaglie sono anche le nostre ma non mi aspettavo un iperattivismo estero, dall’Iran al Venezuela. Penso non se lo aspettassero neanche gli americani. Io non cambio le mie idee: se attacca il presidente del Consiglio, attacca anche me e gli italiani». Poi il segretario della Nato Mark Rutte: «Avrebbe fatto bene a contare fino a dieci». Infine, Vladimir Putin: «Tornare ad avere buoni rapporti con Mosca è fondamentale».