il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2026
Intervista ad Antonia Dell’Atte
Anni 80. “Li ho vissuti in maniera pazzesca. Appieno”.
Ogni cliché, richiamo, rima, sospiro nostalgico, pellicola vanziniana, offrono il colore a quel decennio. Antonia Dell’Atte al colore associa la sostanza di chi è stata copertina, immagine, vetrina. Punto di riferimento. Di chi ha sfilato tra l’edonismo a ogni costo, la leggerezza ostentata, l’infinito piacere senza pausa. Le amicizie “più assurde. Ho stretto rapporti con tutti, dai reali di mezzo mondo, alle star di cinema e musica”.
Da 36 anni vive in Spagna, a Barcellona, e lì è arrivata dopo un matrimonio sbagliato con il conte italo-spagnolo Alessandro Lequio di Assaba y Torlonia, sbocciato in Italia, sempre in quei benedetti anni 80, quando tutto era concesso, meno soffrire (“lui sapeva tutto di me, io niente di lui. Dovevo lasciarlo dopo il primo schiaffo. Ho retto tre anni. Poi è finita e per fortuna Giorgio mi ha ripresa a lavorare”).
Lei e Armani, icone negli anni della celeberrima Milano da bere.
Sono stati un miracolo. Io dovevo lavorare e portare i soldi a casa, ma nel frattempo venivo sorpresa in ogni momento: se avevi sete di conoscenza, potevi soddisfare anche l’inatteso.
Esempio.
Quando nei primissimi anni 80 conosco Franco Battiato, esattamente poco dopo la pubblicazione de La voce del padrone, in una serata in cui Miguel Bosé s’incontrava con il padre e la madre. Con noi c’era anche Roberto Calasso.
Battiato e Calasso erano molto amici.
Uscivamo tutti insieme. Roberto un giorno mi regalò L’insostenibile leggerezza dell’essere per poi aggiungere: ‘Vieni con me a Parigi’. Mi ritrovai a casa di Kundera.
Kundera aveva fama di poco espansivo.
Solo poco? Non mi ha mai guardata in faccia. Ma divino.
Battiato?
Da quella serata con Bosé e Calasso è nato un rapporto stretto, ed era una persona alla mano anche se lo vivevo come fosse un dio; uno in grado di cantare ‘questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine’ non può che essere un dio.
Poesia.
E non ero ancora la modella di Armani. Con Giorgio il debutto è nel 1983.
E da lì?
Iniziai una vita fatta di lavoro e conoscenze.
Amici?
Oltre a Franco, anche Antonio Ricci e Beppe Grillo. A me intrigava chi era intellettualmente comico, Gino Paoli mi chiamava ‘Totò in gonnella’; (pausa) l’ironia mi è servita per scappare dalla timidezza.
Eccola.
No, non sono timida e non temo nessuno.
Però?
Ho il senso del pudore.
Sindrome dell’impostore?
Mi manca. Anche se nel mondo vanno avanti gli impostori e i corrotti.
Com’era Ricci?
Un prete. Un sornione. Con delle uscite, delle perle geniali. Anni dopo ho capito che quando ci vedevamo mi studiava per i suoi programmi tv.
Beppe Grillo?
Insieme a Ricci mi metteva in mezzo agli scherzi. Alcuni tremendi. Per loro ero Santa Maria Goretti.
Lo è?
Sono una donna, non sono una santa.
Insomma, tremendi.
Magari stavamo a cena e Ricci, all’improvviso, si agitava: ‘Sta arrivando la donna di Beppe, è gelosa, nasconditi!’. E io cercavo un modo per salvare la situazione; dopo un po’ ho ribaltato la questione.
Cioè?
Mi sono vendicata. Sono stati una scuola di vita.
Ricci l’ha portata a Drive in.
Con quelli di Armani impazziti: tu sofisticata, bella, ovattata, in un contenitore del genere? Io invece desideravo quello, detestavo il sistema moda.
Addirittura.
Prima di Giorgio nessuno mi voleva.
Come mai?
Non la davo.
E…?
Neanche venivo invitata alle feste.
Era prassi concedersi.
Certo. Alcune delle ragazze del tempo mi avevano soprannominata ‘la mamma’.
Salvifica.
Lucrezia Lante della Rovere è una di loro: sua madre (Marina) mi chiese di seguirla. E lei mi ascoltava quando le consigliavo di non partecipare a una festa. Altre no.
Metteva il bollino rosso.
C’erano agenzie di moda che mi invitavano a farmi i fatti miei.
Droga?
Mai vista.
Mai?
Neanche uno spinello, ma c’era.
Da che famiglia viene?
Umile, non miserabile; (ci pensa) meglio umile. E l’umiltà mi ha insegnato a stare a galla.
Papà?
Contadino.
Mamma?
Contadinissima.
Conosce i segreti della terra?
Eccome.
Sa fare l’orto?
So anche raccogliere le olive e curare l’albero.
Ha mai nascosto le sue origini?
(Quasi scocciata) Scherza? Pardon.
Ma quando sono arrivata a Milano pensavano fossi una principessa.
Stile innato.
Sono andata a vivere in casa di Valentina Cortese, la mia attrice preferita.
Come?
Ero nella hall di un albergo, aspettavo degli amici. Si avvicina un ragazzo, un gentleman, si presenta: ‘Ciao, sono Jackie Basehart’. Era il figlio di Valentina. Io estasiata.
Come mai Cortese?
Era nei miei sogni quando sfogliavo le riviste e speravo di diventare modella; credevo fosse impossibile, la mia vita era complicata.
Per i soldi…
I miei separati, noi cinque fratelli e papà un soggetto autoritario, violento soprattutto se beveva; (pausa) mi sono sposata con un uomo che non si drogava e non beveva, ma è stato peggio di mio padre.
Valentina Cortese.
Jackie mi invita a casa sua, entro e scopro un luogo magnifico, incredibile, forse la più bella dimora di Milano. Sono rimasta a vivere nel chiostro, lo stesso posto dove per un periodo è stato Strehler.
Così, all’improvviso.
Fino a quando ho mollato Jackie: beveva.
E Cortese?
Era come me: non sopportava certi vizi, soprattutto da suo figlio; (pausa) non ero stata in grado di aiutare mio padre, inutile tentare di nuovo, e non volevo ricadere nel ruolo di suorina-psicologa.
Sempre suo padre.
Quando diventava violento ero io, solo io, a calmarlo.
A Milano si divertiva?
(Stupita, alza di due toni) Divertita? Viaggiavo sempre per lavoro, tra New York e la Germania; poi andavo sulle barche, in Costa Azzurra, Montecarlo, vestiti stupendi, serate importanti. Non ero corteggiata, ma stracorteggiata.
Uomini bluff?
Quelli erano i playboy: ci hanno provato, ma con me se ne sono andati con una mano davanti e una di dietro.
Gli effimeri.
Con Lucrezia li prendevamo in giro.
Follie per lei?
Ho perso occasioni e non me ne pento.
Tipo?
Aerei privati, gioielli, cose incredibili.
I gioielli dove sono?
Restituiti; li ho ottenuti lavorando.
I suoi vestiti?
Ne ho tanti di Giorgio e di Ferré; alcuni li sistemo e ancora li indosso. Giorgio mi ha amata anche perché non mi sono approfittata di lui.
Poteva guadagnare di più?
(Ride con sarcasmo, testa all’indietro) Molto di più.
Serate sola sul divano?
Capitava, per fortuna.
Chi l’ha colpita in quegli anni.
Tante dive, ma amo le divine.
Chi era divina?
Anna Magnani e Lucia Bosé.
Bosé travagliata.
Una delle prime a ribellarsi in un paese bigotto, misogino e franchista. Riuscì a mollare il marito.
Anche il figlio, speciale.
Sì, ma lui mi lascia molte domande.
Quali?
Un po’ ombroso. Ne parlavo con Lucia, ma ha aiutato la famiglia.
Lei l’ha aiutata?
L’ho riscattata; (silenzio) se non avessi funzionato a Milano, sarei tornata a Brindisi.
A fare?
Magari l’impiegata; nella mia vita ho sempre lavorato.
Dove?
Oltre a impiegata, pure babysitter e contadina. Non sono neanche riuscita a prendere il diploma.
Le dispiace?
Ho frequentato l’università della strada, laureata in filosofia della vita.
Quante lingue parla?
Italiano, brindisino, spagnolo, inglese al cinquanta per cento.
Ha realizzato più di quello che sognava.
Dio mi ha voluto bene.
Religiosa.
Molto. Mi ha salvato la fede. Perché so cosa significa perdonarsi e perdonare.
Salvata, da cosa?
Anche quando il 4 luglio 2020, in Puglia, una raffica di vento ha sollevato un ombrellone che mi ha colpita in volto: labbro e denti spaccati. Pochi centimetri sopra e sarei morta o cieca; (pausa) il male esiste? Sì. Il male piace?
Risposta?
Lo vediamo in politica.
Cosa ha votato?
Sempre stata liberale.
Quindi?
Anche il Movimento 5 Stelle. Ho creduto a Beppe quando ha dichiarato di voler aprire il Parlamento come una scatola di tonno; (silenzio) penso a Franco quando canta ‘com’è misera la vita negli abusi di potere’.
Battiato lo possiede.
Conosco tutte le sue canzoni.
Brano preferito?
Come un cammello in una grondaia e la frase ‘se fossi un po’ più furbo, non mi lascerei tentare’.
Quale tentazione?
Dal maligno.
A chi pensa?
Al mio ex marito quando usciva la sua forza. Ed era un karateka. Lì, in lui, vedevo il diavolo.
All’inizio, di suo marito cosa l’ha colpita?
Era fuori da ogni schema. In Italia non lo conosceva nessuno, bellissimo. Mi ha corteggiata per un anno. Subito dopo il matrimonio si è rivelato quello che era e la mia vita si è stravolta.
Ha avuto paura?
Terrore.
Si è sentita sola?
Lo ero. Per fortuna mi ha appoggiato la famiglia reale spagnola, hanno apprezzato la mia discrezione e sono andati contro un loro parente. E poi Giorgio mi ha ripresa a lavorare; aggiungo Berlusconi che gli ha impedito di apparire sulle sue tv: bandito per il codice etico.
Battiato in quegli anni?
È il mio amore platonico mancato. Per me è la perfezione, anche nel suo lato femminile. In lui amo la saggezza popolare. E sono stata scema.
Perché?
Ero troppo presa dalle mie lotte contro il mio ex, contro la stampa spagnola, quella gossippara che ha insistito sul triangolo tra me, lui e l’amante; contro la descrizione di me come pazza che soffriva per l’abbandono. Al contrario ero felice che se ne fosse andato.
Si piace quando si rivede?
Mi piace venir riconosciuta.
È gelosa di sé da giovane?
Ero troppo innocente; mi piace l’Antonietta rimasta in me.
Scinde Antonia da Antonietta?
Convivono e Antonietta mi è servita per diventare Antonia.
Rimpianto.
Franco. Con il tempo ho capito che era l’uomo ideale.
Ci ha provato con lei?
Tra di noi c’era un silenzio che parlava e lo vivevo da guru: come puoi toccare un Santo?
L’ha voluta nel video di Caffè de la Paix.
C’è una scena in cui mi accoccolo a lui. Lì è tutto chiaro.
Si è mai innamorata di una donna?
No, me gusta l’hombre.
È stata più fortunata o più tenace?
La fortuna non arriva senza tenacia.
Proposta indecente.
Mi hanno offerto di girare un film del tipo Emmanuelle.
Erotico.
Il mio ragazzo del tempo, Jack, insisteva: ‘Accetta, diventi famosa’. Non era per me.
È pronta la sua biografia?
Ci sto pensando.
Lei chi è?
Vorrei tanto essere un’immagine divina di questa realtà.
(Siamo in un albergo nel centro di Roma. Poco distante c’è Paola Turci con amici. La guarda interrogativa, poi all’improvviso sorride: “Ma tu sei ‘Caffè de la Paix!’”. Anche Antonia sorride: “Sì…”).